giu 02 2007

Chi decide per la medicina?

Negli Stati Uniti, come da noi del resto, le questioni legate alla salute sono sempre più sotto gli occhi dell’opinion pubblica, e questo dovrebbe far concludere che i medici di base si sentano sempre più coinvolti nel partecipare alla vita politica.

Invece uno studio presentato alla conferenza annuale della Society for Academic Emergency Medicine (SAEM) Annual Meeting, mostra come la loro partecipazione ai processi politici sia calata nel corso degli anni.

Jennifer Lee e Melissa McCarthy della Johns Hopkins Medical School hanno analizzato l’affluenza alle urne e quindi la partecipazione al voto basandosi sui dati degli exit-poll del Census Bureau degli Stati Uniti. Ebbene, in confronto ad altre categorie professionali i medici di base votano molto meno (uno su quattro non lo fa). Sono nettamente inferiori a avvocati, insegnanti e agricoltori e leggermente inferiori a segretarie, autisti, operai, ingegneri, infermiere. Eppure le questioni legate proprio alla loro professione sono spesso centrali nelle campagne elettorali.

La scarsa partecipazione la voto priva gli Stati Uniti di un’importante partecipazione alle decisioni politiche in materia di salute. È notevole che proprio gli “esperti” facciano un passo indietro nella partecipazione politica. Di conseguenza, cresce il peso dei non esperti su decisioni che riguardano tutti ma che richiedono una certa dose di consapevolezza.

Da un lato è significativo che proprio chi è più professionalmente coinvolto non esprima molta fiducia negli strumenti politici. Dall’altro che la società – con tutta la sua varietà di attori, gruppi e figure professionali – ponga al centro dell’agenda politica temi sui quali gli addetti ai lavori fanno un passo indietro. Serve pertanto che i cittadini si dotino degli strumenti per dialogare tra loro e con gli esperti su questioni articolate e delicate.

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