Molta scienza e poca società alla riunione di costituzione del network “Scienza e Società” nato a Bologna venerdì 12 gennaio.
Accademici, giornalisti, scrittori, storici, filosofi, ricercatori, più o meno giovani, più o meno precari, si sono incontrati ospiti del Comune di Bologna per un primo passo che concretizzi un percorso iniziato un anno e mezzo fa a Trieste. Le anime: Pietro Greco, giornalista e direttore del Master in comunicazione della scienza della Sissa nonché della rivista internazionale JCOM, e Angelo Guerraggio, matematico e direttore del centro PRISTEM e della sua rivista Lettera matematica.
La rete c’è già. È presente nei fatti e nelle cose. I suoi nodi sono i festival, le scuole, i master di giornalismo e di comunicazione della scienza, i gruppi di studio e di ricerca, le mostre e i musei. Ma ne fanno parte anche giornalisti della carta stampata, trasmissioni radiofoniche, agenzie e tanti free-lance, per i quali il dialogo tra scienza e società, e la partecipazione della seconda alle decisioni della prima sono il pane quotidiano. Insomma un mondo variegato e con molte potenzialità che non richiede che d’incontrarsi per contribuire a un nuovo ruolo propulsore della scienza nell’Europa del futuro, quella che deve concretizzare Lisbona, per intenderci.
Il successo dipende da quanto tutti assieme si riuscirà a mantenere il progetto della rete su un piano culturale, di riflessione e di crescita, improntato allo scambio, al dialogo e al confronto; con un modello aperto, a rete per l’appunto, che condivide idee, ideali e progetti e che non s’ingessa in associazioni, organismi e microgestioni di potere, in un’accezione politica, tutta italiana e spesso deleteria.
Il rischio è che una parte della comunità, quella più riconoscibile e istituzionalizzata (semplificando: quella più accademica), voglia gestire il processo facendone cosa sua e trasformandolo in un vertice, un centro. Le reti non hanno vertici né centri: solo nodi; non sono caratterizzate da un prima e un dopo: gli eventi avvengono contemporaneamente; non c’è un alto che promana e un basso che raccoglie: semplicemente c’è un unico livello che interagisce e si scambia informazioni, opinioni, esperienze.
L’opportunità è che si riconoscano e acquisiscano un ruolo tutte quelle persone che fanno del rapporto, paritetico per quanto asimmetrico, tra scienza e società un momento importante del proprio mestiere. E che quasi inevitabilmente si trovano in posizioni precarie, vuoi per età vuoi per professioni non sempre codificate e ben accettate dalle istituzioni. Ma che altrettanto inevitabilmente sono e saranno i nodi futuri di questa come di altre reti.
Con un po’ di presunzione, direi che l’Italia ha bisogno di una rete nella quale i nodi abbiano pari dignità e che permetta uno scambio tra diversi attori della società che sono interessati, coinvolti, partecipi alla scienza. Nel rispetto delle specificità profonde e reali di quest’ultima ma senza fare l’errore di dividere il mondo in scienza e non-scienza.
scienza e società, ricerca, università