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	<title>Il mito di Erdős &#187; università</title>
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	<description>nella scienza ciò che importa sono la comunicazione e la condivisione</description>
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		<title>L’ingegnere dal volto umano</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 18:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[scienza e società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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		<description><![CDATA[L’ingegnere, si sa, tende a essere visto come un po’ disumano, distaccato dalle cose di tutti noi, freddo e calcolatore. Credo che in gran parte si veda così da sé: tutto equazioni ellittiche e poco immerso nella storia. Mentre l’ingegneria, come tutta la tecnica, è parte della storia. Le viti e i bulloni sono impastati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/SELxGjjcNJI/AAAAAAAAAVA/3WWZ_vbNfiA/s1600-h/manmachine.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/SELxGjjcNJI/AAAAAAAAAVA/3WWZ_vbNfiA/s200/manmachine.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5206989214119113874" border="0" /></a>L’ingegnere, si sa, tende a essere visto come un po’ disumano, distaccato dalle cose di tutti noi, freddo e calcolatore. Credo che in gran parte si veda così da sé: tutto equazioni ellittiche e poco immerso nella storia. Mentre l’ingegneria, come tutta la tecnica, è parte della storia. Le viti e i bulloni sono impastati nella carne e nel sangue. Quindi va fatto il punto su <a href="http://www.polito.it/php/news/index.php?idn=1968&amp;lang=it&amp;id"><i style="">Un contesto di relazioni &#8211; 10 anni di scienze umane al Politecnico</i></a>, come titola il convegno che si terrà sabato 6 giugno nel Salone d’onore del Castello del Valentino (9.30-12.30) a Torino. Quale posto più storico e <i style="">umano</i>, soprattutto nell’immaginario torinese, per fare il punto sulla cultura politecnica?
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt;">Ne parleranno fisici, sociologi e ingegneri e sarà un’occasione per aprire ai più giovani il discorso delle “scienze umane” che da oltre dieci anni il Politecnico di Torino cura e persegue.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 12pt;">È interessante che la tecnica, veicolo nel tempo della scienza e della conoscenza che questa produce, trovi il modo di dialogare con la società in una dimensione storica. L’alternativa è che nel farsi interfaccia che rende fruibile la conoscenza scientifica, la tecnica sia anche una cortina fumogena che veste la scienza degli abiti della magia. E alla lunga questo è un problema per la scienza, la tecnica, l’ingegneria e la società. A uscirne vincitrice è solo la visione magica del mondo.</p>
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		<title>Ebrei, professori e Israele</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Feb 2008 13:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Son tempi cupi di cambiamento e di reazione. Quindi tornano i fantasmi, com&#8217;è naturale che sia. Ed ecco la black list di 162 professori ebrei che fanno lobby a favore dei sionisti.Reazioni? La comunità ebraica e la procura.Non mi sembra sufficiente: una lista del genere non è questione di codice penale (ovviamente se ci sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/R62vd90p1lI/AAAAAAAAATg/8Jfp7bLzf5g/s1600-h/israeleflag.JPG"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/R62vd90p1lI/AAAAAAAAATg/8Jfp7bLzf5g/s200/israeleflag.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5164977277010302546" border="0" /></a>Son tempi cupi di cambiamento e di reazione. Quindi tornano i fantasmi, com&#8217;è naturale che sia. Ed ecco la black list di 162 professori ebrei che fanno lobby a favore dei sionisti.<br />Reazioni? La comunità ebraica e la procura.<br />Non mi sembra sufficiente: una lista del genere non è questione di codice penale (ovviamente se ci sono aspetti penali, che tutte le procure del caso intervengano: ovviamente!) ma di convivenza civile. Non è neanche questione di ebrei con annessi meccanismi della memoria e incubi dell&#8217;olocausto. Si tratta semplicemente del fatto che le black list &#8211; di ebrei, omosessuali, negri, comunisti, fascisti, mussulmani, zingari, rumeni, nudisti o quant&#8217;altro &#8211; non si fanno. È contro l&#8217;idea stessa di mettere al bando una parte della società che serve una nostra reazione. E che sia una reazione di tutti, non solo di chi deve far rispettare la legge, o di chi ha provato sulla propria pelle le persecuzioni.<br />A me dispiace che nell&#8217;affaticata e sonnacchiosa università italiana non ci sia stato un affannarsi di professori e intellettuali a chiedere di essere segnati nella lista; o a esprimere altra concreta solidarietà a chi nella lista ci è stato messo a forza.<br />A scanso di equivoci, chiedo di essere inserito anch&#8217;io nella lista &#8211; perché tutti i democratici dovrebbero sentire l&#8217;esigenza di stare assieme a quei 162.</p>
<p>S&#8217;ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo.</p>
<p>E così, manzonianamente, a Torino Rifondazione Comunista (con il dissenso di Fausto Bertinotti, va detto) lancia un boicottaggio del salone del libro perché Israele è quest&#8217;anno il paese ospite. A fianco dei boicottanti sta anche il professor Gianni Vattimo.<br />Con un eufemismo, non ho simpatie per la politica estera (leggasi questione palestinese. Leggasi in sostanza: massacro di civili e bambini) dei governi dello Stato d&#8217;Israele. Ma:
