Categoria: ricerca

mag 06 2008

Studenti matematici a Cipro

Parleranno di matematica e scienze, matematica e vita, matematica e musica, matematica e applicazioni. In genere di matematica e *, con * uguale a qualcosa.

Saranno giovani: tutti tra i 12 e i 18 anni.

Si incontreranno a Cipro, tra il 5 e l’8 febbraio del 2009.

Saranno i partecipanti alla European Student Conference in Mathematics, EUROMATH – 2009.

Saranno giovani ricercatori in erba, eventualmente accompagnati dai loro insegnanti.

Per partecipare, le iscrizioni devono arrivare entro il 17 ottobre (per chi vuole parlare) ovvero il 30 novembre (per chi vuole solo ascoltare).

Speriamo che siano numerosi.

E che l’Italia non brilli per assenza.

mar 20 2008

"Acqua potabile" gratis per tutti

Grazie alla Delft University e all’Unesco i ricercatori che studiano le problematiche dell’acqua potabile, del suo trattamento e della sua distribuzione potranno finalmente leggere e studiare gratis.

DWES è il nuovo journal che si occupa di ingegneria dell’acqua potabile.

La formula che rende possibile è che sia l’autore a pagare per la pubblicazione (400 euro per 10 pagine). Poi per il resto DWES è una rivista scientifica con tutti i crismi della peer-review: garantiscono tre referee per ogni articolo.

Naturalmente è una pubblicazione soltanto online e questo aiuta ad abbattere i costi della produzione.

Un interessante elemento di novità è il fatto che gli articoli non accettati per la pubblicazione vengono archiviati in un’area di discussione e questo li rende comunque disponibili a tutti per il confronto e la critica.

L’obiettivo è offrire ai ricercatori dei paesi in via di sviluppo uno strumento di crescita e di ricerca totalmente libero e gratuito. Insomma qualcosa di simile al nostro Jcom, come spirito e visione della ricerca.

Info: Unesco e Hess.

gen 09 2008

Oltre l’impact factor

Il sostanziale monopolio dell’Isi Thomson sulla misurazione delle pubblicazioni scientifiche è uno di quegli assiomi paradossali che non si sa perché ma rimangono quasi sempre indiscussi. Rarissimi sono i tentativi di proporre alternative all’impact factor volte a misurare la qualità di una rivista; oppure, attraverso le pubblicazioni, quelle di un ricercatore, di un’istituzione, di un paese.

All’Università di Granada, Félix de Moya Anegón coordina il SCImago Group che assieme ad Elsevier ha sviluppato un SCImago Journal & Country Rank (SJR). È un tentativo di proporre prodotti alternativi a quelli della Thomson che siano open access.

Il ranking di SCImago permette di descrivere la situazione dei paesi e delle riviste e può essere filtrato limitandolo a aree scientifiche, categorie tematiche, anni e così via. E tiene conto di molti indicatori – SJR, le citazioni, l’h-indice – con un algoritmo alla “page rank” che considera il peso delle citazioni sulla base del peso della pubblicazione che le cita.

Insomma, un’offerta più ricca e articolata che non schiaccia la misura di una rivista su un unico parametro e che soprattutto è totalmente trasparente nell’uso degli algoritmi e dei metodi di calcolo.

Speriamo che la comunità scientifica se ne accorga.

nov 17 2007

Sesto convegno sulla comunicazione della scienza

Fra poco più di dieci giorni, dal 29 novembre al 1° dicembre, a Forlì, nella solita sete dell’Hotel della Città, ci sarà la sesta edizione del convegno nazionale sulla comunicazione della scienza organizzato dal gruppo Innovazioni nella comunicazione della scienza della Sissa.
Quest’anno il tema della sessione speciale è quello dalla società della conoscenza: interverranno Nicla Vassallo, Mauro Capocci, Manuela Arata, Pietro Greco e Walter Tocci.
Il programma prevede di nuovo, dopo un anno di pausa, numerose sessioni parallele. Infatti quest’edizione ha visto il record di abstract di ricercatori desiderosi di partecipare a quello che ormai è un appuntamento atteso e che sempre più si connota per la sua dimensione di ricerca.
Si parlerà della diaspora dei ricercatori italiani, di cittadinanza scientifica, di scienza e immaginario; di biotech, di musei, didattica e web. Si presenteranno tre libri, ma parlarne sarebbe un po’ troppo autoreferenziale.

