Categoria: web 2.0

apr 27 2010

LHC 2.0

Da qualche tempo tengo d’occhio i sommovimenti della ricerca nella galassia 2.0. Mi sembra interessante quanto succede intorno a LHC che si racconta in diretta su un blog, in realtà dedicato a LHC Italia. E ovviamente se ne sta bello bello sul faccia-libro con una sua pagina che a tutt’oggi ha oltre ventottomila ammiratori.

Chissà come evolverà la sua presenza 2.0 con l’evolvere della sua attività.

Che significato ha essere un “sostenitore” di LHC? Chi sono le persone che vogliono informazioni in tempo reale? Insomma, come interagisce e come si integra la dinamica di un esperimento così grande con la comunicazione al grande pubblico di Facebook?

mar 24 2010

MyScience

Una nuova webzine cerca di avvicinare i giovani alla scienza. Viene dalla Finlandia, si chiama MyScience. Consiglio di tenerla sott’occhio. Mi sembra un luogo che potrebbe attrarre anche gli adolescenti italiani. Staremo a vedere.

mar 14 2010

Che blogger, Schiapparelli!

E così anche Giovanni Virginio Schiaparelli (pur morto a Milano nel 1910) decide di debuttare nella blogosfera con un suo blog nel quale aprirà a tutti noi gli aspetti più intimi e significativi di se stesso.

Il blog è online da oggi sotto il titolo “di pane e di stelle”.

Agnese Mandrino, Ilaria Arosio, Cristina Bernasconi, Anna Maria Lombardi, M.Rosa Panzera e Stefano Sandrelli aiutano il vecchio GVS a postare e a dialogare con i suoi lettori.

feb 03 2010

Giornalismo scientifico made in Uk

Veloce segnalazione per questo report del The Risk, Science and the Media Research Group dell’Università di Cardiff.

Segnalazione che rimbalzo dal neonato blog di Nico Pitrelli. In bocca la lupo a lui, buona lettura a voi.

gen 06 2010

Nobel per la Pace a internet

A me l’idea di lanciare la candidatura a internet per il premio Nobel per la Pace sembra sensata. Il dibattito su cosa è la rete (in particolare in Italia) è pleistocenico. La riflessione sul suo ruolo in democrazia quasi nulla.

La realtà invece sta andando da un’altra parte. Una candidatura al Nobel potrebbe far crescere la consapevolezza in merito.

Che ne dite? Parliamone!

gen 06 2009

Galápagos: l’isola dei giovani science writer italiani

Quelli di Sironi fanno dei buoni libri e Martha Fabbri cura e ama i suoi che raccoglie nella collana Galápagos.

Così oggi, al grido di “Via la polvere dagli scaffali. Anche quelli di scienza!”, lancia il canale Youtube LibriGalapagos.
A me gli esperimenti di contaminazione mediatica (carta-web-video in questo caso) piacciono.
Buona visione e buona lettura.
mag 16 2008

Sci(bzaar)net

Il 17 maggio dalle 9.30 alle 1700, presso la Scuola politecnica di design, a Milano, ci sarà lo Sci(bzaar)net, incontro per riflettere sulle sfide che internet lancia alla divulgazione scientifica.

Peccato che non potrò esserci, mi sarebbe piaciuto.

Ma se siete a Milano e avete voglia, fateci un salto.

Aspetto i vostri commenti.

gen 25 2008

Le Nazioni Unite e il popolo dei Wikipediani

L’Università delle Nazioni Unite vuole vederci più chiaro. E così assieme alla Wikimedia Foundation nei prossimi mesi studierà i comportamenti e i profili degli utenti di Wikipedia.

Wikipedia è oggi il nono sito più visitato al mondo e forse uno degli attori più forti per quanto riguarda la diffusione della conoscenza. Però, come tutti sul web, ha difficoltà a capire chi sono i suoi lettori, in più, chi sono gli autori dei suoi testi.

Per Wikipedia lo studio realizzato assieme a UNU-MERIT dell’Università di Maastricht è importante per mettere in campo strategie volte a persuadere nuove persone a produrre, correggere e migliorare i contenuti pubblicati.

Per le Nazioni Unite lo studio serve in due direzioni. Da un lato, capire le dinamiche del progetto collaborativo più grande e di maggior successo al mondo. E chissà che non ne esca un modello utilizzabile anche in settori del tutto diversi.

Dall’altro per rafforzare una risorsa gratuita ed essenziale che può dare accesso all’informazione a paesi nei quali non si può ragionare seriamente con modelli che prevedono di commercializzare le risorse intellettuali.