<ol>
<li>dissento dall&#8217;identificare un paese con il suo governo ovvero col suo leader: l&#8217;America non è Bush, la Russia non è Putin e l&#8217;Italia, quando le capita, non è Berlusconi</li>
<li>in una situazione di conflitto &#8211; quale è quella tra Israele e Palestina &#8211; dialogare con le parti è necessario e opportuno. L&#8217;alternativa è la distruzione</li>
<li>la cultura è un antidoto alla guerra. Parlare, dialogare e confrontarsi con chi fa libri in Israele è un sostegno concreto ed è prendere parte contro la guerra</li>
</ol>
<p>Quindi quest&#8217;anno sarò felice, più del solito, di essere al Salone del libro che avrà come paese ospite Israele.</p>
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		<title>La sapienza di Benedetto XVI</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2008 08:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[scienza e società]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Nulla più che un&#8217;opinione personale sull&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno accademico all&#8217;università La Sapienza.Il fatto: l&#8217;università invita il papa a prendervi parte.La conseguenza (imprevista? imprevedibile?): una parte significativa del mondo scientifico insorge in nome delle posizioni della Chiesa in tema di scienza.
La Sapienza è la principale università di questo paese e in quanto tale è il maggior centro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/R4xxcRs6wTI/AAAAAAAAATI/S0Y_J4T1XRQ/s1600-h/inaugurazione.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/R4xxcRs6wTI/AAAAAAAAATI/S0Y_J4T1XRQ/s200/inaugurazione.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5155620404034453810" border="0" /></a>Nulla più che un&#8217;opinione personale sull&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno accademico all&#8217;università La Sapienza.<br />Il fatto: l&#8217;università invita il papa a prendervi parte.<br />La conseguenza (imprevista? imprevedibile?): una parte significativa del mondo scientifico insorge in nome delle posizioni della Chiesa in tema di scienza.</p>
<p>La Sapienza è la principale università di questo paese e in quanto tale è il maggior centro di alta formazione e di ricerca (sulla qualità dell&#8217;una e dell&#8217;altra si può ragionare ma altrove). Questo ruolo non è proprietà dei suoi organismi nè dei suoi professori e neppure del suo rettore. Si tratta di una risorsa pubblica di tutti noi.</p>
<p>Alla Sapienza si fa conoscenza e i professori e gli istituti autorevoli sono autorità in materia di conoscenza.</p>
<p>Il papa, a sua volta, è un&#8217;autorità in materia di fede, per chi crede e in particolare per chi crede da cristiano e ancora meglio per chi da cristiano si professa cattolico. Naturalmente, quando parla il papa, e con lui la Chiesa tutta, può anche parlare in termini di conoscenza ma il suo magistero è inerente la fede. Sulla conoscenza, non credo che abbia un&#8217;autorità da spendere &#8211; fatta salva quella millenaria fondata sull&#8217;esperienza come istituzione che ha prodotto conoscenza, ma si tratta di un accidente storico, non di una caratteristica costitutiva e intrinseca della Chiesa. E non credo che Benedetto XVI voglia farsi voce di quest&#8217;esperienza ma piuttosto delle diffusione e del consolidamento della fede.</p>
<p>Con queste premesse, la mia opinione è che, a fronte di un invito che La Sapienza ha rivolto a Benedetto XVI, sarebbe scorretto e scortese non accoglierlo all&#8217;inaugurazione.<br />D&#8217;altra parte però, l&#8217;inaugurazione di un anno accademico è il momento più solenne di riconoscimento dell&#8217;autorità in materia di conoscenza da parte di un&#8217;università, nello specifico della maggiore università italiana.<br />Pertanto, sarebbe bizzarro e poco opportuno che una figura &#8211; per alcuni autorevolissima in materia di fede, ma per la nostra collettività non autorevole in materia di conoscenza &#8211; parlasse in questa sede.<br />Ritengo invece significativo che il papa ascolti ciò che le autorità della conoscenza hanno da dire.</p>
<p>E quindi sono dell&#8217;opinione che il papa vada, che sia ben accolto, ma che taccia e ascolti ciò che le autorità della conoscenza hanno da dire. Anche alla fede.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>PS: una nota di democrazia sulla libertà di parola. Mi sembra incredibile che ci sia chi dice &#8220;assurdo contestarlo&#8221;. Chiunque contesta chi vuole, basta non ledere i diritti della persona contestata nè di alcun altro. La libertà di parola e di opinione garantiscono la possibilità stessa della contestazione. E senza queste libertà nè la scienza nè la fede hanno alcuna speranza di prosperare.</p>
<p>PPS: tutto questo bailamme oscura il fatto che il tema dell&#8217;inaugurazione è &#8220;Pena senza morte&#8221;.</p>
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		<title>Verso un’era dell’open access in Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2007 21:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica scientifica]]></category>
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		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 18 ottobre a Liegi è stata messa la prima pietra di un movimento europeo per l’Open Access: l’EurOpenScholar.

