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	<title>Il mito di Erdős &#187; consapevolezza</title>
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	<description>nella scienza ciò che importa sono la comunicazione e la condivisione</description>
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		<title>Giochi di mano(vra), giochi da villano</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 14:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[politica scientifica]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche micro osservazione sparsa a margine dei noti fatti:
1. Tremonti propone il taglio di tanti enti inutili: molti della ricerca.
2. Non è chiaro chi sia inutile e chi no, chi sia nella lista e chi no.
3. Poi la lista emerge.
4. Poi Facebook fa da cassa di risonanza per Ogs, Inaf, Indam.
5. Poi Napolitano stralcia, stralcia? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche micro osservazione sparsa a margine dei noti fatti:</p>
<p>1. Tremonti propone il taglio di tanti enti inutili: molti della ricerca.</p>
<p>2. Non è chiaro chi sia inutile e chi no, chi sia nella lista e chi no.</p>
<p>3. Poi la lista <a href="http://oggiscienza.wordpress.com/2010/05/27/ecco-la-lista-nera-provvisoria/">emerge</a>.</p>
<p>4. Poi Facebook fa da cassa di risonanza per <a href="http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=130183110325989&amp;ref=ts">Ogs</a>, <a href="http://www.facebook.com/#!/media.inaf?ref=ts">Inaf</a>, <a href="http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=125474247473134&amp;ref=ts">Indam</a>.</p>
<p>5. Poi Napolitano stralcia, stralcia? stralcia? boh, sembra di sì.</p>
<p>Temo che lo stralcio sia una buona notizia a metà. Mi spiego.</p>
<p>Sono convinto che non sia importante tanto la chiusura in sé quanto il discredito, la &#8220;fama&#8221; dell&#8217;inutilità, la convinzione diffusa che chi difende il proprio ente lo fa per difendere la propria posizioncina, la certezza che tutto ciò che è cultura è parassitario.</p>
<p>Sono convinto che, per sopire le coscienze e per ammutolire le voci pensanti, un  po&#8217; di sano ricatto (ti-chiudo e non-ti-chiudo) sia una buona tecnica.</p>
<p>Insomma, non credo che abbiano mai pensato di &#8220;risparmiare&#8221; tagliando quanto piuttosto di normalizzare chi è e cerca di essere indipendente e pensante.</p>
<p>E gli italiani tacciono.</p>
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		<title>Parlare o non parlare delle due culture?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 20:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come forse dovevo aspettarmi, con la contro-recensione al Piccolo atlante celeste, ho scatenato un dibattito tra le persone coinvolte direttamente: Giangiacomo Gandolfi e Stefano Sandrelli che l’hanno curato e Marco Boscolo che l’ha recensito. Vorrei che questo scambio “schietto e diretto” diventasse occasione per una riflessione un po’ più ampia e condivisa da altri.
Non me [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come forse dovevo aspettarmi, con la <a href="http://www.danielegouthier.it/erdos/piccolo-atlante-celeste-una-recensione-da-ripensare.html">contro-recensione</a> al Piccolo atlante celeste, ho scatenato un <a href="http://www.danielegouthier.it/erdos/piccolo-atlante-celeste-una-recensione-da-ripensare.html#comments">dibattito</a> tra le persone coinvolte direttamente: Giangiacomo Gandolfi e Stefano Sandrelli che l’hanno curato e Marco Boscolo che l’ha recensito. Vorrei che questo scambio “schietto e diretto” diventasse occasione per una riflessione un po’ più ampia e condivisa da altri.</p>
<p><span id="more-260"></span>Non me ne voglia Gandolfi, ma qui la discussione non è sulla responsabilità del recensore, che pure è cosa importante e riguarda la sua etica professionale: siamo tutti d’accordo che una recensione “sbagliata” produce un danno potenziale soprattutto se esce su Le Scienze. Non verte neppure su Dante, Sinisgalli o sull’interpretazione di Galileo scienziato o “maggiore tra i prosatori italiani”.</p>
<p>La questione che vale la pena distillare dallo scambio tra curatori e recensore a mio parere è una: nella società italiana la frattura tra le due culture c’è.</p>
<p>Forse ci distingue la convinzione che i “veri intellettuali” l’abbiano superata metabolizzando al meglio l’una e l’altra. Sull’esistenza di questi “veri intellettuali” posso avvicinarmi in due modi: da egocentrico mi definisco uno di loro e quindi Boscolo ha ragione; da matematico dico che basta definire “vero intellettuale” colui il quale ha superato la frattura e ha metabolizzato al meglio l’una e l’altra. Temo però che entrambi questi approcci non mi porterebbero lontano. Sicuramente non mi porterebbero a capire cosa si muove nella pancia della società in cui vivo e a cercare di dare qualche piccolo contributo a che la frattura si sani.</p>
<p>Quindi, dal mio punto di vista, il terreno d’incontro tra noi quattro (e i nostri quattro lettori, per parafrasare un minore dell’Ottocento) è che la frattura tra le due culture c’è e si vede. Non m’interessa sapere se i cattivi sono i letterati o gli scienziati o entrambi, mi basta dire che il problema c’è.</p>
