ott
16
2008
Questo post è out-of-topic, lo so. Ma mi sembra che di questi tempi non si possa tacere a fronte dei tanti che chiedono di tacere.
Quindi, è vero che questa
è la copertina che i casalesi vogliono per Roberto Saviano e per il suo Gomorra, ma a me piace che possa continuare a parlare, vivere e, come dice in queste ore, innamorarsi.
Per favore non taciamo su Saviano.
Per lui: perché ciò che ha fatto gli deve valere più vita, non una minaccia di morte.
Per altri: perché si comincia con una condanna a morte camorrista e non si sa dove si finisce (con meno violenza ma qualche anno fa al premier italiano piacevano gli editti bulgari).
Per tutti: perché la libertà di parola non è un orpello della democrazia: è la democrazia.
Modesta proposta ai ministri Gelmini e Maroni: comprate 25.000 copie di Gomorra e regalatele a tutte le classi terze della scuola media come testimonianza essenziale da conoscere su questo nostro martoriato paese.
Se tutti i quattordicenni sapranno, anche la vita di Saviano sarà più al sicuro.
(E penso che costoro sarebbero colpiti a sapere che solo 14 anni fa anche Saviano era un quattordicenne)
lug
20
2008
In tempi di rom, impronte digitali, rumeni “tutti delinquenti”, 13 milioni di italiani che possiedono armi legalmente, a me fa piacere che la Regione Toscana abbia chiesto a Marcello Buiatti di redigere un Manifesto antirazzista in occasione dei 70 anni della promulgazione delle leggi razziali, avvenuta nella Tenuta di San Rossore il 5 settembre 1938 dal re d’Italia Vittorio Emanuele III.
Io l’ho firmato.
Il manifesto PDF è qui, mentre per leggere direttamente il testo andate ad esempio qui.
mar
27
2008
Brian Butterworth è uno che ama studiare i numeri – si veda il suo bel libro Intelligenza matematica edito da Rizzoli qualche anno fa – e questo ce lo rende simpatico. Ora esce un suo studio, assieme a Marinella Cappelletti, Ashok Jansari e Michael Kopelman su alcuni malati con una disfunzione cerebrale che fa loro dimenticare i numeri.
Pensateci: nella nostra società tutto è numero. Dalle reti Rai al PIN, dalla targa della macchina al numero civico, dai – sempre più numerosi – numeri di telefono agli anni, le marche, i parametri socioeconomici ecc. ecc. ecc.
Dimenticare i numeri è uno svantaggio sociale non da poco.
Ebbene lo studio inglese, uscito sul numero di marzo della rivista Cortex, ci dice che abbiamo due memorie diverse per i numeri: una aritmetica, che sovrintende alle nostre capacità di calcolo, e una non aritmetica, che si fa carico dei numeri come etichette, indicatori, in definitiva nomi. E nel caso delle lesioni studiate, i pazienti hanno perso questa seconda – quella non aritmetica – e hanno conservato la prima – quella aritmetica.
Quasi che nella nostra mente le capacità di calcolo fossero meglio radicate e avessero più significato del semplice uso nominalistico che facciamo di molti, troppi, numeri.
Tutto sommato incoraggiante: calcolare è nella nostra natura.
set
24
2007
È morto sabato 22 settembre a Lione Renzo Tomatis. Oncologo, prima di tutto. Aveva guidato sempre a Lione l’Agenzia internazionale per le ricerche sul cancro per oltre dieci anni e poi era stato direttore scientifico dell’ospedale infantile di Trieste Burlo Garofolo.
Sono stato molto contento quando nel maggio 2006, ha aderito con cortesia e semplicità all’invito di scrivere un racconto “attorno alla scienza”. E si è prestato alle riflessioni, agli scambi di mail, alle discussioni in corso d’opera che con Stefano Sandrelli e Robert Ghattas gli abbiamo “imposto”. Tanto più ricco di anni, esperienze, libri di noi tre messi assieme, ha accettato di buon grado di contribuire assieme agli altri, senza protagonismi.
E ha scritto un racconto La grande tela, ambientato nella “mia” Torino e doppiamente autobiografico. C’è l’inizio della sua carriera di giovane medico, e c’è il commiato nella figura di Mino che prima di morire trasforma la delusione in amicizia, in creatività.
E come il suo Mino, anche Renzo Tomatis si guarda ormai la vigna a cominciare dalle radici.
Ps: in punta di piedi, senza volerne approfittare (davvero!), vi dico che qui potete leggere La grande tela.
ago
30
2007
Non è che ci conoscessimo, ma se mi serviva un’informazione, qualcosa su internet, un’indicazione, gli scrivevo un mail e la sua risposta mi arrivava.
A dire il vero non ci siamo neanche mai visti. Dovevamo incontrarci per una sessione tematica sulla scienza online alla Sissa di Trieste qualche anno fa, ma poi non è successo per agende che non s’incastravano.
Però, in questi tempi di rete e virtualità, era “come se”.
E si può essere presenti anche senza vedersi.
E poi lo leggevo tutte le settimane sull’Espresso e lo ascoltavo quando c’era su Radio3 Scienza. Non si poteva fare diversamente se si voleva uno sguardo informato, appassionato e affetuoso su tutto quello che è tecnologia, comunicazione, nuovi media, digitale… in una parola “cyber e dintorni” come s’intitolava la sua rubrica settimanale.
Da oggi dovremo fare senza.
Ci mancherà.