Il perché è presto detto: dal 1993 l’indice globale dei prezzi è cresciuto del 30%. Quello delle riviste scientifiche di oltre il 275%. E presto sarà impossibile per un’istituzione finanziata normalmente, accedere alla letteratura necessaria a una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/Rx--zyTn88I/AAAAAAAAAR4/9_ql9GKhXyc/s1600-h/Groupe.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/Rx--zyTn88I/AAAAAAAAAR4/9_ql9GKhXyc/s200/Groupe.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5125024697857602498" border="0" /></a>Il 18 ottobre a Liegi è stata messa la prima pietra di un movimento europeo per l’Open Access: l’<a href="http://www.ulg.ac.be/relationsexterieures/RecteursOA/">EurOpenScholar</a>.
</p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:100%;">Il perché è presto detto: dal 1993 l’indice globale dei prezzi è cresciuto del 30%. Quello delle riviste scientifiche di oltre il 275%. E presto sarà impossibile per un’istituzione finanziata normalmente, accedere alla letteratura necessaria a una buona ricerca.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:100%;">Nonostante la <a href="http://oa.mpg.de/openaccess-berlin/berlindeclaration.html">Dichiarazione di Berlino</a> del 2003, poche università europee perseguono realmente una politica dell’open access. Urge un’accelerazione.</p>
<p>EurOpenScholar informerà le università europee sulle potenzialità dell’<i style="">open</i> per la ricerca; e cercherà di costruire dei repository istituzionali dove condividere e rendere accessibili le pubblicazioni.</p>
<p>L’obiettivo finale è di convincere I ricercatori, le università e le istituzioni a fare scelte coerenti con l’adozione di una politica <i style="">open</i>.</p>
<p>I fondatori sono : le università di Liegi, Trieste, Roma2 e Roma 3, Vicenza, Porto, Salford, Lancaster, Rotterdam (Erasmus), Torino, Antwerp, Ghent e Southampton; il politecnico della Catalogna a Barcellona; il Paul Ehrlich Institute; l’Instituto Superiore di Sanita; il consorzio Caspur, i Rutherford Appleton Laboratory; e un rappresentante della Commissione Europea.</span></p>
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		<title>Ma chi cura i test di medicina?</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Sep 2007 18:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[fisica]]></category>
		<category><![CDATA[matematica]]></category>
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		<description><![CDATA[Dev&#8217;essere giorno d&#8217;università oggi: dopo il post su Marco Cattaneo e le Scienze della qualunque, non potevo non essere attratto dalla notizia che nel test d&#8217;ingresso a Medicina due domande (perché dobbiamo chiamarli per forza quesiti?) su 80 sono sbagliati.Ovviamente scoppiano le polemiche e c&#8217;è chi si interroga sulla validità del test: chi risarcisce i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RuBFNFBQawI/AAAAAAAAAQM/HS73VUDn3bI/s1600-h/miur.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RuBFNFBQawI/AAAAAAAAAQM/HS73VUDn3bI/s200/miur.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5107158068426205954" border="0" /></a>Dev&#8217;essere giorno d&#8217;università oggi: dopo il post su Marco Cattaneo e le <a href="http://ilmitodierdos.blogspot.com/2007/09/questa-non-una-scienza.html">Scienze della qualunque</a>, non potevo non essere attratto dalla notizia che nel <a href="http://accessoprogrammato.miur.it/compiti/CompitoMedicina2007.pdf">test d&#8217;ingresso a Medicina</a> due domande (perché dobbiamo chiamarli per forza quesiti?) su 80 sono sbagliati.<br />Ovviamente scoppiano le polemiche e c&#8217;è chi si interroga sulla validità del test: chi risarcisce i candidati che hanno speso decine di minuti a ragionare su due domande, la prima con due risposte valide, la seconda senza neanche una risposta giusta?