Insomma, Wikipedia, che tutti noi vediamo come l’enciclopedia del futuro, può diventare contemporaneamente un modello per lavorare assieme in modo cooperativo e una fonte di informazione e conoscenza per chi non se le può comprare.

ott 13 2007

Tra wikipedia e Beppe Grillo

Andrew Keen è uno degli osservatori perplessi di internet e del web 2.0. La rivoluzione dell’interattività e dei contenuti prodotti dagli utenti produrranno, secondo Keen, “meno cultura, informazioni meno affidabili e alla fine caotiche”. Con queste tesi ha contribuito a vivacizzare, lo scorso settembre, la conferenza che l’Università di York ha organizzato suo web 2.0.

Wikipedia, i blog, Facebook, MySpace e YouTube, de.li.ci.ous sono strumenti per democratizzare la conoscenza, o almeno lo scambio d’informazioni, oppure contribuiscono a togliere ogni autorevolezza e affidabilità alle stesse. È una questione che investe alcune idee fondamentali: dalla privacy all’affidabilità, dall’identità alla democrazia.

In questi anni, il web è cresciuto per mano dei tecnologi e degli scienziati duri, prevalentemente. E forse ora è il momento che la discussione si sposti sul piano delle scienze sociali. La creatività di massa – concetto fissato in un libro di Charles Leadbeater, altro partecipante al dibattito – è un fenomeno nuovo che entra in collisione – positiva o conflittuale questo lo si vedrà – con la cultura come siamo abituati a conoscerla.

Le persone non vogliono soltanto merci e servizi, ma opportunità e strumenti per prendere parte in prima persona al gioco, per essere protagoniste del dibattito, indipendentemente dall’oggetto sul quale il dibattito verte.

Insomma, sembra che la discussione sia capire quanto i cittadini di una moderna democrazia – moderna anche perché il web 2.0 ha un ruolo – siano dei sempliciotti che si bevono acriticamente masse d’informazioni. O piuttosto sviluppino un sempre più affinato senso critico proprio per la partecipazione in prima persona alla costruzione delle informazioni e del loro senso.

In questo dibattito, Wikifoundation pensa se “chiudere” in qualche modo l’afflusso dei contributi liberi per rispondere alla domanda di maggior affidabilità. Ma sempre in questo clima, Beppe Grillo fa un cortocircuito che parte dalle sale dei teatri, va in rete e torna nelle piazze. La prima sembra voler rassicurare i sempliciotti, il secondo punta su un senso critico meglio affinato.

Staremo a vedere.

set 28 2007

Sulle icone vecchie e sulle icone nuove

Il web è l’ambiente naturale dei digitali nativi e questa generazione guarda e guarderà al futuro attraverso le lenti del web 2.0 (e seguenti). Il fatto interessante, dice il sociologo olandese Jos de Haan, è che nell’era dell’ICT l’influenza maggiore è sulla vita culturale più ampia. I nativi digitali non hanno solo un approccio diverso alle tecnologie ma percepiscono la storia, le tradizioni e la cultura diffusa in modo diverso.

Devono orientarsi in un mondo virtuale e si adattano ai nuovi strumenti che hanno a disposizione. Attenzione! Come i loro genitori hanno l’accesso all’email, a internet, a (almeno) un cellulare. Ma non è il possesso che li fa diversi e come il usano. Schematizzando: i loro genitori ne fanno un uso funzionale (“ho una tecnologia, la uso”), i digitali nativi ne vedono come occasioni di comunicazione e inte(g)razione: giocano, scaricano musica, fanno foto, condividono file. Agiscono.

Conseguenza: i luoghi, gli strumenti e i momenti della tradizione culturale hanno dei duri competitor. Se non sanno, non sapranno digitalizzarsi, il rischio è che la “trasmissione sui tempi lunghi” vada persa, s’indebolisca.

Questo è tanto più vero sulla scienza che si fonda sulla sedimentazione di conoscenze e quindi ha i tempi lunghi nel proprio dna. O dialoga per mezzo delle nuove icone o quelle vecchie – i suoi simboli – rischiano di cadere in disuso.

Sarebbe paradossale vista l’origine “scientifica” del web e dell’ICT in genere.

PS: questo post è stato pubblicato il 28 settembre. E quindi è rosso nella speranza che la giunta militare birmana torni sui suoi passi e interrompa la reazione violenta alle manifestazioni pacifiche del suo popolo.