Categoria: storia

mar 14 2010

Che blogger, Schiapparelli!

E così anche Giovanni Virginio Schiaparelli (pur morto a Milano nel 1910) decide di debuttare nella blogosfera con un suo blog nel quale aprirà a tutti noi gli aspetti più intimi e significativi di se stesso.

Il blog è online da oggi sotto il titolo “di pane e di stelle”.

Agnese Mandrino, Ilaria Arosio, Cristina Bernasconi, Anna Maria Lombardi, M.Rosa Panzera e Stefano Sandrelli aiutano il vecchio GVS a postare e a dialogare con i suoi lettori.

nov 12 2009

Carnevale della fisica

Per festeggiare i 400 anni galileiani, i fisici copiano i matematici e si lanciano in un carnevale. L’iniziativa è di Gravità zero e del suo doppio spagnolo.

Entro il 27 novembre, potete segnalare loro dei (vostri) post sulla fisica.

Oppure, senza scadenza, potete candidarvi a tenere una delle prossime edizioni del carnevale.

dic 02 2008

Probabilmente…de Finetti !

Ricevo e rilancio: il 18 dicembre 2008, alle ore 21.00, al Teatro San Luigi di San Martino in Argine (Molinella – Bologna), ci sarà l’anteprima per il pubblico di Probabilmente…de Finetti !, conferenza spettacolo dedicata, nell’ambito del progetto Giganti Fragili, al matematico e probabilista italiano Bruno de Finetti (Innsbruck,1906 – Roma,1985).

Il testo è di Gabriele Argazzi e si basa sulle ricerche bio-bibliografiche di Barbara Bonora, che cura anche la regia del lavoro.

L’evento è inserito nella microrassegna sulla scienza La funzione d’Onda e prevede, oltre alla rappresentazione di Probabilmente…de Finetti !, una conversazione sulle origini del relativismo definettiano (Luigi Pirandello e le riviste italiane del primo ‘900), pensata e curata dal Prof. Zeno De Cesare.

Ai presenti verrà offerta una degustazione enologica… Per l’ingresso c’è un biglietto di 5 €, che comprende anche il vino.

Info:terzadecade@gmail.com.

giu 01 2008

L’ingegnere dal volto umano

L’ingegnere, si sa, tende a essere visto come un po’ disumano, distaccato dalle cose di tutti noi, freddo e calcolatore. Credo che in gran parte si veda così da sé: tutto equazioni ellittiche e poco immerso nella storia. Mentre l’ingegneria, come tutta la tecnica, è parte della storia. Le viti e i bulloni sono impastati nella carne e nel sangue. Quindi va fatto il punto su Un contesto di relazioni – 10 anni di scienze umane al Politecnico, come titola il convegno che si terrà sabato 6 giugno nel Salone d’onore del Castello del Valentino (9.30-12.30) a Torino. Quale posto più storico e umano, soprattutto nell’immaginario torinese, per fare il punto sulla cultura politecnica?

Ne parleranno fisici, sociologi e ingegneri e sarà un’occasione per aprire ai più giovani il discorso delle “scienze umane” che da oltre dieci anni il Politecnico di Torino cura e persegue.

È interessante che la tecnica, veicolo nel tempo della scienza e della conoscenza che questa produce, trovi il modo di dialogare con la società in una dimensione storica. L’alternativa è che nel farsi interfaccia che rende fruibile la conoscenza scientifica, la tecnica sia anche una cortina fumogena che veste la scienza degli abiti della magia. E alla lunga questo è un problema per la scienza, la tecnica, l’ingegneria e la società. A uscirne vincitrice è solo la visione magica del mondo.

set 28 2007

Sulle icone vecchie e sulle icone nuove

Il web è l’ambiente naturale dei digitali nativi e questa generazione guarda e guarderà al futuro attraverso le lenti del web 2.0 (e seguenti). Il fatto interessante, dice il sociologo olandese Jos de Haan, è che nell’era dell’ICT l’influenza maggiore è sulla vita culturale più ampia. I nativi digitali non hanno solo un approccio diverso alle tecnologie ma percepiscono la storia, le tradizioni e la cultura diffusa in modo diverso.

