Che vinca il migliore? Forse

Gli antichi parlavano di vittoria di Pirro, gli economisti dicono maledizione del vincitore.
Facciamo l’esempio di un’asta: è probabile che il grosso delle offerte si raggruppino intorno al vero valore dell’oggetto in vendita – è la definizione soggettivista delle probabilità, dopotutto. Chi lo acquista è perché ha fatto un’offerta più alta. Ergo: c’è il fondato rischio che non abbia fatto un buon affare.
Lo stesso sembra succedere con gli articoli scientifici, sostiene John Ioannidis, epidemiologo dell’Università di Ioannina. La sua tesi è che le riviste più prestigiose – Nature e Science per intenderci – non pubblicano necessariamente gli articoli migliori.
Ioannidis osserva che parte della reputazione delle riviste più prestigiose risiede nel fatto che pubblicano pochi articoli – quella che gli economisti chiamano scarsità artificiale. La scarsità rende la competizione più dura. E quindi i vincitori sono quelli che strombazzano e sopravvalutano di più i propri risultati sensazionali. Mentre il gruppone dei risultati meno spettacolari viene relegato su riviste serie ma meno note, a meno che, addirittura, non vengano cestinati.
Ioannidis ritiene che la dinamica sia la stessa delle aste: c’è un gruppo di articoli che stanno attorno al risultato e che quindi probabilmente dicono le cose interessanti. E c’è un numero ristrettissimo di articoli che si assumono il rischio di strillare il risultato e che quindi possono benissimo non essere un buon affare. Ergo: dei buoni articoli.
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La tesi di Ioannidis è uscita sull’Economist (tradotta in italiano sulla versione cartacea di Internazionale), ma altre sue osservazioni economiche sulle pubblicazioni scientifiche si trovano qui.
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