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	<title>Il mito di Erdős &#187; partecipazione</title>
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	<description>nella scienza ciò che importa sono la comunicazione e la condivisione</description>
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		<title>Micro finanziamenti per decisioni condivise</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 20:54:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecsite, il network europeo degli science center e dei musei scientifici,bandisce 15 finanziamenti (fino a 2 500 euro l&#8217;uno) per sostenere iniziative locali, di respiro cittadino, sul dialogo e il coinvolgimento della cittadinanza intorno a questioni scientifiche. Possono partecipare comuni, musei, associazioni, ong, istituzioni, singoli.
Le attività devono usare e innovare il format PlayDecide e devono rafforzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ecsite.eu">Ecsite</a>, il network europeo degli science center e dei musei scientifici,bandisce 15 finanziamenti (fino a 2 500 euro l&#8217;uno) per sostenere iniziative locali, di respiro cittadino, sul dialogo e il coinvolgimento della cittadinanza intorno a questioni scientifiche. Possono partecipare comuni, musei, associazioni, ong, istituzioni, singoli.</p>
<p>Le attività devono usare e innovare il format <a href="http://www.playdecide.eu">PlayDecide</a> e devono rafforzare collaborazioni cittadine esistenti o crearne di nuove. L&#8217;obiettivo non è tanto organizzare un evento quanto mostrare come un evento possa catalizzare e sviluppare nuove dinamiche cooperative.</p>
<p>La <a href="http://www.playdecide.eu/fund-call/">domanda</a> va presentata entro il 15 marzo 2010.</p>
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		<title>Rapporto Isotope</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 08:46:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Consiglio di dare un occhio a questo rapporto sul &#8220;public engagement&#8221; e in generale al portale del gruppo Isotope.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Consiglio di dare un occhio a <a href="http://isotope.open.ac.uk/files/ISOTOPE_Final_Report_for_NESTA_low-resolution.pdf">questo rapporto</a> sul &#8220;public engagement&#8221; e in generale al portale del <a href="http://isotope.open.ac.uk/">gruppo Isotope</a>.</p>
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		<title>Nobel per la Pace a internet</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 14:15:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A me l&#8217;idea di lanciare la candidatura a internet per il premio Nobel per la Pace sembra sensata. Il dibattito su cosa è la rete (in particolare in Italia) è pleistocenico. La riflessione sul suo ruolo in democrazia quasi nulla.
La realtà invece sta andando da un&#8217;altra parte. Una candidatura al Nobel potrebbe far crescere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A me l&#8217;idea di lanciare la candidatura a internet per il premio <a href="http://www.internetforpeace.org/">Nobel per la Pace</a> sembra sensata. Il dibattito su cosa è la rete (in particolare in Italia) è pleistocenico. La riflessione sul suo ruolo in democrazia quasi nulla.</p>
<p>La realtà invece sta andando da un&#8217;altra parte. Una candidatura al Nobel potrebbe far crescere la consapevolezza in merito.</p>
<p>Che ne dite? Parliamone!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Figlio mio, lascia questo Paese</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 07:44:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggo su Repubblica, condivido e rilancio questo amaro saluto di una nuova settimana.
&#8212;
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo su Repubblica, condivido e rilancio <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html">questo amaro saluto</a> di una nuova settimana.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.<span id="more-188"></span></p>
<p>Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l&#8217;idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.<br />
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l&#8217;affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.</p>
<p>Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all&#8217;attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E&#8217; anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l&#8217;Alitalia non si metta in testa di fare l&#8217;azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell&#8217;orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d&#8217;altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l&#8217;unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.<br />
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po&#8217;, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato &#8211; per ragioni intuibili &#8211; con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all&#8217;infinito, annoiandoti e deprimendomi.</p>
<p>Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell&#8217;estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.</p>
<p>Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.</p>
<p>Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.</p>
<p>Preparati comunque a soffrire.</p>
<p>Con affetto,<br />
tuo padre</p>
<p>Pier Luigi Celli</p>
<p><em>L&#8217;autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.</em></p>
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		<title>Sci(bzaar)net</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2008 15:27:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 17 maggio dalle 9.30 alle 1700, presso la Scuola politecnica di design, a Milano, ci sarà lo Sci(bzaar)net, incontro per riflettere sulle sfide che internet lancia alla divulgazione scientifica.
Peccato che non potrò esserci, mi sarebbe piaciuto.
