Come ho scritto la settimana scorsa, sono stato a Lagos in Portogallo per il progetto Sedec. Abbiamo lavorato nei locali di una scuola superiore e ne abbiamo frequentata una seconda per due serate di seminario. Non si può certo dire che io abbia un campione significativo, ma qualche elemento di confronto con gli edifici scolastici che conosco in Italia a me è saltato agli occhi.
I ragazzi alle superiori vanno a scuola cinque giorni la settimana mattina e pomeriggio e hanno ore buche durante il giorno. Hanno cioè un orario flessibile basato su attività piuttosto che sull’appartenenza a una classe – e forse non è una novità in altri paesi del mondo, ma in Italia siamo a un altro modello.
Nelle scuole ci sono laboratori di fisica, chimica e biologia, costruiti, realizzati e mantenuti grazie alla partecipazione delle scuole a progetti europei.
Sono stato in un auditorium che raccoglieva comodamente seduti cento cinquanta insegnanti e che era dotato di una cabina e delle cuffie per la traduzione simultanea.
Le sale professori sono organizzate con tavoli e salottini che permettono a gruppetti di stare assieme in un ambiente davvero confortevole e rilassante. In una delle due che ho visto c’era anche un bancone bar.
Ci sono aule ricreative con divani, ping-pong, biliardi e altri giochi per l’intrattenimento, nelle quali quasi a ogni ora ho visto studenti rilassarsi.
Negli intervalli ho sentito musica risuonare per i corridoi. Risultato: ragazzi tranquilli e schiamazzi al minimo.
Non ho visto bidelli ma in entrambi i casi solo un custode in una guardiola all’ingresso.
Mi hanno detto che nelle scuole (superiori!) è vietato che circolino soldi. Gli studenti hanno una carta di credito, caricata dai genitori, con la quale comprano merende, bevande e fanno fotocopie.
In corridoio, di fianco a un armadio a vetri che mette in bella evidenza gli oggetti smarriti, c’è uno sportello elettronico al quale farsi copia di tutti i propri certificati, se ho capito bene anche non scolastici.
Nel giardino non c’erano immondizie, nei bagni niente scritte sui muri e in un locale aperto agli insegnanti quindici computer connessi a internet erano a disposizione.
Poche di queste cose richiedono soldi o riforme scolastiche. Ma basta voler creare un ambiente confortevole e famigliare che gli studenti possano sentire come loro.
Secondo me sarebbe un buon punto di partenza, autonomia o non autonomia.