<br />Temo che la soluzione del ministero sia stata salomonica: le due domande incriminate non si considerano e la graduatoria si fa sulle 78 sopravvissute. Non credo proprio che l&#8217;ipotesi di rifare il test avrebbe soddisfatto tutti&#8230;<br />Altrettanto ovviamente sono curioso e la mia curiosità non poteva che crescere scoprendo che le due domande incriminate erano relativamente vicine: la numero 71 e la 79. Così sono andato a guardarmi il <a href="http://accessoprogrammato.miur.it/compiti/CompitoMedicina2007.pdf">PDF</a> e mi è subito saltato all&#8217;occhio che entrambe le domande fanno parte delle 13 che costituiscono il &#8220;Test di Fisica e Matematica&#8221;, ultima parte della prova.<br />Ebbene, se 2 errori su 80 domande mi sembravano già una cifra notevole (2,5%), 2 su 13 (15%) è un vero sproposito. Direi un pessimo indicatore, se non una tragedia nazionale. E allora vorrei che un po&#8217; di attenzione dei media e delle associazioni degli studenti andasse anche al fatto che chi ha formulato le 13 domande di fisica e matematica ne ha sbagliate 2! Forse, la Società Italiana di Fisica e l&#8217;Unione Matematica Italiana &#8211; pur non centrando niente e non avendo responsabilità dirette &#8211; si scusassero a nome della categoria.</p>
<p>PS: ho poi guardato il testo della prova sino in fondo e mi ha colpito l&#8217;ultima frase &#8220;Tutte le domande ad eccezione della numero 71 e della numero 79 hanno come risposta esatta quella indicata alla lettera A)&#8221;. Voglio sperare che le risposte siano state riordinate per rendere pubbliche le risposte e facilitare l&#8217;analisi. Perché se l&#8217;Università italiana dà ai suoi candidati un test con ottanta domande per le quali la risposta giusta è sempre la &#8220;A)&#8221; i casi sono due: o c&#8217;è molta malafede e i test sono una farsa o c&#8217;è molta superficialità e si crede che &#8220;tanto gli studenti non se ne accorgono&#8221;.</p>
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		<title>Questa non è una scienza</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Sep 2007 06:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[immagine della scienza]]></category>
		<category><![CDATA[scienza e società]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Nomina sunt consequentia rerum, come diceva quel tale.Ma purtroppo non è sempre vero. Vale piuttosto il vecchio &#8220;l&#8217;abito non fa il monaco&#8221;. E così, mi piace il gioco di Marco Cattaneo che è un gioco molto serio basato su un ragionamento con più di un fondamento.In sintesi:

la pubblicità spesso si appoggia sulla scienza (io ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/Rt-hkFBQavI/AAAAAAAAAQE/yLHd-qyhQG4/s1600-h/sta2.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/Rt-hkFBQavI/AAAAAAAAAQE/yLHd-qyhQG4/s200/sta2.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5106978143656241906" border="0" /></a>Nomina sunt consequentia rerum, come diceva quel tale.<br />Ma purtroppo non è sempre vero. Vale piuttosto il vecchio &#8220;l&#8217;abito non fa il monaco&#8221;. E così, mi piace il gioco di <a href="http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/">Marco Cattaneo</a> che è un gioco molto serio basato su un ragionamento con più di un fondamento.<br />In sintesi:
<ol>
<li>la pubblicità spesso si appoggia sulla scienza (io ne ho parlato <a href="http://ilmitodierdos.blogspot.com/2007/02/la-scienza-vista-dalla-pubblicit.html">qui</a> ma <a href="http://people.sissa.it/%7Epitrelli/dati/207.pdf">Pitrelli, Manzoli e Montolli</a> l&#8217;hanno studiato molto più seriamente altrove). Come dire &#8220;nani sulle spalle dei giganti&#8221;</li>
<li>questo, dice con ragione Cattaneo, in un Paese dove della scienza interessa molto poco</li>
<li>però, il nostro Paese compensa il disinteresse con una vera passione per chi decide di chiamarsi &#8220;scienza&#8221;: e la classe accademica cavalca l&#8217;onda con fantasia e denominazione.</li>
