mar 01 2007

Il linguaggio bellicoso della scienza

Quasi quasi non ci facciamo neanche caso, ma le metafore belliche abbondano nella scienza. Siamo circondati da: guerra contro il cancro, conquista dello spazio, cellule killer, biosicurezza, obiettivi che devono essere colpiti, malattie da sconfiggere e difese da sviluppare. Per non parlare di Archimede e Carnot, e ne cito solo due, che nei secoli passati avevano un coinvolgimento bellico in prima persona. E che dire del Ventesimo secolo? Dal progetto Manhattan in poi c’è solo l’imbarazzo della scelta.

George Lakoff, linguista cognitivo di Berkeley, dice che “non è solo questioni di linguaggio, è proprio un modo di pensare”. E Brigitte Nerlich, professoressa di Scienze, linguaggio e società all’Università di Nottingham porta il ragionamento un passo più in là: “nella microbiologia gli scienziati costruiscono un frame di riferimento nel quale virus e batteri sono il nemico e l’obiettivo è distruggerli”. Negandosi automaticamente ogni alternativa di ricerca.

Parole di guerra portano pensieri distruttivi e questi indirizzano in una sola direzione la ricerca, facendole perdere la flessibilità di un cammino che ammetta la serendipità come modalità di guardare alle cose. Certamente si perde qualcosa.

E poi c’è un problema d’immagine e forse non di sola immagine. L’epidemiologo Erik von Elm, dell’Università di Berna, completa il discorso: “una delle caratteristiche della scienza dovrebbe essere l’obiettività, ma le metafore belliche sono tutto il contrario. Hanno tutta l’intenzione di creare un clima di propaganda”. E qui si perde qualcos’altro. Molto altro.

Il rapporto tra scienza e linguaggio è critico: informa il pensiero scientifico e le relazioni tra la scienza e il resto della società. Due dimensioni determinanti per una buona vitalità di entrambe, e forse per l’esistenza stessa della scienza.

È poi è paradossale che la natura fortemente cooperativa, internazionale, pacifista e laica della scienza sia offuscata da un linguaggio distruttivo, competitivo e propagandistico.

Per saperne di più, leggete “The war against war metaphors”, recentemente apparso su The Scientist.

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