<p>Sotto questa ipotesi, lo scambio di oggi può distillarsi in due posizioni:</p>
<p>Lineare A, quella adottata da Boscolo: parlare della frattura alimenta solo il dialogo tra esperti, toglie forza all’azione di raccontare che da sola sarebbe più efficace. Pertanto annoia e infastidisce i lettori. Ergo è controproducente.</p>
<p>Lineare B, quella adottata da Gandolfi, Sandrelli e dal sottoscritto: parlare della frattura serve a dare consapevolezza ai lettori che, dopo essersi goduti i racconti, possono desiderare una maggior riflessione sul rapporto tra narrativa e scienza. Pertanto informa e fa crescere i lettori. Ergo è utile.</p>
<p>Mi piacerebbe che su questa contrapposizione tra A e B si aprisse un confronto, lasciando da parte le questioni marginali quali i danni potenziali, l’etica del recensore, Dante, Sinisgalli, Galileo e soprattutto il “vero intellettuale”, del quale mi pare proprio un po’ vuoto parlare. Anche perché a me farebbe piacere sapere che a tutte le persone in gamba di questo mondo, che non sono né “intellettuali veri” né estremisti dell’uno o dell’altro tipo, fa piacere leggere che le due culture sanno andare lontano insieme, rafforzandosi l’una con l’altra.</p>
<p>Vogliamo parlarne?</p>
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		<title>Avatar</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 08:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho visto Avatar di James Cameron domenica e giovedì sera, e con questo vi do una misura del fatto che questo film mi ha fatto pensare.
Non voglio dirvi nulla sulla tecnologia (sorprendente), sulla vicenda (prevedibile), sull&#8217;estetica (bellissima) della pellicola.
Invece, mi piace sottolineare la filosofia di vita dei Navii che combattono sì per non farsi eliminare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho visto Avatar di James Cameron domenica e giovedì sera, e con questo vi do una misura del fatto che questo film mi ha fatto pensare.</p>
<p>Non voglio dirvi nulla sulla tecnologia (sorprendente), sulla vicenda (prevedibile), sull&#8217;estetica (bellissima) della pellicola.</p>
<p>Invece, mi piace sottolineare la filosofia di vita dei Navii che combattono sì per non farsi eliminare dagli invasori, ma combattono per allontanarli, non per distruggerli. E mi ha colpito che anche nel clou della distruzione che stanno subendo, i Navii sono capaci di ascolto (almeno da parte della loro guida spirituale più aperta e illuminata).<span id="more-245"></span></p>
<p>E veniamo al ruolo della scienza che permea tutto il film. In scena ci sono due scienze: da un lato la scienza dura della fisica e della tecnica, del calcolo esatto e del determinismo, del risultato che deve essere conseguito necessariamente. Dall&#8217;altro la scienza più soft della vita, la scienza di chi conosce a fondo la natura (ovviamente, nello specifico, è la natura di Pandora, ma questo è accidentale), la scienza della complessità che tiene assieme tutto il vivente.</p>
<p>A vincere (sempre che il film preveda un vincitore) è quest&#8217;ultima. C&#8217;è una ricchezza in più nella vita che la fisica, la matematica e la tecnica non sono in grado di comprendere (e infatti gli umani non la comprendono, salvo lodevoli eccezioni).</p>
<p>Vedo in Avatar la consacrazione pop di un fatto che sappiamo ormai molto bene: negli ultimi decenni la scienza ha cessato di essere fisico-matematica per diventare natural-biologica. L&#8217;esattezza e il determinismo cedono il posto all&#8217;ambiguità e alla complessità. E&#8217; un dato di fatto che con Avatar viene sancito anche da Hollywood.</p>
<p>Pensiamo alla distanza tra Avatar e Matrix. In quest&#8217;ultimo l&#8217;informazione veniva controllata da un &#8220;sistema&#8221; che sostanzialmente si poteva ricondurre a delle macchine. Nella pellicola di Cameron, l&#8217;informazione fluisca da vivente a vivente. Un bel salto, del quale probabilmente Cameron è più che consapevole se la ricchezza dei Navii è proprio nell&#8217;essere connessi alla natura di Pandora, mentre gli umani sono ancora alla ricerca di un materialissimo minerale che li farebbe ricchi.</p>
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		<title>Rapporto Isotope</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 08:46:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Consiglio di dare un occhio a questo rapporto sul &#8220;public engagement&#8221; e in generale al portale del gruppo Isotope.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Consiglio di dare un occhio a <a href="http://isotope.open.ac.uk/files/ISOTOPE_Final_Report_for_NESTA_low-resolution.pdf">questo rapporto</a> sul &#8220;public engagement&#8221; e in generale al portale del <a href="http://isotope.open.ac.uk/">gruppo Isotope</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nobel per la Pace a internet</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 14:15:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A me l&#8217;idea di lanciare la candidatura a internet per il premio Nobel per la Pace sembra sensata. Il dibattito su cosa è la rete (in particolare in Italia) è pleistocenico. La riflessione sul suo ruolo in democrazia quasi nulla.
