Vorrei rilanciare questo bell esempio di disease mongering. Il disease è la gravidanza, il contesto è la comunicazione medico paziente (con un interessante cortocircuito dovuto alle pazienti immigrate), la location è la notte di Capodanno negli ospedali italiani, ma probabilmente non solo nei nostri.
Una lettrice dell’Espresso scrive a Stefania Rossini:
“Cara Rossini, per giorni mi sono sorbita le notizie sui primi nati dell’anno, tutti figli di immigrati, e i commenti sugli italiani che fanno sempre meno figli. Sarà anche così, ma improvvisamente un’altra verità si è accesa nella mia mente come una lampadina di Archimede. La strana predisposizione dei bambini stranieri a vedere la luce nella notte di San Silvestro è solo un effetto collaterale della solita, cara “malasanità”. Il cuore del problema non è nel numero degli immigrati, è nel momento della nascita: la notte di Capodanno. Un momento che nessun medico vorrebbe farsi rovinare da una partoriente, a meno che non gli tocchi il turno di guardia in ospedale. I bambini italiani “doc” non nascono con l’anno nuovo perché vengono seguiti da “medici di fiducia” che ripagano la fiducia delle gestanti facendo in modo che la nascita cada in un momento poco fastidioso: diciamo dal lunedì al venerdì, tra le nove e le cinque del pomeriggio. Ogni mamma italiana, me compresa, conosce frasi come: «C’è il rischio di sofferenza fetale, con un po’ di ossitocina acceleriamo le cose», oppure «La testa non esce, facciamo un taglietto» (25 punti nella zona più sensibile del corpo!) fino al fatidico: «Si è bloccato tutto, passiamo in sala operatoria». Le donne straniere, invece, affrontano la gravidanza come facevano le nostre mamme. Dal medico ci si va solo se qualcosa va stono, e quando iniziano le doglie ci si presenta in ospedale. Anche se è la notte di San Silvestro”.
E la risposta di Stefania Rossini, fa eco alle preoccupazioni della lettrice: “La gravidanza come malattia, il corpo della donna come contenitore asettico di un prodotto-vita. È successo anche questo negli ultimi decenni. La sua intuizione su come vanno le cose la notte di Capodanno è verosimile. La donna occidentale affronta ormai la nascita di un figlio servita da un apparato medico e tecnologico che neutralizza non solo il dolore fisico, ma anche la fiducia nel proprio corpo e l’abbandono alle emozioni. La gravidanza è socialmente vista come una malattia da risolvere con tutti i mezzi tecnici a disposizione, compresi anestesie e tagli cesarei non indispensabili. E infatti il ministro Turco auspica, ritenendolo un grande salto di civiltà, l’incremento dei parti senza dolore negli ospedali. Altri paesi hanno invece fatto la scelta di incentivare i parti naturali rivalorizzando la figura dell’ostetrica, sia pure ospedaliera. Chissà che l’arrivo in massa di giovani donne immigrate, che da molto meno tempo di noi non partoriscono accovacciate, non contribuisca a farci trovare un giusto mezzo tra la tutela della salute e la pienezza della vita?”.
Considerazioni a margine:
1. Stiamo accettando tutti, donne e uomini, madri e padri, pazienti e medici, che la gravidanza diventi una nuova malattia, se ne creano tante, anche questa può stare nel numero. Nessuna obiezione a che gravidanza e parto siano controllati medicalmente, ma da qui a dire che sono patologici secondo me ce ne passa.
2. In questo quadro, s’inseriscono necessità e pressioni che non hanno nulla a che fare con quelle della nascita e neppure con quelle della medicina: ad esempio, garantire un parto in un momento poco fastidioso che, naturalmente, non è quello migliore per il bambino e per la madre.
3. Donne di altre culture che vengono a vivere da noi e con noi riescono a resistere meglio alle pressioni del sistema ospedaliero e continuano a fare quello che si sentono: questa è l’intuizione sull’anomalia di inizio anno che la lettrice dell’Espresso ci propone e che credo andrebbe un po’ indagata.
Sulla creazione di nuove malattie, consiglio di leggere ad esempio “Vendesi malattie” di Massimo Ferrario, su Jekyll, mentre sulla comunicazione tra medico italiano e paziente migrante è molto interessante lo studio di Pellegrino e Zilocchi, nel volume “La stella nova” (a cura di Pitrelli e Sturloni), pubblicato da Polimetrica nel 2005.