Devono orientarsi in un mondo virtuale e si adattano ai nuovi strumenti che hanno a disposizione. Attenzione! Come i loro genitori hanno l’accesso all’email, a internet, a (almeno) un cellulare. Ma non è il possesso che li fa diversi e come il usano. Schematizzando: i loro genitori ne fanno un uso funzionale (“ho una tecnologia, la uso”), i digitali nativi ne vedono come occasioni di comunicazione e inte(g)razione: giocano, scaricano musica, fanno foto, condividono file. Agiscono.

Conseguenza: i luoghi, gli strumenti e i momenti della tradizione culturale hanno dei duri competitor. Se non sanno, non sapranno digitalizzarsi, il rischio è che la “trasmissione sui tempi lunghi” vada persa, s’indebolisca.

Questo è tanto più vero sulla scienza che si fonda sulla sedimentazione di conoscenze e quindi ha i tempi lunghi nel proprio dna. O dialoga per mezzo delle nuove icone o quelle vecchie – i suoi simboli – rischiano di cadere in disuso.

Sarebbe paradossale vista l’origine “scientifica” del web e dell’ICT in genere.

PS: questo post è stato pubblicato il 28 settembre. E quindi è rosso nella speranza che la giunta militare birmana torni sui suoi passi e interrompa la reazione violenta alle manifestazioni pacifiche del suo popolo.

set 18 2007

Pagine di cielo

Si inaugura giovedì 20 settembre alle ore 18 presso Palazzo di Brera, dove ha sede l’omonimo Osservatorio Astronomico, la mostra Pagine di cielo. Il restauro dell’Atlante Celeste di Johannes Hevelius e la Biblioteca dell’Osservatorio astronomico di Brera, organizzata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica-Osservatorio Astronomico di Brera e dalla Biblioteca Nazionale Braidense, con il patrocinio del Comune di Milano.

“Questa mostra è un’occasione unica per ammirare una copia integra dell’Atlante di Hevelius”, precisa Agnese Mandrino, curatrice della mostra insieme ad Anna Lombardi. “Restaurando il volume, l’Osservatorio di Brera ha voluto sottolineare l’importanza che riconosce al proprio patrimonio storico.”

Per l’occasione sarà presentato al pubblico, per la prima volta dopo il recente restauro, l’Atlante celeste di Johannes Hevelius. Pubblicato a Danzica nel 1690, l’Atlante è uno dei più spettacolari libri mai pubblicati, un’opera di rara bellezza in cui si fondono arte, mito e scienza in una visione unitaria della cultura.

Formato da 56 tavole a doppia pagina raffiguranti le costellazioni secondo la mitologia classica, dal punto di vista scientifico l’opera è un superbo condensato delle conoscenze astronomiche alle soglie del Secolo dei Lumi, mentre dal punto di vista figurativo l’Atlante è un vero e proprio capolavoro dell’arte incisoria.

Storia, arte e osservazione del cielo s’incontrano. Immagini scientifiche e immaginario cortocircuitano. E la scienza appare, in questa mostra e prima ancora nell’Atlante, come parte della cultura.

lug 30 2007

Lucrezio a Trieste

Purtroppo non sarò a Trieste venerdì 3 agosto, perché altrimenti sarei andato a vedere Antonio Salines e Maria Grazia Plos che mettono in scena “Lucrezio ovvero ragione e follia” al Parco del Civico Museo Sartorio, alle 21.00. Il testo è di Giuseppe O. Longo, uno che con le parole ci sa fare, che sa raccontare storie e che conosce bene la scienza e la sua storia.

Dopo le traduzioni, i saggi, i racconti e i romanzi, da qualche tempo Longo lavora sulla scienza che va a teatro. Non è il solo. Come esempi cito solamente Maria Rosa Menzio, in Italia, e Simon Singh, in Inghilterra.