La realtà invece sta andando da un&#8217;altra parte. Una candidatura al Nobel potrebbe far crescere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A me l&#8217;idea di lanciare la candidatura a internet per il premio <a href="http://www.internetforpeace.org/">Nobel per la Pace</a> sembra sensata. Il dibattito su cosa è la rete (in particolare in Italia) è pleistocenico. La riflessione sul suo ruolo in democrazia quasi nulla.</p>
<p>La realtà invece sta andando da un&#8217;altra parte. Una candidatura al Nobel potrebbe far crescere la consapevolezza in merito.</p>
<p>Che ne dite? Parliamone!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Figlio mio, lascia questo Paese</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 07:44:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggo su Repubblica, condivido e rilancio questo amaro saluto di una nuova settimana.
&#8212;
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo su Repubblica, condivido e rilancio <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html">questo amaro saluto</a> di una nuova settimana.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.<span id="more-188"></span></p>
<p>Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l&#8217;idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.<br />
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l&#8217;affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.</p>
<p>Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all&#8217;attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E&#8217; anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l&#8217;Alitalia non si metta in testa di fare l&#8217;azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell&#8217;orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d&#8217;altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l&#8217;unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.<br />
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po&#8217;, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato &#8211; per ragioni intuibili &#8211; con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all&#8217;infinito, annoiandoti e deprimendomi.</p>
<p>Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell&#8217;estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.</p>
<p>Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.</p>
<p>Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.</p>
<p>Preparati comunque a soffrire.</p>
<p>Con affetto,<br />
tuo padre</p>
<p>Pier Luigi Celli</p>
<p><em>L&#8217;autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.</em></p>
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		<title>Chimica è cultura</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 07:13:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi è quest&#8217;uomo?
Carlo Presenti, il nuovo direttore dell&#8217;Istituto italiano di cultura a Londra.

Enrico Arosio e Paolo Forcellini sull&#8217;Espresso del 26 febbraio gli dedicano un velenoso ritrattino dal titolo &#8220;Frattini culture club&#8221;.
Velenoso ma condivisibile: amico e collaboratore del ministro degli esteri Presenti ne ha già fatta una più di Bertoldo: chiude la biblioteca, ristruttura di testa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/SaD7ZYzp69I/AAAAAAAABDk/7uUNbxiyAHs/s1600-h/carlo_presenti.gif"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 178px; height: 147px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/SaD7ZYzp69I/AAAAAAAABDk/7uUNbxiyAHs/s320/carlo_presenti.gif" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305516774616853458" /></a><br />Chi è quest&#8217;uomo?