Infine, come tutti gli anni, al convegno sarà disponibile il volume degli atti della scorsa edizione.

ott 30 2007

Le mani sulla biologia molecolare

Si chiama Eicos ed è la ‘European Initiative for Communicators of Science’.

Si rivolge a giornalisti e comunicatori della scienza europei. E li invita al Max Planck Institute per la Chimica biofisica di Goettingen in Germania, per mettere le mani sulle tecniche di biologia molecolare; per discutere le implicazioni profonde (della b.m.), tanto per la società quanto per i ricercatori; per raccogliere idee e stimoli utili a scrivere storie future; e anche per incontrare colleghi di altri paesi e di altri media.

Insomma, un’opportunità per fare scienza con le mani prima di riversarla con mouse-e-tastiera in un articolo, una mostra, uno spettacolo.

Eicos sarà dal 17 al 24 maggio del 2008.

La deadline per l’application invece è il 15 febbraio.

ott 24 2007

Verso un’era dell’open access in Europa

Il 18 ottobre a Liegi è stata messa la prima pietra di un movimento europeo per l’Open Access: l’EurOpenScholar.

Il perché è presto detto: dal 1993 l’indice globale dei prezzi è cresciuto del 30%. Quello delle riviste scientifiche di oltre il 275%. E presto sarà impossibile per un’istituzione finanziata normalmente, accedere alla letteratura necessaria a una buona ricerca.

Nonostante la Dichiarazione di Berlino del 2003, poche università europee perseguono realmente una politica dell’open access. Urge un’accelerazione.

EurOpenScholar informerà le università europee sulle potenzialità dell’open per la ricerca; e cercherà di costruire dei repository istituzionali dove condividere e rendere accessibili le pubblicazioni.

L’obiettivo finale è di convincere I ricercatori, le università e le istituzioni a fare scelte coerenti con l’adozione di una politica open.

I fondatori sono : le università di Liegi, Trieste, Roma2 e Roma 3, Vicenza, Porto, Salford, Lancaster, Rotterdam (Erasmus), Torino, Antwerp, Ghent e Southampton; il politecnico della Catalogna a Barcellona; il Paul Ehrlich Institute; l’Instituto Superiore di Sanita; il consorzio Caspur, i Rutherford Appleton Laboratory; e un rappresentante della Commissione Europea.

ott 10 2007

Liberiamo la ricerca italiana

Mario Capecchi ha vinto il premio Nobel per la medicina. Ed è una buona notizia. Il bello è che da quel momento sono state scoperte due cose: che esiste e che è italiano.

Ci hanno anche raccontato che da bambino era così povero che doveva rubare per mangiare. E non è un brutto racconto, perché lascia aperta la speranza che la ricerca sia una possibilità per tutti, non solo per i figli dei ricchi e degli intellettuali.

Un’altra buona notizia è che la stampa italiana ha voglia di scrivere e di pubblicare notizie positive sulla ricerca italiana. Passiamo sopra al fatto che in questo caso ha costruito “artificialmente ” un ricercatore italiano…

Se non altro i giornalisti hanno messo in luce le radici culturalscientifiche della ricerca italiana: è infatti vero che Mario Capecchi ha fatto il suo Ph.D. con Jim Watson, che a sua volta era allievo di Salvador Luria, premio Nobel e allievo a sua volta di Giuseppe Levi, il più grande ricercatore nel campo della Biologia e della Medicina fra le due guerre. Levi, padre di Natalia Ginzburg autrice di “Lessico familiare” , era anche il maestro dei premi Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini. Tutti questi premi Nobel venivano fuori dalla scuola di Torino e l’italianità di Capecchi sta tutta qui. Ed è meglio rispetto alla “sola” nascita e ai primi nove anni di vita italiana.

