Giornalismo, scienza e conflitti d’interesse
I risultati della ricerca scientifica sono importanti per la società. Possono determinare la salute delle persone – quali cure e a quale costo – le scelte dei consumi – acqua, cibo ed energia soprattutto – e così via. Possono influenzare le scelte politiche, le decisioni dei parlamenti, le azioni dei governi.
Così, oggi, la società cerca di avere gli strumenti per influenzare la scienza nella selezione dei campi di ricerca. È un fatto. Ma il peso di questo fatto cambia se ci limitiamo a influenzare i campi di ricerca o se vogliamo anche influenzare i risultati della ricerca stessa.
I cittadini hanno il diritto di dire agli scienziati: “studiate questo, studiate quello”, “vi finanziamo per questo e non per quello”. Ovviamente, anche in questo quadro i ricercatori devono avere le opportunità di fare ricerca non finalizzata, senza indicazioni esterne a quelle che emergono dalla ricerca in sé, non è neanche in discussione. I cittadini però non hanno il diritto di dire agli scienziati: “studiate quel che volete, l’importante è che arriviate qui, che questo obiettivo sia raggiunto”.
Il confine è sottile, ma c’è e deve essere mantenuto. Ed è un confine su cui in particolare lavorano i giornalisti e in generale i mass media. Per questo, all’Università di Copenaghen, il 1° giugno, l’Associazione danese dei giornalisti scientifici organizza una conferenza sul ruolo della scienza e del giornalismo scientifico in relazione alle pressioni politiche ed economiche.
È un’iniziativa che andrebbe sicuramente replicata in giro per l’Europa, e in particolare da noi in Italia.
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