<div>Carlo Presenti, il nuovo direttore dell&#8217;Istituto italiano di cultura a Londra.</div>
<div></div>
<div>Enrico Arosio e Paolo Forcellini sull&#8217;Espresso del 26 febbraio gli dedicano un velenoso ritrattino dal titolo &#8220;Frattini culture club&#8221;.</div>
<div>Velenoso ma condivisibile: amico e collaboratore del ministro degli esteri Presenti ne ha già fatta una più di Bertoldo: chiude la biblioteca, ristruttura di testa sua palazzi tutelati dai beni culturali inglesi, taglia la collaborazione con l&#8217;unica libreria italiana a Londra, l&#8217;Italian Bookshop, perché la direttrice è &#8220;troppo di sinistra&#8221;.</div>
<div></div>
<div>C&#8217;è un punto del ritratto di Arosio&amp;Forcellini che però mi ha fatto sobbalzare.</div>
<div>Virgolettato: &#8220;Presenti non è un intellettuale (è ingegnere chimico)&#8221;. Fine del virgolettato.</div>
<div></div>
<div>Miei cari A&amp;F, ancora lì siete, siamo!; all&#8217;imbarazzante convinzione che tecnica (ingegneria) e scienza (chimica) non siano roba da intellettuali che invece si devono pascere di ermeneutica e filologia romanza, immagino.</div>
<div></div>
<div>E pensare che proprio cinquant&#8217;anni fa, sempre a Londra, un certo Snow teneva una lecture dal titolo &#8220;The two cultures&#8221;:  all&#8217;Espresso non devono averla ancora letta.</div>
<div></div>
<div>Che fastidio! Se il nostro Paese è così indietro non è solo colpa di Frattini, degli amici di Frattini e del superiore di Frattini, ma anche (almeno un pochino) di chi continua negare cittadinanza intellettuale a un pensiero scientifico e razionale al quale forse, di questi tempi, qualcosina dobbiamo.</div>
<div></div>
<div>Firmato: un non-intellettuale matematico.</div>
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		<title>Saviano condannato a morte</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 11:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[carta stampata]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo post è out-of-topic, lo so. Ma mi sembra che di questi tempi non si possa tacere a fronte dei tanti che chiedono di tacere.
Quindi, è vero che questaè la copertina che i casalesi vogliono per Roberto Saviano e per il suo Gomorra, ma a me piace che possa continuare a parlare, vivere e, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo post è out-of-topic, lo so. Ma mi sembra che di questi tempi non si possa tacere a fronte dei tanti che chiedono di tacere.</p>
<p>Quindi, è vero che questa<br /><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/SPcr5KaSlsI/AAAAAAAAAtc/tQZxw7SNBAQ/s1600-h/copertinaSaviano.JPG"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/SPcr5KaSlsI/AAAAAAAAAtc/tQZxw7SNBAQ/s320/copertinaSaviano.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257719351025505986" border="0" /></a>è la copertina che i casalesi vogliono per Roberto Saviano e per il suo Gomorra, ma a me piace che possa continuare a parlare, vivere e, come dice in queste ore, innamorarsi.</p>
<p>Per favore non taciamo su Saviano.<br />Per lui: perché ciò che ha fatto gli deve valere più vita, non una minaccia di morte.<br />Per altri: perché si comincia con una condanna a morte camorrista e non si sa dove si finisce (con meno violenza ma qualche anno fa al premier italiano piacevano gli editti bulgari).<br />Per tutti: perché la libertà di parola non è un orpello della democrazia: <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">è</span> la democrazia.</p>
<p>Modesta proposta ai ministri Gelmini e Maroni: comprate 25.000 copie di Gomorra e regalatele a tutte le classi terze della scuola media come testimonianza essenziale da conoscere su questo nostro martoriato paese.<br />Se tutti i quattordicenni sapranno, anche la vita di Saviano sarà più al sicuro.<br />(E penso che costoro sarebbero colpiti a sapere che solo 14 anni fa anche Saviano era un quattordicenne)</p>
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		<title>Manifesto degli scienziati antirazzisti</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 06:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[scienza e società]]></category>

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		<description><![CDATA[In tempi di rom, impronte digitali, rumeni &#8220;tutti delinquenti&#8221;, 13 milioni di italiani che possiedono armi legalmente, a me fa piacere che la Regione Toscana abbia chiesto a Marcello Buiatti di redigere un Manifesto antirazzista in occasione dei 70 anni della promulgazione delle leggi razziali, avvenuta nella Tenuta di San Rossore il 5 settembre 1938 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_Qgzr_fidCfQ/SILfoKu5ecI/AAAAAAAAAVQ/pR9yT1D1xmI/s1600-h/faces.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_Qgzr_fidCfQ/SILfoKu5ecI/AAAAAAAAAVQ/pR9yT1D1xmI/s200/faces.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224984398872017346" border="0" /></a>In tempi di rom, impronte digitali, rumeni &#8220;tutti delinquenti&#8221;, 13 milioni di italiani che possiedono armi legalmente, a me fa piacere che la <a href="http://www.regione.toscana.it/regione/opencms/RT/sito-RT/minisiti/sanrossore/manifesto/index.html?action=list">Regione Toscana</a> abbia chiesto a Marcello Buiatti di redigere un Manifesto antirazzista in occasione dei 70 anni della promulgazione delle leggi razziali, avvenuta nella Tenuta di San Rossore il 5 settembre 1938 dal re d’Italia Vittorio Emanuele III.</p>
<p>Io l&#8217;ho firmato.</p>
<p>Il manifesto PDF è <a href="http://www.regione.toscana.it/regione/multimedia/RT/documents/1215171904894_Manifesto_antirazzista_2008.pdf">qui</a>, mentre per leggere direttamente il testo andate ad esempio <a href="http://ale1980italy.wordpress.com/2008/07/12/manifesto-degli-scienziati-antirazzisti-2008/">qui</a>.</p>
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		<title>Donne e scienza: uno studio</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 08:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[donne e scienza]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Le donne continuano a essere molto limitate, diciamolo: discriminate, nella ricerca europea.
