gen 19 2007

Acquarelli dai ghiacci

Giù in Antartide c’è una base, si chiama Concordia. E, come dice il nome, è un esempio unico di cooperazione scientifica internazionale. Nell’altopiano glaciale collaborano gli italiani del PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide) e i francesi dell’IPEV (Institut Polaire Paul-Emile Victor).

Per l’Anno Polare Internazionale 2007-2008, sì quest’anno è anche questo!, Concordia sarà il cuore di una campagna di ricerca coordinata su scala internazionale che vuole definire il miglior quadro possibile delle regioni polari. Obiettivo: consentirne un’osservazione e una comprensione più dettagliate, attirando l’attenzione del mondo intero sulla loro importanza.

E hanno cominciato con intelligenza, invitando alla base l’acquarellista francese Christophe Verdier che si è unito alla spedizione scientifica per tutta l’estate scorsa, visitando anche la stazione di Dumont d’Urville.

Gli acquarelli parlano di ghiacci, sole, mare, ma anche di container, navi, mezzi cingolati. Ed è un alternarsi di arancio e rosso, giallo e ocra, azzurro e bianco, bianco, bianco, bianco…

Ma quello che è più interessante è l’incontro tra arte e scienza, al fine di far dialogare quest’ultima con la società e di accendere l’attenzione del mondo su un progetto scientifico. Della scienza, infatti, non contano solo i risultati ma anche come si colloca nei confronti delle nostre aspettative, dei nostri sogni, del nostro immaginario.

Dei ricercatori che stanno assieme a contatto con la natura in condizioni così differenti da quelle di un laboratorio o di uno studio universitario, non possono non toccare l’attenzione e l’interesse di molti.

La scelta intelligente di mischiare la scienza con l’arte e di impastare l’arte di scienza ha l’ambizione di parlare anche a tutte quelle persone che dalla scienza si tengono lontani. E può riuscirci proprio perché arte e scienza, nella base Concordia, si mettono l’una a fianco dell’altra, senza che la prima sia al servizio della seconda, e costruiscono assieme un pezzetto della nostra cultura.

E per di più lo fanno con la leggerezza dell’acquarello. Da vedere.

È uscito ovviamente un libro, anche in italiano: Christophe Verdier, Antartide. Un’estate al Polo Sud, Edt.

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  1. Il rock del geologo | Il mito di Erdős — 30 novembre 2009 @ 08:58

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