</ol>
<p>Così ci troviamo circondati da un mare di <a href="http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/08/07/scienze-della-qualunque/">Scienze della qualunque</a> che Marco Cattaneo propone di rinominare. La proposta &#8211; il gioco &#8211; mi ricorda le <a href="http://www.mestierediscrivere.com/testi/riscritture.htm">Riscritture del Mestiere di scrivere</a> e mi diverte.</p>
<p>Insomma il punto è sostituire &#8220;Scienze e Tecnologie della Moda&#8221; con &#8220;Competenze per la moda&#8221;, &#8220;Moda, costumi e società&#8221;, &#8220;Moda e cultura&#8221; oppure una delle mille altre varianti che possono venire in mente.</p>
<p>Giusto per semplificarvi la vita, vi ripropongo quaggiù la lista di Scienze della qualunque cui fa riferimento Cattaneo. Buon divertimento:</p>
<p>Scienze e Tecniche dell’Industria Culturale (enigmatico);<br />Scienze dell’Educazione e della Formazione;<br />Scienze della Formazione Primaria (sempre più misterioso);<br />Scienze e Tecnologie della Moda (?);<br />Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria;<br />Scienze dei Consumi Alimentari e della Ristorazione;<br />Scienze di Internet (e qui siamo nel surrealismo puro);<br />Scienze Internazionali e Diplomatiche;<br />Scienze dell’Organizzazione;<br />Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali;<br />Scienze della Comunicazione Plurilingue (???);<br />Scienza dell’Economia e della Gestione Aziendale (dico, ma non bastava “Economia e gestione aziendale”, no?);<br />Scienza dell’Amministrazione;<br />Scienze Sociali per Lo Sviluppo;<br />Scienze Geo-Topo-Cartografiche, Territoriali, Estimative ed Edilizie (giuro che, non l’ho inventato);<br />Scienze del Servizio Sociale;<br />Scienze Turistiche;<br />Scienze per la Comunicazione Internazionale;<br />Scienze del Governo e dell’Amministrazione (davvero?);<br />Scienze Sociologiche (già, sociologia non bastava…);<br />Scienze della Mediazione Linguistica (?);<br />Scienze delle Professioni Educative (criptico);<br />Scienze Gastronomiche;<br />Scienze della Comunicazione Multimediale;<br />Scienze Agrarie per la Sicurezza Alimentare e Ambientale nei Tropici (lo segnalo per la peculiarità dei Tropici; perché solo nei Tropici? Perché non anche nei paesi temperati? È una laurea che torna utile con il riscaldamento globale?);<br />Scienze Faunistiche;<br />Scienze Vivaistiche, Ambiente e Gestione del Verde;<br />Scienze dei Servizi Giuridici;<br />Scienze dell’Infanzia;<br />Scienze delle Produzioni e del Marketing Agroalimentare;<br />Scienze della Formazione Continua (quando forse basterebbe una formazione tout court…);<br />Scienze della Mediazione Interlinguistica e Interculturale;<br />Scienze dei Beni Musicali e dello Spettacolo;<br />Scienze dei Beni Archivistici, Librari e Mobili-Artistici;<br />Scienze Sociali per la Cooperazione, Lo Sviluppo e la Pace;<br />Scienze della Enogastronomia Mediterranea e Salute;<br />Scienze dell’Informazione: Editoria e Giornalismo;<br />Scienze Umanistiche per la Comunicazione;<br />Scienze Internazionali e Istituzioni Europee;<br />Scienze e Tecnologie Orafe;<br />Scienze per Operatori dei Servizi Giuridici;<br />Scienze dell’Organizzazione.</p>
<p>PS: va detto che anche chiamare &#8220;Scienze matematiche&#8221; la &#8220;Matematica&#8221; o &#8220;Scienze fisiche&#8221; la &#8220;Fisica&#8221;, pur con tutte le sue buone ragioni storiche ed epistemologiche, non è il massimo.</p>
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		<title>L’Università del 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2007 13:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli inglesi si sa hanno uno spirito nazionale ben più sviluppato di noi italiani. Forse anche per questo si avvicinano alle cose europee con cautela e difendendo strenuamente i loro simboli e le loro istituzioni. Ci sono situazioni in cui non sbagliano.