Con i Gender Action Plans (GAPs), un gruppo di ricerca finanziato dalla Commissione europea ha redatto un report sui problemi delle scienziate a partecipare pienamente alla ricerca accademica.
Simona Palermo, Elisabetta Giuffra, Valeria Arzenton e Maximiano Bucchi hanno scritto un questionario che tocca tanto gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/SEuSrEHvNRI/AAAAAAAAAVI/-y3PGxKNaHY/s1600-h/science03.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/SEuSrEHvNRI/AAAAAAAAAVI/-y3PGxKNaHY/s200/science03.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209418662522336530" border="0" /></a><span style="">Le donne continuano a essere molto limitate, diciamolo: discriminate, nella ricerca europea.<o:p></o:p></span>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="">Con i Gender Action Plans (<a href="http://ec.europa.eu/research/science-society/index.cfm?fuseaction=public.topic&amp;id=143">GAPs</a>), un gruppo di ricerca finanziato dalla Commissione europea ha redatto un report sui problemi delle scienziate a partecipare pienamente alla ricerca accademica.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="">Simona Palermo, Elisabetta Giuffra, Valeria Arzenton e Maximiano Bucchi hanno scritto un questionario che tocca tanto gli aspetti personali che quelli professionali della vita dei ricercatori e l’hanno sottoposto a 143 scienziati (53,1% dei quali uomini).<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="">Emerge che le ricercatrici sono preoccupate dal fatto che le posizioni preminenti nelle professioni scientifiche sono in mano agli uomini: 83 uomini su cento hanno una posizione stabile, a fronte di sole 56 donne su cento.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="">Simona Palermo sottolinea come “i risultati confermano che le donne partecipano pienamente alla ricerca nei primi passi della carriera scientifica, per poi abbassare le ambizioni e le aspettative professionali una volta che hanno dei figli”. E di questo sono consapevoli tanto i ricercatori (60%) quanto le ricercatrici (70%): combinare ricerca e maternità è la difficoltà.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="">Poi c’è la questione del potere: la ricerca è governata dagli uomini, potrebbe essere il titolo. Molte donne sono relegate in posizioni subordinate (75%) cosa che capita a molti meno uomini (33%). E così si diffonde la convinzione – soprattutto tra le ricercatrici – che le donne hanno meno possibilità di raggiungere posizioni di guida e gestione della ricerca, perché hanno una natura meno competitiva e soffrono di più a combattere per la carriera, dote che viene considerata tipicamente maschile.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="">Insomma, il problema – secondo questo studio – ha una dimensione orizzontale e una verticale. Da un lato, la maternità blocca la carriera in sé (e questo è più evidente in alcuni settori di ricerca nei quali le donne scarseggiano maggiormente), dall’altro la competitività limita fortemente un equo accesso al potere. Un risultato non dissimile dalla dimensione sociale che abbiamo studiato e presentato <a href="http://ilmitodierdos.blogspot.com/2008/03/per-le-donne-e-per-autopromozione.html">qui</a>.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="" lang="EN-US">Letture consigliate: </span><span style="" lang="EN-US">“Gender and Science”, Correspondence, EMBO reports 9, 6, 494–495, 2008. “Mujer y ciencia. </span><span style="">La situación de las mujeres investigadoras en el sistema español de ciencia y tecnología”, FECYT, 2007.<o:p></o:p></span></p>
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