Lucrezio è autore del grandioso poema De rerum natura, in cui espone la filosofia di Epicuro. Lucrezio, pare, impazzì per un filtro d’amore e compose il poema durante gli intervalli di lucidità. A 44 anni si uccise. Vittima della pazzia, Lucrezio abbandonò le vie della saggezza, ma ebbe l’illuminazione sulla natura del mondo. Nel dramma, in cui si citano molti passi del De rerum natura, Lucrezio appare lacerato tra l’adesione totale all’impassibile e rasserenante dottrina di Epicuro e la fatale attrazione per l’amore di Lucilia, la donna che gli ha propinato il filtro amoroso facendolo impazzire. Longo sa oscillare armonicamente tra l’attrazione per la scienza e quella per l’amore.

Questo dramma è la prima di quattro variazioni intitolate “Le orme del sapere” che affrontano oltre Lucrezio, anche Pascal, Babbage ed Einstein. Mettere in scena la scienza coi suoi risultati e le sue passioni, la storia e le storie, i personaggi e i conflitti. Questa è una delle formule che permette di avvincere lo spettatore e di farlo pensare e palpitare per alcune delle tensioni umane e intellettuali più profonde e fondamentali del nostro pensiero.

Non importa quanto di realismo ci sia nel tratteggiare i personaggi. Il teatro può essere, ed è!, veicolo di idee che contribuiscono a un atteggiamento consapevole nei confronti della scienza.

Voi che siete a Trieste e dintorni, andate a vedere Lucrezio.

mag 23 2007

23 maggio 1992

Ero stato in dipartimento tutto il giorno. Dovevo consegnare la tesi di laurea su “Invarianti integrali e misura” che avrei poi discusso l’8 luglio. Internet a quei tempi non era ancora così diffusa (ovviamente!) e le notizie viaggiavano ancora lente. Salivo dalla stazione dei treni verso casa, quando da una finestra aperta l’edizione speciale di un giornale radio annunciò la strage di Capaci.

Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani erano stati fatti saltare in aria con un bel tratto d’autostrada poco fuori Palermo, a Capaci per l’appunto.

In quegli anni, gli italiani, o almeno una bella fetta di italiani, sognavano una nuova stagione di giustizia: meno mafia, meno corruzione e meno tangenti. Non si voleva altro. Sappiamo tutti come è andata a finire. La primavera di Palermo e tangentopoli sono un ricordo se non addirittura un pezzo di storia. E la corruzione in questi quindici anni è diventata sempre più parte del sistema e della nostra vita. Sono peggiorati i costumi di tutti, in una certa misura anche degli onesti.

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Un ricordo della strage di Capaci su questo blog non è solo un dovuto omaggio a cinque persone che hanno dato la vita per tante cose che dovrebbero essere scontate e che non lo sono. È anche l’occasione per citare chi nei tribunali e nella giustizia fa uno sforzo di modernità e cerca di introdurre nuove visioni e nuovi strumenti in decisioni e sentenze che chiamano sempre più in causa la scienza e le sue interpretazioni.

Sugli esperti e sui periti, ha lavorato Licia Gambarelli che li ha intervistati e ascoltati, chiedendosi chi parla di scienza nei procedimenti giudiziari? A chi si rivolge? Quale informazione viene proposta e come viene comunicata alla corte e al pubblico? Tutti abbiamo in mente casi tragici come quello di Cogne, ma l’opinione pubblica non è sempre cosciente delle implicazioni tecnico-scientifiche che stanno dietro a una decisione o a una non-decisione.

Chi invece è ben cosciente di molte implicazioni è, ad esempio, Carlo Bui, Direttore dell’Unità per l’Analisi del Crimine Violento della Polizia Scientifica che ne ha parlato a “Matematica e cultura” nel marzo scorso. L’indagine scientifica è stata informata per troppo tempo dalla psicologia che è diventata una chiave di lettura privilegiata del criminale e delle sue azioni. Ora è necessario dare un ruolo anche ad altri strumenti scientifici, ad esempio arrivando a interpretazioni e letture statistiche di serie di crimini.