Ma se siete a Milano e avete voglia, fateci un salto.
Aspetto i vostri commenti.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/SC2vMYtXfAI/AAAAAAAAAU4/1hOqNkVupps/s1600-h/scibzaar.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/SC2vMYtXfAI/AAAAAAAAAU4/1hOqNkVupps/s200/scibzaar.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5201005772008815618" border="0" /></a>Il 17 maggio dalle 9.30 alle 1700, presso la Scuola politecnica di design, a Milano, ci sarà lo <a href="http://sci.bzaar.net/">Sci(bzaar)net</a>, incontro per riflettere sulle sfide che internet lancia alla divulgazione scientifica.
<p>Peccato che non potrò esserci, mi sarebbe piaciuto.</p>
<p>Ma se siete a Milano e avete voglia, fateci un salto.</p>
<p>Aspetto i vostri commenti.</p>
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		<title>Anche in Inghilterra non c’è un solo pubblico</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2007 22:15:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Gli inglesi sono antiscientifici?
È la domanda attorno alla quale, il 16 ottobre, ha lavorato l’ESRC (Economic and Social Research Council) nella cornice di una conferenza del programma “Scienza e società”. Il programma, nell’arco di sei anni e attraverso 45 progetti di ricerca, ha indagato molti aspetti della relazione tra scienza e società, nel senso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RxU5uyTn82I/AAAAAAAAARM/zIgBmyOYI6A/s1600-h/ESTBanner_ar_tcm6-45.gif"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5122063627144655714" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RxU5uyTn82I/AAAAAAAAARM/zIgBmyOYI6A/s200/ESTBanner_ar_tcm6-45.gif" border="0" /></a> Gli inglesi sono antiscientifici?
<p>È la domanda attorno alla quale, il 16 ottobre, ha lavorato l’<a href="http://www.esrcsocietytoday.ac.uk/ESRCInfoCentre/index.aspx">ESRC</a> (Economic and Social Research Council) nella cornice di una conferenza del programma “Scienza e società”. Il programma, nell’arco di sei anni e attraverso 45 progetti di ricerca, ha indagato molti aspetti della relazione tra scienza e società, nel senso più profondo.</p>
<p>
<p>Il professor Steve Rayner, che ha diretto il programma, ha dichiarato che “non è immediato concludere che il pubblico inglese sia antiscientifico. Il programma ha trovato scarsa evidenza di una cultura antiscientifica: ad esempio, come ovunque in Europa, il pubblico inglese è pronto a far sue le nuove tecnologie. Altro discorso invece è quello legato alla necessaria cautela e alla cultura del rischio, anche verso le questioni scientifiche, che deve essere comunicata al pubblico”.</p>
<p>
<p>Gli fa eco, Nick Pidgeon della Cardiff University e partecipante al programma: “Per assicurarci che ci sia una maggiore comprensione pubblica della scienza, specialmente nelle questioni controverse, dobbiamo prima acquisire maggior consapevolezza di come il pubblico si pone rispetto a questi temi. Una comunicazione unidirezionale sulle grandi questioni tra scienza e società (da mucca pazza agli ogm, dai cambiamenti climatici al nucleare, dalle nanotecnologie alle ricerche sugli embrioni) non funzione e deve essere sostituita da un approccio più integrato e inclusivo”.</p>
<p>
<p>Posso anche condividere le conclusioni ma ci sono due ipotesi iniziali implicite che mi lasciano qualche dubbio. </p>
<p>
<p>Non è così efficace – dal punto di vista della comprensione dei fenomeni sociali e in particolare della relazione tra scienza e (il resto della) società – ragionare nei termini del pubblico, al singolare. Ogni questione, ogni tema caldo, seleziona una varietà di pubblici che si relazionano con quella questione, con quel tema, in un modo peculiare e determinato dagli interessi di cui sono portatori. Cercare di capire le cose nei termini di un pubblico onnicomprensivo, è una semplificazione troppo grossolana e che rischia di portare a fraintendimenti notevoli.</p>
<p>
<p>Infine, l’obiettivo di avere una “maggiore comprensione pubblica della scienza”, per quanto apparentemente alto e nobile, è un obiettivo fittizio. La questione non sta nei termini della comprensione – che non può essere raggiunta se non in una forma molto approssimata e semplificata. Ma piuttosto in quelli della formazione di un consenso consapevole che si fonda su una certa prassi diffusa dell’uso del pensiero razionale. Elemento questo che viene molto prima del pensiero scientifico ma che è applicabile a contesti meno limitati e che permette di avvicinarsi anche a questioni controverse. E non solo in campo scientifico.</p>
<p>
<p>Perché alla fine, quello che serve è far crescere la consapevolezza e la partecipazione sulle questioni che interrogano scienza e (il resto della) società.</p>
<p>
<div></div>
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		<title>Tra wikipedia e Beppe Grillo</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Oct 2007 07:15:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Andrew Keen è uno degli osservatori perplessi di internet e del web 2.0. La rivoluzione dell’interattività e dei contenuti prodotti dagli utenti produrranno, secondo Keen, “meno cultura, informazioni meno affidabili e alla fine caotiche”. Con queste tesi ha contribuito a vivacizzare, lo scorso settembre, la conferenza che l’Università di York ha organizzato suo web 2.0.
