gen 18 2007

Dieci anni di Scienza Under 18

Non tutti i progetti per la scuola si aprono con dei laboratori.

E se poi nei laboratori gli insegnanti fanno quello che nei mesi successivi dovranno fare gli studenti, il coinvolgimento è assicurato. Già dalla presentazione si capisce che Scienza Under 18 non è il solito progetto per la scuola: non ci sono resoconti di docenti esperti, non si ascoltano relazioni e conferenze, non si commissionano analisi a esperti. Si partecipa.

E come? Gli studenti devono “semplicemente” realizzare un exhibit, farlo funzionare, costruirgli attorno tutti gli apparati necessari: dai cartelloni agli opuscoli d’istruzione, dai pezzi di ricambio alla formazione di quelli di loro che faranno da guide, da espositori. Il gran finale è metterlo in mostra al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” in quattro giorni (15-18 maggio) difficilmente dimenticabili: la prima esposizione da protagonisti, e per di più nei bellissimi chiostri di un museo vero.

Sono giorni nei quali gli studenti, dalle scuole materne alle elementari, dalle medie alle superiori, espongono – a Milano e in altre cinque sedi lombarde – a un pubblico di studenti e di visitatori i progetti di scienza che hanno preparato durante l’anno. Fianco a fianco, lavorano cuccioli di tre quattro anni e marcantoni di diciannove, senza soluzione di continuità, in un brulicare allegro e chiassoso nel quale ciascuno è orgoglioso di mostrare quello che ha fatto, dopo averlo capito.

E il protagonismo è garanzia di un insegnamento che propone agli alunni un modello vivo e appassionante dil sapere scientifico, dalla comprensione alla realizzazione alla comunicazione. È un percorso nel quale gli studenti si riappropriano dei propri processi di apprendimento. E gli insegnanti entrano a far parte di una comunità viva che fa ricerca e formazione sul rapporto tra insegnamento, apprendimento e comunicazione della scienza. Una comunità che ha capito concretamente che l’interazione comunicativa è una pratica tra diversi attori, scuola compresa. E che gioca il suo ruolo in questa interazione.

L’operazione di portare la scienza fuori dalla scuola, aggiungendo quindi all’educazione scientifica che si pratica all’interno la componente di comunicazione pubblica dei progetti da parte degli studenti, è un volano che dagli effetti del tutto imprevisti e sorprendenti per gli stessi organizzatori di Su18.

Negli anni, le classi hanno proposto pratiche del tutto innovative: il teatro scientifico sui contesti personali e storici degli scienziati; il giornalismo scientifico pensato e realizzato dagli studenti; le sfide alla scienza che vestono gli studenti dei panni dei ricercatori. E ogni anno si esplorano percorsi del tutto imprevisti, che l’anno successivo sembrano ovvi ma che tutte le volte offrono un’opportunità di innovare e di sperimentare.

Questo è il decimo anno: il bilancio è di 1400 progetti esposti, 30.000 studenti espositori, 2.500 docenti coinvolti e 60.000 visitatori presenti.

Un unico rammarico: che Scienza Under 18 non abbia ancora preso piede in altre regioni.

2 commenti

  • Di angela, 18 gennaio 2007 @ 18:43

    Sono stata fra i fortunati che dieci anni fa hanno partecipato alla genesi di Scienza Under 18. Non sono una insegnante e nemmeno una allieva: sono una mamma che ha scelto di mandare i figli in una scuola un pò fuori mano, in un quartiere – il Gimbellino di Milano – che non ha più i bassi romantici delle vecchie canzoni….ebbene, quando i genitori riuniti in assemblea hanno ascoltato l’intervento del prof. Pietro Danise (che parlava anche a nome dei suoi colleghi)in parecchi abbiamo aderito con entusiasmo: a che cosa? A far uscire ragazzini, banchi, pozioni, carte e cartoni, scatoloni, sabbia, chilometri di spago, bottiglie di plastica con acqua, imbuti ecc.ecc.. La scuola sulla strada perchè altri allievi e altri insegnanti potessero incontrarsi e scambiarsi idee e percorsi in un allegro groviglio di formazione e informazione, di stimoli e di stili di comunicazione. Uno sballo. La strada si è trasformata quasi subito negli splendidi chiostri del museo in via S. Vittore. Mi fermo qui perchè l’intervento che ho letto è perfetto così com’è e non è necessario aggiungere altro da parte di chi non è “un tecnico del settore”. Vorrei ancora comunicare un’altra emozione: questa storia viene da lontano e quando mi capita di tornare in quella scuola per feste, convegni o ricorrenze, vedere che i ragazzi continuano a lavorare sui banconi dei laboratori del “Convitto Scuola Rinascita – Amleto Livi” che sono all’origine del progetto didattico e pedagogico dell’odierna scuola pubblica, beh, l’emozione è tanta. E la gratitudine ai nostri “grandi vecchi” così come agli insegnanti di oggi che mantengono quell’impianto, è tanta. Grazie prof. Gouthier. angela

  • Di Francesco, 18 gennaio 2007 @ 23:18

    Apro il diario di Scienza under 18 e vedo parole e immagini animarsi in un progetto denso, una sfida intensa, un’impresa condivisa … e tante idee disponibili, tante creatività leggere, tante persone empatiche…
    Un diario – lo tengo – aperto.
    Francesco

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