Chi non mangia non ragiona
S’ode a destra uno squillo di tromba. A sinistra risponde uno squillo. Come ho scritto, l’Europa lancia l’Anno delle pari opportunità e queste vanno intese in molte diverse accezioni. Ed ecco che leggo su The Lancet che oltre 200 milioni di bambini non riescono a sviluppare le loro capacità cognitive.
Perché? Perché non mangiano (o meglio sono denutriti), hanno problemi di salute, non sono assistiti, non frequentano la scuola, hanno madri malate, depresso o inadeguate. Dei padri non si parla neppure che in molti contesti non ci sono, non contano. O peggio.
I due terzi di questi bambini sono in India, Nigeria, Cina, Bangladesh, Etiopia, Indonesia, Pakistan, Repubblica democratica del Congo, Uganda e Tanzania. Vale a dire che vivono in paesi dove gran parte della popolazione è formata da bambini. La questione quindi è vitale per lo sviluppo di questi paesi oltre che per la vita di queste persone. Infatti, se la situazione rimane così, in futuro non potrà che replicarsi con nuove carenze di cibo, problemi di salute, scarsa assistenza, poca scolarizzazione, madri inadeguate ecc. ecc.
Agire su questi fattori significa anche restituire ai bambini le loro capacità cognitive e allo stesso tempo costruire condizioni perché la situazione non si replichi nel tempo. Adesso, la via più rapida è quella di dare ai bambini di oggi alcuni strumenti e stimoli intellettuali in modo da interrompere il processo in atto. Farli giocare, come fa SOS Children’s Village è un primo passo importante.
Le scienze hanno ripreso, in italiano, la notizia (per leggere gli articoli originali su The Lancet serve un abbonamento alla rivista).
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