Wikipedia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RxBxCyTn81I/AAAAAAAAARE/9XwWwiIixX8/s1600-h/wikipedia.png"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RxBxCyTn81I/AAAAAAAAARE/9XwWwiIixX8/s200/wikipedia.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5120717068998013778" border="0" /></a>Andrew Keen è uno degli osservatori perplessi di internet e del web 2.0. La rivoluzione dell’interattività e dei contenuti prodotti dagli utenti produrranno, secondo Keen, “meno cultura, informazioni meno affidabili e alla fine caotiche”. Con queste tesi ha contribuito a vivacizzare, lo scorso settembre, la conferenza che l’Università di York ha organizzato suo web 2.0.
<p class="MsoNormal">Wikipedia, i blog, Facebook, MySpace e YouTube, de.li.ci.ous sono strumenti per democratizzare la conoscenza, o almeno lo scambio d’informazioni, oppure contribuiscono a togliere ogni autorevolezza e affidabilità alle stesse. È una questione che investe alcune idee fondamentali: dalla privacy all’affidabilità, dall’identità alla democrazia.</p>
<p class="MsoNormal">In questi anni, il web è cresciuto per mano dei tecnologi e degli scienziati duri, prevalentemente. E forse ora è il momento che la discussione si sposti sul piano delle scienze sociali. La creatività di massa – concetto fissato in un libro di Charles Leadbeater, altro partecipante al dibattito – è un fenomeno nuovo che<span style="">  </span>entra in collisione – positiva o conflittuale questo lo si vedrà – con la cultura come siamo abituati a conoscerla.</p>
<p class="MsoNormal">Le persone non vogliono soltanto merci e servizi, ma opportunità e strumenti per prendere parte in prima persona al gioco, per essere protagoniste del dibattito, indipendentemente dall’oggetto sul quale il dibattito verte.</p>
<p class="MsoNormal">Insomma, sembra che la discussione sia capire quanto i cittadini di una moderna democrazia – moderna anche perché il web 2.0 ha un ruolo – siano dei sempliciotti che si bevono acriticamente masse d’informazioni. O piuttosto sviluppino un sempre più affinato senso critico proprio per la partecipazione in prima persona alla costruzione delle informazioni e del loro senso.</p>
<p class="MsoNormal">In questo dibattito, Wikifoundation pensa se “chiudere” in qualche modo l’afflusso dei contributi liberi per rispondere alla domanda di maggior affidabilità. Ma sempre in questo clima, Beppe Grillo fa un cortocircuito che parte dalle sale dei teatri, va in rete e torna nelle piazze. La prima sembra voler rassicurare i sempliciotti, il secondo punta su un senso critico meglio affinato.</p>
<p>  Staremo a vedere.</p>
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		<title>Rane che saltano, pesci in padella… e altri menu</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2007 07:40:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[bambini e ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Una bella giornata, prima di tutto. E poi formativa: di quelle che fanno fare un passo in avanti.Giovedì 4 ottobre, oltre duecento tra insegnanti, osservatori e animatori di Scienza under 18, hanno lavorato intorno all&#8217;idea di laboratorio per tutta la giornata, senza interruzioni e senza cali di tensione e interesse. Al Museo di Storia Naturale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RwnjEyTn8zI/AAAAAAAAAQ0/0G3NxgWa7xw/s1600-h/27-03-2003-CB15.