Categoria: università

giu 01 2008

L’ingegnere dal volto umano

L’ingegnere, si sa, tende a essere visto come un po’ disumano, distaccato dalle cose di tutti noi, freddo e calcolatore. Credo che in gran parte si veda così da sé: tutto equazioni ellittiche e poco immerso nella storia. Mentre l’ingegneria, come tutta la tecnica, è parte della storia. Le viti e i bulloni sono impastati nella carne e nel sangue. Quindi va fatto il punto su Un contesto di relazioni – 10 anni di scienze umane al Politecnico, come titola il convegno che si terrà sabato 6 giugno nel Salone d’onore del Castello del Valentino (9.30-12.30) a Torino. Quale posto più storico e umano, soprattutto nell’immaginario torinese, per fare il punto sulla cultura politecnica?

Ne parleranno fisici, sociologi e ingegneri e sarà un’occasione per aprire ai più giovani il discorso delle “scienze umane” che da oltre dieci anni il Politecnico di Torino cura e persegue.

È interessante che la tecnica, veicolo nel tempo della scienza e della conoscenza che questa produce, trovi il modo di dialogare con la società in una dimensione storica. L’alternativa è che nel farsi interfaccia che rende fruibile la conoscenza scientifica, la tecnica sia anche una cortina fumogena che veste la scienza degli abiti della magia. E alla lunga questo è un problema per la scienza, la tecnica, l’ingegneria e la società. A uscirne vincitrice è solo la visione magica del mondo.