Categoria: pace

gen 14 2009

Gaza è anche una questione scientifica

Ricevo quest’articolo di Massimo Zucchetti uscito su Peacereporter e lo rilancio.

Non c’è motivo perché aggiunga alcun mio commento.
Davanti al massacro di una disgraziata popolazione civile di un milione e mezzo di abitanti rinchiusa in un lager a cielo aperto, quando il numero di vittime ha raggiunto (12 gennaio ore 17:00, ormai bisogna datare queste affermazioni) la cifra di 888 palestinesi, di cui 284 bambini, 100 donne e 4080 feriti, può risultare forse irrilevante disquisire su quali armi siano state usate da Israele per compiere una simile strage. Strage che poco ha a che vedere con Hamas: ci sono molte testimonianze, quale ad esempio quella di Mads Gilbert, un medico norvegese che lavora all’ospedale Al-Shifa a Gaza, che racconta a Sky News che il numero di civili feriti e uccisi a Gaza dimostra che Israele sta attaccando deliberatamente la popolazione. (vedi ad esempio http://www.tlaxcala.es/detail_artistes.asp?lg=es&reference=259). Solo un lieve moto di vergogna insorge leggendo l’irrilevante blog della rivista “Panorama”, che tacciano di malafede un medico eroe della pace come Gilbert. 
Comunque, a parte l’utilizzo di bombe all’uranio impoverito che pare non confermato, e di ordigni al fosforo sui quali c’è ancora discussione tecnica, è invece assodato l’utilizzo da parte dell’esercito israeliano di bombe DIME (Dense Inert Metal Esplosive). Si tratta di un tipo innovativo di bomba, con una testata di fibra di carbonio e resina epossidica integrata con acciaio, e che fa uso di una lega di tungsteno. Queste armi hanno un enorme potere esplosivo, ma il potere dell’esplosione si dissipa molto rapidamente e il raggio interessato non è molto lungo, forse dieci metri: le persone travolte da questa esplosione, dall’onda d’urto, vengono letteralmente tagliate a pezzi. E’ stata concepita proprio per uno scenario di guerriglia urbana perché consentirebbe – nella delirante logica militarista – di colpire obiettivi mirati.

Quest’arma non è una novità: è stata già usata in Libano e a Gaza nel 2006. Le ferite che si vedono oggi all’ospedale Shifa di Gaza rendono assodato che sia stato fatto largo uso di armi DIME da parte degli israeliani in questa guerra. Di DIME avevano già parlato ad esempio Masella e Torrealta di RaiNews24 nel 2006 ( http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=3469).

Invito i lettori, con i quali mi scuso per la crudezza delle immagini (che potrebbero impressionare per il loro contenuto), ad occhieggiare alcune delle foto allegate a questo articolo per capire quali effetti producano queste bombe DIME.

Vi è anche la questione, che in questo momento pare secondaria visto quanto succede, ma che va comunque citata, che a lungo termine queste armi avranno sui sopravvissuti un effetto cancerogeno. Inglobare schegge o respirare micropolveri di tungsteno, metallo pesante e notoriamente cancerogeno, non potrà che provocare nella popolazione sopravvissuta o che vive nei dintorni un aumento della frequenza di insorgenze tumorali. Su questo sono state fatte ancora relativamente poche ricerche, ma ce ne sono alcune, condotte anche negli Stati Uniti, che mostrano che queste armi hanno una tendenza molto alta a provocare il cancro. Così chi non resta ucciso sul colpo rischia di ammalarsi di tumore. Ma a chi importa, in questo drammatico momento?

Comunque, per quello che può valere il diritto internazionale dopo quanto sta succedendo, queste sono armi sperimentali di tipo chimico, vietate dalle Nazioni Unite. Di nuovo, Ma a chi importa, in questo momento? Direi che più importante sia però dire che tutto quanto sta succedendo a Gaza è contro il diritto internazionale, è contro l’umanità, è contro tutto ciò che significa essere persone dotate di senso morale.

Ma porrei ancora, da scienziato responsabile ed attivo contro la guerra, su un piano separato i soldati israeliani, che fanno in fondo un loro mestiere, sebbene orribile, da quanti hanno studiato e messo a punto queste armi: la ricerca è stata condotta dal US Air Force Research Laboratory in collaborazione con il Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL) americano. Nel 2007, sono stati spesi oltre 40 milioni di dollari per lo sviluppo di queste bombe dal governo USA. Invito a vedere anche il sito militare (http://defense-update.com/products/d/dime.htm) e ad esprimere, con una posta all’ufficio stampa del LLNL la vostra eventuale disapprovazione. Educatamente, ve ne prego: non siamo né vogliamo essere come loro. (Ms. Lynda Seaver, LLNL Manager, Media & Communications, seaver1@llnl.gov).