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RwnjEyTn8zI/AAAAAAAAAQ0/0G3NxgWa7xw/s200/27-03-2003-CB15.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5118872122846343986" border="0" /></a>Una bella giornata, prima di tutto. E poi formativa: di quelle che fanno fare un passo in avanti.<br />Giovedì 4 ottobre, oltre duecento tra insegnanti, osservatori e animatori di <a href="http://www.scienza-under-18.org/">Scienza under 18</a>, hanno lavorato intorno all&#8217;idea di laboratorio per tutta la giornata, senza interruzioni e senza cali di tensione e interesse. Al Museo di Storia Naturale, a Milano.<br />L&#8217;obiettivo? cercare risposte a:<br />Che relazione c’è tra laboratorio scientifico e laboratorio didattico?<br />L’esperimento è alla base della prassi scientifica: che ruolo ha nella comunicazione della scienza e nell’educazione scientifica?<br />I limiti che il contesto didattico inevitabilmente pone ne cambiano sostanzialmente il ruolo?<br />La sua funzione è dimostrativa o costruttiva?<br />La formula è stata originale e fresca come spesso succede con Scienza under 18. La mattina tutti divisi in laboratori (11) a mettere le mani in pasta e le teste in gioco. Due laboratori a testa per ciascuno degli 11 gruppi d&#8217;insegnanti. Con tanto di conduttori, facilitatori ed esperti che osservavano.<br />Ogni gruppo ha prodotto alcune domande alle quali nel pomeriggio hanno risposto gli esperti: Aldo Borsese, Donata Fabbri, Laura Formenti, Enrica Giordano, Franco Giudice, Paolo Guidoni, Telmo Pievani.<br />I punti di vista del chimico, dello psicologo, del fisico, dello storico e del filosofo si sono confrontati con le esperienze e le idee degli insegnanti. In una dinamica di ricerca-azione che caratterizza il lavoro e la riflessione di Scienza under 18.<br />Insomma un bel compleanno per il primi 10 anni di quest&#8217;esperienza lombarda che dovrebbe proprio trovare al più presto emuli in altre regione. In tutte le altre regioni.</p>
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		<title>Tutti al mare!</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jun 2007 13:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[nuove frontiere]]></category>
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		<description><![CDATA[Osservare per capire. Osservare per spiegare. Osservare per insegnare. Studenti e insegnanti sempre più spesso affiancano i ricercatori per provare sulla propria pelle l’esperienza della scoperta.
Tutto è più coinvolgente e piacevole se la location è unica e a contatto con la natura. Come è capitato a sei insegnanti inglesi, spagnoli e portoghesi che sono saliti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RnaKoa2tXTI/AAAAAAAAANk/l2B4zZWAopc/s1600-h/classonsea.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RnaKoa2tXTI/AAAAAAAAANk/l2B4zZWAopc/s200/classonsea.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5077398056915000626" border="0" /></a><span style="" lang="EN-US">Osservare per capire. Osservare per spiegare. </span>Osservare per insegnare. Studenti e insegnanti sempre più spesso affiancano i ricercatori per provare sulla propria pelle l’esperienza della scoperta.