Insomma, la riflessione e l’innovazione anche dei metodi sono ben presenti nelle indagini e nelle sentenze. Ora serve che anche la società italiana torni a essere convinta che la giustizia è una priorità, che bisogna investirci risorse sufficienti, e soprattutto che bisogna lavorare sul piano dei costumi di noi tutti.

apr 23 2007

Un fumetto abbagliante

Niels Bohr doveva essere un bel tipo. Rigoroso e puntuale tanto nei pensieri quanto nelle convinzioni. Ebbe idee rivoluzionarie tanto in fisica quanto nelle relazioni internazionali. Sognava un completo scambio dei segreti scientifici per non cadere in conflitti economici e in guerre nei quali, ahilui, l’umanità sarebbe effettivamente caduta.

Un pensiero abbagliante è la storia di Bohr, dei suoi tempi, delle persone che ha conosciuto e con le quali ha lavorato: si va da Heisenberg a Rutherford, da Teller a Einstein. Ma ci sono anche Churchill e Roosevelt. C’è la storia dell’Europa squassata da due guerre. E soprattutto, in Un pensiero abbagliante c’è fisica, fisica e ancora fisica.

Si tratta di una graphic novel, ovverosia di una lunga storia a fumetti. E Jim Ottaviani e Leland Purvis sono riusciti a farci vedere molta fisica, senza paura di far parlare davvero di atomi ed elettroni i loro personaggi. Ottaviani non ha nessun intento didascalico, soltanto la voglia di raccontare quello che a Bohr e compagni passava per la testa. Con tutte le difficoltà del caso.

Io non conosco granché la fisica e sono un lettore distratto di fumetti. Però leggendo Un pensiero abbagliante mi è venuto più volte da pensare che il tratto di Purvis rende in qualche modo una certa indeterminatezza che c’è nell’aria di questa vicenda. Si vedono le idee che si formano. Ci fa vivere le vertigini di un’idea nuova che oltretutto è vertiginosa di suo, la meccanica quantistica.

Non conoscevo neppure il Bohr antinazista che dà rifugio a molti intellettuali esuli nel suo istituto o quello pacifista che si confronta con i grandi della Terra per evitare una guerra che sarà drammatica.

Ottima la traduzione di Martha Fabbri, e non era facile, credo.

Un pensiero abbagliante è edito da Sironi. Andate, compratelo, leggetelo e regalatelo agli amici.

mar 26 2007

Passato e futuro della fisica

“Ho sempre nutrito un profondo interesse per la storia della scienza. La trovo affascinante e divertente. E mi sembra che, in qualunque racconto scientifico, l’aspetto storico dovrebbe sempre costituire una parte importante”.

Sottoscrivo senza esitazione le parole di Tom Siegfried che aprono L’universo strano (Dedalo 2007). La storia della scienza è una delle chiavi per dare profondità a ogni racconto di scienza, per muovere dai soli risultati alla prospettiva del loro sviluppo, della loro evoluzione. Per non parlare poi delle vicende degli uomini di scienza, delle loro passioni, successi, errori, dubbi.

“Non conosco un modo migliore di insegnare la scienza agli studenti di quello che ne sfrutta la storia. In fin dei conti, la scienza fa parte della storia dell’umanità”, ha anche detto il premio Nobel Steve Weinberg.

Tutto questo è presente ne “L’universo strano”: ci sono le vicende della scienza e gli squarci che queste aprono verso il futuro. C’è la dialettica passato-futuro e ci sono le concezioni e le idee di un tempo che ci colpiscono con la loro straordinaria modernità. Ma ci sono soprattutto gli uomini e le donne che fanno e hanno fatto la scienza.

Tom Siegrefried si colloca in un punto a metà strada tra testimonianza e giornalismo, tra storia e divulgazione e ci racconta la bella storia della fisica del Ventesimo secolo.

Da leggere.

Trovo notevole che l’autore sia stato premiato nel 1993 per la divulgazione della chimica e nel 1997 per quella della psichiatria. E nel 2002 ha scritto questo coinvolgente libro sulla fisica.

Ottimo e versatile.