Visto l’interesse dei media, il ricercatore Giovanni Romeo è intervenuto mercoledì 10 ottobre a Prima Pagina – giornalista di turno Marcello Sorgi della Stampa) –chiedendo perché i media non si interessano di più ai problemi della ricerca italiana finanziata dal pubblico (carenza di fondi, sistema di distribuzione mai basato sul merito ecc.) sfruttando appunto l’onda di interesse creata dall’assegnazione del premio Nobel a Capecchi. Risposta di Sorgi, che non è un pivello: “i ricercatori in Italia sono troppi (sic !) e quindi i fondi pubblici divisi egualmente per tutti questi ricercatori diventano necessariamente insufficienti”.

Roba da rimanere allibiti!

Sarebbe bello, sin da domattina, giovedì 11 ottobre riprendere l’argomento con Marcello Sorgi spiegandogli che si è sbagliato (e di molto…). La proposta è di telefonare a Prima Pagina proprio offrendo argomenti e dimostrazioni specifiche che quello che ha detto Sorgi è completamente errato. Se un giornalista come Sorgi che ha diretto per anni la Stampa commette errori così grossolani, vuol dire che c’è moltissimo lavoro da fare per informare correttamente i nostri concittadini – e la responsabilità non è certo dei soli giornalisti.

I ricercatori non sono troppi e quello che fanno è estremamente importante per il Paese!

Per telefonare a Prima Pagina: numero verde 800 050 333. Telefonate alle 7:00 del mattino, altrimenti risulta sempre occupato.

L’iniziativa parte da un gruppo di ricercatori intorno a Giovanni Romeo , si chiama “Liberiamo la ricerca” e chi vuole saperne di più può scrivere ad andreina.baccaro AT eurogene.org.

set 05 2007

La peer review funziona ancora?

La peer review è lo strumento cardine del sistema di valutazione che sta alla base del ruolo delle riviste scientifiche. I valutatori, i cosiddetti referee, devono stimare l’originalità, la pertinenza e il contributo innovativo degli articoli che vengono proposti per la pubblicazione. Fare da referee è una delle funzioni che ogni ricercatore e scienziato deve ricoprire in modo volontario e gratuito per il benessere scientifico della comunità di cui fa parte. Senza controllo di qualità, gli articoli ma anche le domande di finanziamento non vengono considerati come attendibili dalla comunità scientifica.
Oggi c’è preoccupazione sulla serietà di questi controlli, sulla formazione che dovrebbero avere i ricercatori che si apprestano a valutare un testo, sulla capacità di resistere alle pressioni alla quale dovrebbero essere addestrati. L’allarme viene dalle scienze sociali e a lanciarlo è la British Academy con un suo rapporto pubblicato il 5 settembre 2007.
Sicuramente, anche nelle scienze esatti, il sistema della peer review da qualche tempo mostra segni di stanchezza. C’è un contesto generale in veloce mutazione: aumentano le pubblicazioni esclusivamente elettroniche e c’è un aumento abbastanza generalizzato di molte ricerche specializzate.
Poi, la spinta a pubblicare sempre di più fa sottostimare il ruolo della peer review, che viene vissuta spesso come uno ostacolo e un freno alla necessità di pubblicare per ricevere finanziamenti e in definitiva fare carriera.
Il rapporto curato dal Professor Albert Weale muove dall’ipotesi che “è incredibile che sebbene la peer review sia comunemente riconosciuta come uno dei capisaldi della qualità accademica, non ci sia nessun tipo di formazione a essa”.
Lo studio va letto con la lente delle scienze sociali a cui è dedicato ma l’allarme per elevare gli standard di qualità nella valutazione delle pubblicazioni scientifiche è del tutto generale e vale senz’altro anche per le discipline nelle quali la peer review ha una storia più lunga e consolidata.

lug 20 2007

Scienziati erranti tra la Sardegna e il mondo

È molto glocal l’operazione di Mameli e Scanu. Partono dalla Sardegna, scrivono del mondo, ma guardano all’Italia. Ci sono queste tre dimensioni geografiche in “Scienziati di ventura – Storie di cervelli erranti tra la Sardegna e il mondo” (Cuec 2007).