<p class="MsoNormal">Tutto è più coinvolgente e piacevole se la location è unica e a contatto con la natura. Come è capitato a sei insegnanti inglesi, spagnoli e portoghesi che sono saliti sul vascello James Cook, per otto settimane di navigazione a studiare gli ecosistemi di alcune zone d’Atlantico lungo le coste europee. Ovviamente affiancando i ricercatori e producendo assieme a loro un diario online a disposizione degli studenti di tutto il mondo.</p>
<p class="MsoNormal">Il Centro oceanografico di Southampton che ha voluto il progetto <a href="http://www.classroomatsea.net">Classroom@Sea</a> punta a portare la scienza dalla nave alla classe, e sfrutta il web per farlo con le classi di tutto il mondo. E gli insegnanti sono essenziali per condividere le loro capacità di presentare la scienza al pubblico dei più giovani. Perché la condivisione sia più genuina, gli insegnanti stessi hanno preso parte agli esperimenti, fatto domande, scritto i testi delle attività quotidiane.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Qualcosa di simile è capitato col <a href="http://www.acquario-posidonia.com">Quarto viaggio studio in Sudafrica</a> per osservare il comportamento del grande squalo bianco in libertà. Le attività di osservazione sono state realizzate con l’equipe di Michael Rutzen responsabile dello Shark Diving Unlimited,<span style="">  </span>da un gruppo di componenti dell’Associazione “Posidonia” e dall’Associazione Naturalisti della Calabria con il coordinamento scientifico dell’Acquario della Laguna di Orbetello. Insomma, l’osservazione naturalistica si è intrecciata anche in questo caso con l’attività di ricerca a livello internazionale. Là si trattava di insegnanti, qua di appassionati naturalisti. E, per la presenza di due appassionati svizzeri, il viaggio è stato seguito con interviste in diretta anche dal programma “Camaleonte” della Radio Svizzera Italiana e dal sito <a href="http://www.oltrepensiero.com">www.oltrepensiero.com</a> con una finestra giornaliera che è stata attivata seguendo giorno per giorno con reportage, foto e video le attività del gruppo. </p>
<p class="MsoNormal">Analogamente, il web è diventato un prolungamento anche dell’avventura di <a href="http://ulisse.sissa.it/scienzaEsperienza/misc/mini-darwin/Uesp061215d002/dossierGalapagos_view">Mini Darwin</a>, viaggio alle Galapagos, sulle orme di Darwin, nel quale bambini e comunicatori scientifici hanno affiancato i ricercatori.</p>
<p class="MsoNormal">Sembra che l’esperienza in presa diretta sul campo, o meglio: sulle onde, e la facilità d’aggiornamento del web 2.0 permettano di vivere in prima persona esperienze scientifiche, che poi diventano strumenti didattici o divulgativi per “tutte le classi del mondo”.</p>
<p class="MsoNormal">Ai prossimi viaggi.</p>
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		<title>Chi decide per la medicina?</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jun 2007 15:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli Stati Uniti, come da noi del resto, le questioni legate alla salute sono sempre più sotto gli occhi dell’opinion pubblica, e questo dovrebbe far concludere che i medici di base si sentano sempre più coinvolti nel partecipare alla vita politica.
Invece uno studio presentato alla conferenza annuale della Society for Academic Emergency Medicine (SAEM) Annual [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RmGHRzSb_JI/AAAAAAAAAM0/hq7W6mKqXig/s1600-h/mediciusa.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RmGHRzSb_JI/AAAAAAAAAM0/hq7W6mKqXig/s200/mediciusa.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5071483395290954898" border="0" /></a>Negli Stati Uniti, come da noi del resto, le questioni legate alla salute sono sempre più sotto gli occhi dell’opinion pubblica, e questo dovrebbe far concludere che i medici di base si sentano sempre più coinvolti nel partecipare alla vita politica.
<p class="MsoNormal">Invece uno <a href="http://www.aemj.org/cgi/reprint/14/5_Supplement_1/S208-a">studio</a> presentato alla conferenza annuale della Society for Academic Emergency Medicine (SAEM) Annual Meeting, mostra come la loro partecipazione ai processi politici sia calata nel corso degli anni.</p>
<p class="MsoNormal">Jennifer Lee e Melissa McCarthy della Johns Hopkins Medical School hanno analizzato l’affluenza alle urne e quindi la partecipazione al voto basandosi sui dati degli exit-poll del Census Bureau degli Stati Uniti. Ebbene, in confronto ad altre categorie professionali i medici di base votano molto meno (uno su quattro non lo fa). Sono nettamente inferiori a avvocati, insegnanti e agricoltori e leggermente inferiori a segretarie, autisti, operai, ingegneri, infermiere. Eppure le questioni legate proprio alla loro professione sono spesso centrali nelle campagne elettorali.</p>
<p class="MsoNormal">La scarsa partecipazione la voto priva gli Stati Uniti di un’importante partecipazione alle decisioni politiche in materia di salute. È notevole che proprio gli “esperti” facciano un passo indietro nella partecipazione politica. Di conseguenza, cresce il peso dei non esperti su decisioni che riguardano tutti ma che richiedono una certa dose di consapevolezza.</p>
<p class="MsoNormal">Da un lato è significativo che proprio chi è più professionalmente coinvolto non esprima molta fiducia negli strumenti politici. Dall’altro che la società – con tutta la sua varietà di attori, gruppi e figure professionali – ponga al centro dell’agenda politica temi sui quali gli addetti ai lavori fanno un passo indietro. Serve pertanto che i cittadini si dotino degli strumenti per dialogare tra loro e con gli esperti su questioni articolate e delicate.</p>
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