Categoria: arte e scienza

feb 05 2010

MI&LAB: da questa sera a Trieste

MI&LAB

MI&LAB

Dal 5 al 9 febbraio al Teatro Miela, microfestival su scienza, musica, arte,
filosofia e tecnologia organizzato dalla Coperativa Bonawentura in
collaborazione con la SISSA.

Cinque giornate in cui la scienza entra nel contesto culturale e si
confronta con la società attraverso incontri, esposizioni, cinema, musica,
spettacoli, documentari e presentazioni: un forum di dialogo tra scienza e
cultura.

gen 31 2010

Avatar

Ho visto Avatar di James Cameron domenica e giovedì sera, e con questo vi do una misura del fatto che questo film mi ha fatto pensare.

Non voglio dirvi nulla sulla tecnologia (sorprendente), sulla vicenda (prevedibile), sull’estetica (bellissima) della pellicola.

Invece, mi piace sottolineare la filosofia di vita dei Navii che combattono sì per non farsi eliminare dagli invasori, ma combattono per allontanarli, non per distruggerli. E mi ha colpito che anche nel clou della distruzione che stanno subendo, i Navii sono capaci di ascolto (almeno da parte della loro guida spirituale più aperta e illuminata). Continua a leggere »

gen 26 2010

L’immagine della biodiversità

Scienzartambiente è una della vivaci manifestazioni pordenonesi.

Per onorare l’anno della biodiversità, lancia questo bando.

Se siete under 30, partecipate.

dic 15 2009

Co_scienze 2010

Le Nuvole per il sesto anno consecutivo bandiscono il Premio Co_scienze, un concorso di drammaturgia scientifica per autori teatrali contemporanei.

Si concorre con testi, in lingua italiana, brevi, di uno o più autori, di qualsiasi età e nazionalità; meglio se monologhi, teatro d’attore, narrazione, teatro di figura…

Il testo va inviato entro il 30 aprile 2010 a lenuvole@cittadellascienza.it, indirizzo al quale si possono anche chiedere informazioni.

Il premio consiste nella pubblicazione nella collana CO_scienze o nella messa in scena a cura delle Nuvole con debutto entro il 30 dicembre 2010.

nov 27 2009

Arte e scienza, un blog

Segnalo un nuovo blog danese su arte e scienza.

Musica, teatro, robot, arti visive, tutto ben shakerato e scritto a più mani.

Ho apprezzato i primi post.

Curato dal centro per l’arte e la scienza di Ostende.

dic 13 2007

Mars Artist

L’ESA , l’agenzia spaziale europea, pubblica foto scattate da Mars Express al Labirinto della notte su Marte e che hanno oltre al loro valore scientifico anche un carico espressivo ed emozionale non indifferente.

Valli, monti e canyon; processi vulcanici e formazioni tettoniche, questo quello che leggono gli scienziati. Ma forse ciò che è più importante è quello che vediamo tutti noi e che queste foto esprimono davvero.

Su Marte c’è un mondo tutt’altro che immoto che si trasforma e muta nel tempo.

Un mondo non troppo dissimile da quello che vediamo sulla Terra.

In poche parole c’è un bel mondo.

Credo che sia di per sé interessante una fruizione della scienza che provoca piacere e coinvolgimento, anche se non attiva conoscenze nuove.

Anche la Venere di Milo può essere guardata per imparare, ma prima di tutto può essere guardata e basta.

set 23 2007

Il rock del geologo

La scienza ispira l’arte. In questo caso la musica. Qualche mese fa abbiamo parlato degli acquarelli di Christophe Verdier. Ora è il momento della “Antarctic Sonata” che il pianista Kevin Jones ha suonato al bicentenario della Società Geologica a Londra, l’11 settembre 2007.
La musica è ispirata dalla geologia e dalla forma della costa dell’Antartide. E la struttura, il pattern, musicale è frutto di una rilettura dei dati del geologo Nick Petford dell’Univesrità di Bournemouth.
“L’apparizione inattesa di forme e volti che emergono dall’osservazione dei cristalli mi ha fornito ispirazioni musicali”, dice Jones.
Ma quello che è più interessante è il punto di vista del geologo. Dice il professor Petford: “speriamo che questa performance stimoli nuove visioni, nuove connessioni e modi alternativi di pensare le strutture, i processi dinamici e le relazioni geologiche”.
Perché la scienza ha bisogno, per procedere e per fare balzi in avanti in direzioni inattese, del contributo di altre forme di espressione che suggeriscano approcci che il solo rigore e il “solo” metodo non sono sempre in grado di fornire.
Insomma, quello di Jones potrebbe anche rivelarsi un interessante esperimento di sonificazione, oltre a essere, come per gli acquarelli di Verdier, un tributo all’Anno Polare Intarnazionale.

lug 30 2007

Lucrezio a Trieste

Purtroppo non sarò a Trieste venerdì 3 agosto, perché altrimenti sarei andato a vedere Antonio Salines e Maria Grazia Plos che mettono in scena “Lucrezio ovvero ragione e follia” al Parco del Civico Museo Sartorio, alle 21.00. Il testo è di Giuseppe O. Longo, uno che con le parole ci sa fare, che sa raccontare storie e che conosce bene la scienza e la sua storia.

