Giornalismo numerico
Internazionale è una delle mie letture fisse da 13 anni. Da quando è nato. Giovanni De Mauro, il suo direttore, riesce quasi sempre a essere illuminante con le sue 1.000 battute settimanali.
Il suo editoriale del 5 luglio s’intitola “Numeri” e recita:
Soldati americani in Iraq oggi: 156.000. Soldati americani in Iraq quando il presidente Bush disse che la missione era compiuta (maggio 2003): 130.000. Soldati americani morti tra febbraio e giugno 2007: 481. Nello stesso periodo dell’anno scorso: 292. Area di Baghdad non controllata dagli americani: 60 per cento. Soldi investiti dalla Cia nei nuovi servizi segreti iracheni: 3 miliardi di dollari. Iracheni che sono scappati dal paese tra il 2003 e oggi: 2,2 milioni. Rifugiati iracheni accolti negli Stati Uniti: 500. Rifugiati iracheni che hanno meno di 12 anni: 55 per cento. Professori universitari uccisi dal 2003: circa 200. Medici iracheni che hanno lasciato il paese: 12.000, sui 34.000 iscritti all’albo. Iracheni che vivono con meno di un dollaro al giorno: 54 per cento, secondo le Nazioni Unite. Iracheni che non hanno accesso all’acqua potabile: 70 per cento. Americani che approvano le scelte di Bush in Iraq: 23 per cento.
Non servono commenti. Solo i fatti raccontano. E in questo caso meno ancora dei fatti: il loro numero. Non sappiamo nulla dei 200 (circa) professori universitari uccisi né dei 12.000 medici espatriati (35%). Ma ci basta per tratteggiare il disegno di una società che espelle le sue risorse migliori.
“Numeri” mi colpisce perché è un bell’esempio di applicazione del rigore e del metodo alla realtà. È uno sguardo scientifico su una tragedia del mondo. In fondo questo è l’altro obiettivo della scienza: insegnare a chi scienziato non è a pensare scientificamente, ragionare con rigore, usare metodo. Il primo obiettivo essendo la ricerca scientifica in sé.
Di quest’informazione – con la scienza di fianco – c’è bisogno per prendere decisioni come cittadini e come politici. Nello specifico sembra che 77 americani su 100 la loro decisione l’abbiano presa (e quanti sono gli italiani?). Ora serve un po’ di decisione, razionale e fondata sul metodo, anche dei politici.
3 commenti
Altri link a questo post
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI
Di Paolo, 20 luglio 2007 @ 14:08
Internazionale è una delle mie letture preferite… Come mi disse una volta Goffredo Fofi, che a Internazionale collabora, “è il settimanale migliore d’Italia”… felice paradosso per un settimanale che traduce gli articoli della stampa estera! Non è sbagliato che la stampa italiana sia un po’ paludata e non eccelsa… Grazie per il post su Scienziati di ventura che ho moderato e coordinato lunedì 16 luglio a Cagliari!
ciao Paolo
Di Daniele Gouthier, 20 luglio 2007 @ 14:52
Grazie a te per il commento.
Sarebbe bello che il blog di “Scienziati di ventura” diventasse un punto di riferimento per la fuga/espulsione/fuoriuscita di cervelli. Non solo sardi.
Di Andrea Mameli, 26 luglio 2007 @ 09:28
L’idea alla base di scienziati di ventura (libro e blog e… se i sogni si realizzano un giorno anche un documentario) era proprio quella che auspichi, Daniele, per capire meglio la varietà di cause e le possibilità di rimedio. Non sempre la “fuga” è tale: molti partono per fare esperienza e questo è positivo, molto positivo. Poi ci sono quelli che scelgono di non rientrare e questo secondo me non è un problema. Il problema è che alcuni si sentono costretti a non ritornare. Altri non trovano opportunità, altri non vengono neppure considerati e, purtroppo, in fondo non c’è posto per tutti.
Andrea