Il libro va oltre la “solita” fuga dei cervelli. I cervelli all’estero ci possono andare per tre motivi: perché fuggono, perché vengono espulsi, perché lo scelgono. Sono tre casi ben diversi.

I cervelli in fuga giustappunto fuggono. Trovano qui condizioni ostili, o almeno inadatte, ne soffrono e quindi devono andare altrove.

I cervelli espulsi, loro non se ne andrebbero, ma il sistema non li vuole: perché non c’è spazio, non ci sono risorse. Ma anche perché non si sono attaccati al carro giusto.

I cervelli per scelta sono un caso ideale. Probabilmente tutti i cervelli dovrebbero poter scegliere di “errare tra l’Italia e il mondo”. Ma chi lo fa, quando vuole tornare, scopre di essere diventato un cervello espulso. Già, perché stare all’estero vuol dire perdere il contatto con ogni carro italiano e quindi, in particolare, con quello giusto.

Attenzione! Il libro è tutt’altro che una dissertazione sui ricercatori, un saggio sociologico, una riflessione sul sistema. È molto di più: è la collezione di storie di persone che hanno saputo o dovuto trovare una strada in centri di ricerca, università e imprese all’estero. Contiene lacrime, sudore e sangue; passioni, successi e frustrazioni; Sardegna, mondo e Italia. Per l’appunto.

Come si usa, il libro, fisso nella staticità cartacea, ha un suo fratello dinamico: il blog.

giu 09 2007

Il sapere scientifico della scuola

Scienza e comunicazione sono un binomio inscindibile. Per alcuni è un’ipotesi di ricerca, lo scenario nel quale devono essere collocate le relazioni tra la scienza e tutta la società, i rapporti tra cittadini, scienziati e non. Per gli insegnanti e i collaboratori di Scienza Under 18, invece, è stata una riflessione – perché non di sola intuizione si tratta – felice, approfondita e soprattutto fertile. Dal rapporto inscindibile tra scienza e comunicazione, dieci anni fa, è partita la scommessa che anche la scienza elaborata a scuola può essere comunicata pubblicamente e questo comunicarla può diventare prassi didattica a ogni livello di scuola. E pensare che questa consapevolezza non l’hanno ancora raggiunta tutti i professori, i ricercatori, gli scienziati, in Italia!

Da quella riflessione, che ha portato alla nascita di Scienza Under 18 e a dieci anni di manifestazioni in tutta la Lombardia, e non solo, sono nate esperienze, ricerche e altre riflessioni.

Oggi, tutto questo patrimonio, tutto questo sapere, è raccontato nel volume “Il sapere scientifico della scuola” (FrancoAngeli, 2007), a cura di Scienza Under 18. Un libro che fa dell’esperienza e della ricerca un altro binomio inscindibile.

C’è molta scuola al suo interno. Una scuola reale, viva ma anche una scuola del futuro, per il futuro. Una scuola che rischia e che investe nella ricerca, nella crescita, nell’autoformazione tanto degli insegnanti quanto degli studenti. Una scuola che sa attrarre a sé realtà ed esperti i più diversi. Dai musei al giornalismo, dai ricercatori al teatro. Alle famiglie.

Il libro fa riflettere su quello che si può fare, e che alcuni fanno, ma dà molti spunti di didattica attiva e partecipata che possono essere usati, pensati, esportati, riadattati.

Sono certo che “Il sapere scientifico della scuola” sarà un punto di svolta, di ulteriore crescita, per Scienza Under 18, dieci anni dopo. C’è da sperare che sia un’altra piccola spinta perché altre regioni d’Italia e d’Europa facciano propria quest’esperienza.

PS: l’anima di Scienza Under 18 è tutta nelle quindici pagine di foto realizzate dagli allievi di Alessandra Attianese che fanno da intermezzo tra la prima parte dedicata all’esperienza e la seconda dedicata alla ricerca.