Dopo le traduzioni, i saggi, i racconti e i romanzi, da qualche tempo Longo lavora sulla scienza che va a teatro. Non è il solo. Come esempi cito solamente Maria Rosa Menzio, in Italia, e Simon Singh, in Inghilterra.

Lucrezio è autore del grandioso poema De rerum natura, in cui espone la filosofia di Epicuro. Lucrezio, pare, impazzì per un filtro d’amore e compose il poema durante gli intervalli di lucidità. A 44 anni si uccise. Vittima della pazzia, Lucrezio abbandonò le vie della saggezza, ma ebbe l’illuminazione sulla natura del mondo. Nel dramma, in cui si citano molti passi del De rerum natura, Lucrezio appare lacerato tra l’adesione totale all’impassibile e rasserenante dottrina di Epicuro e la fatale attrazione per l’amore di Lucilia, la donna che gli ha propinato il filtro amoroso facendolo impazzire. Longo sa oscillare armonicamente tra l’attrazione per la scienza e quella per l’amore.

Questo dramma è la prima di quattro variazioni intitolate “Le orme del sapere” che affrontano oltre Lucrezio, anche Pascal, Babbage ed Einstein. Mettere in scena la scienza coi suoi risultati e le sue passioni, la storia e le storie, i personaggi e i conflitti. Questa è una delle formule che permette di avvincere lo spettatore e di farlo pensare e palpitare per alcune delle tensioni umane e intellettuali più profonde e fondamentali del nostro pensiero.

Non importa quanto di realismo ci sia nel tratteggiare i personaggi. Il teatro può essere, ed è!, veicolo di idee che contribuiscono a un atteggiamento consapevole nei confronti della scienza.

Voi che siete a Trieste e dintorni, andate a vedere Lucrezio.

giu 21 2007

Tutti i numeri sono uguali a cinque

A cominciare siamo in tre, stefanosandrelli, robertghattas e danielegouthier.

(Letto col ritmo giusto fa rima).

Quello che facciamo è un altro blog.

Dietro questo blog ci sono alcune persone che amano la scienza quanto scrivere. E per questo fanno tutti e due.

Il nostro intento è scrivere storie, incontrare autori, raccogliere frammenti di vita camminando di fianco alla scienza, nel modo più libero e sfacciato che si possa immaginare. Abbandonandoci alle digressioni, alle emozioni, alle intuizioni del cuore, alle immagini, alle sensazioni che affiancano la pratica quotidiana delle scienza, ma che dalla scienza codificata non fanno parte.

Qualche volta la scienza è metodo, strumento, modo di mettersi in relazione con cose e persone; qualche altra diventa idee, pensieri, comportamenti, atteggiamenti. Ci piacciono quei racconti che possiedono una voce che emerge dal profondo della cultura scientifica dell’autore, ma anche dai suoi pregiudizi, dal suo modo di essere persona, dalla sua visione della società, del mondo.

Non lo nascondiamo – e come potremmo? – il blog è fratello di un libro che uscirà a settembre e che s’intitola proprio così: “Tutti i numeri sono uguali a cinque”.

Speriamo di continuare, di avere persone che vogliano dialogare, confrontarsi, sperimentare con noi la scrittura intorno alla scienza. Ma che sia una scrittura prima di tutto narrativa e che la scienza c’entri in quanto cosa di questo mondo. Come l’amore e la guerra, gli amici e i sorrisi, le sofferenze e le passioni.

Tutte robe di donne e di uomini, al pari della scienza del resto.

apr 28 2007

Piacevoli armonie

Non è un libro da leggere, quello di Michele Emmer. È un libro da rileggere, studiare, consultare, se si hanno intenzioni serie. Ma ancor di più è un libro da gustare, centellinare, assaporare, se si hanno intenzioni alte.

Intanto è un bell’oggetto, formato gradevole, ottima carta, buon profumo, illustrazioni e cura di alto livello. Bollati Boringhieri non lo regala, ma è vero che sugli scaffali delle librerie si trovano tanti libri a 60 euro che valgono molto ma molto meno.

In ogni caso, è un ottimo strumento. Un thesaurus di immagini matematiche sparse per le arti: pittura, scultura, architettura, cinema, chi più ne ha più ne metta.

Il fine è alto: mostrare, non argomentare!, che la matematica è nella cultura, è della cultura; che non le sta a fianco, e ovviamente non le sta un passo indietro.

La malinconia dei sei matematici di Paladino – misteriosi, sognanti, assenti, assorti – apre il libro, sin dalla copertina. E della Melancolia I di Dürer si parla nel dialogo che apre Bianca di Nanni Moretti.

Insomma a seguire Emmer la matematica ha a che fare con i sentimenti, con gli uomini, con la vita. E per questo, va vista, guardata, gustata. Non c’è freddezza nelle sue Visibili armonie (Bollati Boringhieri, 2006) , ma piuttosto la passione che le arti richiamano a noi tutti. E questo senza sacrificare il rigore che deve avere ogni opera che parla di matematica.

Emmer sa essere solido e fantasioso, rigoroso e poetico e ci mostra come la matematica è stata ed è parte di quel dialogo immenso che chiamiamo cultura.

Tengo la mia copia del libro sulla scrivania. Ogni tanto la apro a caso, ne leggo un paragrafo e più spesso ancora mi fermo a guardare una figura, la foto di un palazzo, l’inquadratura di un film, un quadro, la scena di un teatro.

E mi piace vederci un bel po’ di matematica.