Nel 1999 a Bologna è stato lanciato il cosiddetto Processo di Bologna che deve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RkHPjRKuytI/AAAAAAAAAL0/iDNskfel-NU/s1600-h/bologna.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RkHPjRKuytI/AAAAAAAAAL0/iDNskfel-NU/s200/bologna.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5062555660951931602" border="0" /></a>Gli inglesi si sa hanno uno spirito nazionale ben più sviluppato di noi italiani. Forse anche per questo si avvicinano alle cose europee con cautela e difendendo strenuamente i loro simboli e le loro istituzioni. Ci sono situazioni in cui non sbagliano.
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Nel 1999 a Bologna è stato lanciato il cosiddetto <a href="http://ec.europa.eu/education/policies/educ/bologna/bologna_en.html">Processo di Bologna</a> che deve culminare nel 2010 con l’armonizzazione di tutti i corsi di laurea in Europa. Ci sarà chi vedrà valorizzato il proprio e chi lo vedrà declassato. Gli inglesi hanno timori e pianificano contromosse.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Temono che i corsi quadriennali siano visti come corsi di serie B e quindi perdano valore come tappa della formazione di studenti che vogliono diventare ricercatori e scienziati. Così l’Institue of Physics prende le distanze dalla raccomandazioni elaborate dal ministero londinese e invoca un ruolo di leadership per la comunità scientifica che deve esprimersi sull’alta formazione.</p>
<p class="MsoNormal">Il direttore del settore “education and science”, Peter Main,afferma: “Puntiamo le nostre speranze sulla possibilità che la comunità scientifica spinga il governo all’azione. Il rapporto per ora è manchevole e ignora il problema principale: la riorganizzazione della struttura dei corsi di laurea che in Europa ha avuto quasi ovunque luogo mentre in Inghilterra è in ritardo. È un pericolo e alcuni corsi possono venir considerati di serie B dal resto dell’Europa”. Dall’Inghilterra, il conseguimento dello standard 3+2+3 sembra un passaggio obbligato per offrire un percorso di alta formazione ai futuri ricercatori e scienziati. </p>
<p class="MsoNormal">A me tutto questo sembra anni luce dalle preoccupazioni di chi vive e governa l’Università in Italia. È vero che da noi il 3+2+3 c’è, ma non sarebbe il caso che anche da noi iniziasse una discussione su come difendere sostanzialmente ciò che va difeso? Ovviamente la condizione è riconoscere che non tutti i corsi meritano la promozione e che alcuni devono stare in serie B o meglio essere chiusi. Offrire alta formazione ai giovani non vuol dire aprire università a “un’ora di macchina” dalla casa di ciascuno. E neppure sbizzarrirsi in corsi di laurea che, lo sappiamo tutti già a priori, non produrranno mai dei lavoratori seri e preparati.</p>
<p class="MsoNormal">L’Europa, ma prima ancora i suoi giovani, ha bisogno che l’alta formazione sia veramente tale, senza trucchi né offerte compiacenti.</p>
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		<title>Ricercatori fuori dall’università</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2007 09:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica scientifica]]></category>
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		<description><![CDATA[Ma la scienza si fa veramente nelle Università? Dove si crea la nuova conoscenza? Che ruolo hanno i ricercatori non-universitari?
Sono le domande che si sono posti a Belfast con il Festival delle Scienze Sociali, organizzato dall’Economic and Social Research Council presso la Queen’s University.
Pensiamo agli storici che si occupano di storia locale e famigliare, ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/Rf0MucXtJpI/AAAAAAAAAIA/1nigp6tA0Pg/s1600-h/fss07.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/Rf0MucXtJpI/AAAAAAAAAIA/1nigp6tA0Pg/s200/fss07.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043201149753960082" border="0" /></a>Ma la scienza si fa veramente nelle Università? Dove si crea la nuova conoscenza? Che ruolo hanno i ricercatori non-universitari?
