feb 02 2007

Cooperazione scientifica a Gerusalemme

Nasce alla Hebrew University di Gerusalemme il “Centro per la convergenza di scienze e tecnologie”, per iniziativa di Dan Gazit e in collaborazione con Yissum, la società per il trasferimento tecnologico dell’Università stessa.

Oggi il Centro si propone di aprire linee di ricerca che facciano dialogare le scienze umane con l’informatica, la biomedicina con la giurisprudenza, l’etica con gli studi sull’opinione pubblica. O meglio, come dice Gazit, coniando un acronimo: il centro sarà BINCA, cioè bio, info, nano, cogni e artistico.

Si candida quindi a essere luogo d’incontro di prospettive diverse che coinvolgono elementi scientifici, economici, etici, legali, sociali.

I primi tre progetti che il Centro finanzia sono:

  • lo sviluppo di nano-sensori per ricercare le cause patogene, attraverso la cooperazione di medicina, natotecnologia e business
  • lo studio delle origini preistoriche della lingua ebraica, attraverso la cooperazione di fisica chimica, archeologia, linguistica e informatica
  • la comprensione dell’altruismo nella società umana, attraverso la cooperazione di biomedicina, informatica, scienze cognitive e sociali.

Domani il Centro svilupperà programmi d’insegnamento per formare giovani ricercatori capaci di cooperare e lavorare in modo “convergente”.

Secondo Gazit questa via ha la possibilità di attrarre intelligenze e competenze molto diverse che colgono la potenzialità della cooperazione. Ma soprattutto può creare un contesto nel quale nascano settori scientifici nuovi e linee di ricerca inedite e molto fertili.

3 commenti

  • Di BLOG NEWS, 2 febbraio 2007 @ 15:05

    Complimenti per il blog e per il post. Ti invito a visitare il mio blog http://newsfuturama.blogspot.com/ ciao

  • Di Anonymous, 4 febbraio 2007 @ 11:29

    o sei un giornalista oppure il post su rock stelle e proteine l’hai liberamente tratto/scopiazzato/cosa?!? da un articolo di internazionale. =P ciao ciao teresa

  • Di Daniele Gouthier, 6 febbraio 2007 @ 10:05

    Cara Teresa,

    hai ragione e torto. Le cose non sono così nette. Da tempo mi interesso di come la scienza sta nella narrativa (e quindi nell’arte). Leggo, studio, sperimento. E quindi ho le orecchie tese a ciò che va in questa direzione.

    Qualche tempo fa ho letto un pezzo sulla rivista Seed. Poi passano le settimane e trovo un articolo sempre da Seed su Internazionale (che, lo ammetto, leggo da quando c’è). E ho fatto uno più uno, tre, ricordandomi anche di un commentario che era uscito sulla rivista Jcom (nella quale sono coinvolto).

    E così ne è uscito questo post, anche tratto/scopiazzato da Internazionale.

    Dal mio punto di vista era interessante il loro interesse per il tema. Tutto qui. Grazie e ciao. Daniele

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