<p class="MsoNormal">Sono le domande che si sono posti a Belfast con il <a href="http://www.esrcsocietytoday.ac.uk/ESRCInfoCentre/FSS/">Festival delle Scienze Sociali</a>, organizzato dall’Economic and Social Research Council presso <st1:personname productid="la Queen" st="on">la <a href="http://www.qub.ac.uk/">Queen</a></st1:personname><a href="http://www.qub.ac.uk/">’s University</a>.</p>
<p class="MsoNormal">Pensiamo agli storici che si occupano di storia locale e famigliare, ai biografi, agli archeologi, agli astronomi amatoriali, ai naturalisti sul campo, ai giornalisti scientifici e a molti altri. Tutti sono fuori dalle università ma sono in grado di dialogare con gruppi di ricerca e di raggiungere risultati realmente scientifici.</p>
<p class="MsoNormal">David Livingstone, geografo e uno degli organizzatori del Festival, sottolinea come quelle delle università quali fonte unica della conoscenza sia un mito infondato: “La conoscenza è sempre stata prodotta in molti contesti diversi dalle università, in ogni epoca. Nella nostra, che si caratterizza per un peso crescente della specializzazione, è ancora più importante che ci sia un dialogo onesto e vero tra chi sta dentro e chi sta fuori dalle università. Il rischio? È che le università stesse siano tagliate fuori dai processi economici basati sulla conoscenza”.</p>
<p class="MsoNormal">In ballo è il ruolo delle università, forse la loro stessa esistenza. Se non sapranno riconoscere il contributo essenziale di studiosi indipendenti e se non li sapranno accogliere come membri di pari diritto della comunità scientifica, saranno presto una sede superata e rischieranno, loro, di essere tagliate fuori dal dibattito scientifico.</p>
<p class="MsoNormal">Non basta più che le università facciano alta formazione e ricerca, ora devono anche fare comunicazione, con la società tutta, e in particolare con gli studiosi indipendenti.<br />Chi sta fuori infatti ha spesso una maggior agilità e versatilità che gli permette di produrre conoscenza altrettanto buona e contemporaneamente di metterla in circolo nel mercato della conoscenza.</p>
<p>In questa cornice, le università rischiano la fine dei dinosauri, sempre che, come a Belfast, non colgano l’importanza di mettersi in gioco e confrontarsi con chi si muove liberamente nel mondo esterno.</p>
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		<title>Il valore economico di una laurea</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2007 15:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[politica scientifica]]></category>
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		<description><![CDATA[Laurearsi conviene. Non parliamo di cultura, di formazione, di qualità della vita ma solo di soldi, di euro o meglio di sterline.
L’organismo inglese Universities UK ha redatto un rapporto che mostra il puro valore economico di una laurea.
Stipendi superiori del 20-25%.
Maggiori opportunità di guadagno purtroppo premiano i maschi – e meno le femmine. Ma per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RemWR-8OxpI/AAAAAAAAAHU/jN5iKJMyWbU/s1600-h/graduate.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RemWR-8OxpI/AAAAAAAAAHU/jN5iKJMyWbU/s200/graduate.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5037722893888177810" border="0" /></a>Laurearsi conviene. Non parliamo di cultura, di formazione, di qualità della vita ma solo di soldi, di euro o meglio di sterline.
<p class="MsoNormal">L’organismo inglese <a href="http://www.universitiesuk.ac.uk/">Universities UK</a> ha redatto un <a href="http://www.universitiesuk.ac.uk/mediareleases/show.asp?MR=483">rapporto </a>che mostra il puro valore economico di una laurea.</p>
<p class="MsoNormal">Stipendi superiori del 20-25%.</p>
<p class="MsoNormal">Maggiori opportunità di guadagno purtroppo premiano i maschi – e meno le femmine. Ma per fortuna quelli che vengono da gruppi socio-economici deboli o da famiglie che hanno basse entrate.</p>
<p class="MsoNormal">La collettività investe per produrre un laureato. Ebbene questo è un buon investimento, stimato in un 12-13%.</p>
<p class="MsoNormal">E ancora: i benefici economici dei laureati aumentano man mano che questi avanzano in età e carriera. La forbice nei confronti dei non laureati si apre sempre di più.</p>
<p class="MsoNormal">I laureati trovano lavoro più facilmente e quando licenziati lo ri-trovano meglio di chi è licenziato senza laurea.</p>
<p class="MsoNormal">E tutto questo succede pur in presenza di un innalzamento generale dei livelli di formazione e di un aumento del numero di laureati.</p>
<p class="MsoNormal">Come dire che nonostante una maggior concorrenza, laurearsi è sempre un buon investimento individuale.</p>
<p class="MsoNormal">Tra parentesi: il rapporto presenta anche altri benefici non economici, sulla salute, la riduzione del crimine, la coesione sociale e così via.</p>
<p class="MsoNormal">Insomma, nella società della conoscenza, la laurea conviene. Almeno nel Regno Unito.</p>
<p><span style="">Sarebbe interessante capire che beneficio c’è in Italia…</span></p>
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		<title>Una rete tra scienza e società</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 20:49:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scienza e società]]></category>
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		<description><![CDATA[Molta scienza e poca società alla riunione di costituzione del network &#8220;Scienza e Società&#8221; nato a Bologna venerdì 12 gennaio.
Accademici, giornalisti, scrittori, storici, filosofi, ricercatori, più o meno giovani, più o meno precari, si sono incontrati ospiti del Comune di Bologna per un primo passo che concretizzi un percorso iniziato un anno e mezzo fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RavpLUeLL5I/AAAAAAAAACc/KAu7y93K6aI/s1600-h/greco.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_Qgzr_fidCfQ/RavpLUeLL5I/AAAAAAAAACc/KAu7y93K6aI/s200/greco.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5020362590317653906" border="0" /></a>Molta scienza e poca società alla riunione di costituzione del network &#8220;Scienza e Società&#8221; nato a Bologna venerdì 12 gennaio.
<p>Accademici, giornalisti, scrittori, storici, filosofi, ricercatori, più o meno giovani, più o meno precari, si sono incontrati ospiti del Comune di Bologna per un primo passo che concretizzi un percorso iniziato un anno e mezzo fa a Trieste. Le anime: Pietro Greco, giornalista e direttore del Master in comunicazione della scienza della Sissa nonché della rivista internazionale <a href="http://jcom.sissa.it/">JCOM</a>, e Angelo Guerraggio, matematico e direttore del centro PRISTEM e della sua rivista <a href="http://matematica.uni-bocconi.it/index.htm">Lettera matematica</a>.</p>
<p>La rete c’è già. È presente nei fatti e nelle cose. I suoi nodi sono i festival, le scuole, i master di giornalismo e di comunicazione della scienza, i gruppi di studio e di ricerca, le mostre e i musei. Ma ne fanno parte anche giornalisti della carta stampata, trasmissioni radiofoniche, agenzie e tanti free-lance, per i quali il dialogo tra scienza e società, e la partecipazione della seconda alle decisioni della prima sono il pane quotidiano. Insomma un mondo variegato e con molte potenzialità che non richiede che d’incontrarsi per contribuire a un nuovo ruolo propulsore della scienza nell’Europa del futuro, quella che deve concretizzare Lisbona, per intenderci.</p>
<p>Il successo dipende da quanto tutti assieme si riuscirà a mantenere il progetto della rete su un piano culturale, di riflessione e di crescita, improntato allo scambio, al dialogo e al confronto; con un modello aperto, a rete per l’appunto, che condivide idee, ideali e progetti e che non s’ingessa in associazioni, organismi e microgestioni di potere, in un’accezione politica, tutta italiana e spesso deleteria.</p>
<p>Il rischio è che una parte della comunità, quella più riconoscibile e istituzionalizzata (semplificando: quella più accademica), voglia gestire il processo facendone cosa sua e trasformandolo in un vertice, un centro. Le reti non hanno vertici né centri: solo nodi; non sono caratterizzate da un prima e un dopo: gli eventi avvengono contemporaneamente; non c’è un alto che promana e un basso che raccoglie: semplicemente c’è un unico livello che interagisce e si scambia informazioni, opinioni, esperienze.</p>
<p>L’opportunità è che si riconoscano e acquisiscano un ruolo tutte quelle persone che fanno del rapporto, paritetico per quanto asimmetrico, tra scienza e società un momento importante del proprio mestiere. E che quasi inevitabilmente si trovano in posizioni precarie, vuoi per età vuoi per professioni non sempre codificate e ben accettate dalle istituzioni. Ma che altrettanto inevitabilmente sono e saranno i nodi futuri di questa come di altre reti.</p>
<p>Con un po’ di presunzione, direi che l’Italia ha bisogno di una rete nella quale i nodi abbiano pari dignità e che permetta uno scambio tra diversi attori della società che sono interessati, coinvolti, partecipi alla scienza. Nel rispetto delle specificità profonde e reali di quest’ultima ma senza fare l’errore di dividere il mondo in scienza e non-scienza.</p>
<p>  <span style="">scienza e società, ricerca, università</span></p>
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