nov 05 2009

Il mito primigenio

In ogni epoca e cultura gli uomini si raccontano i miti che stanno all’origine della vita, della civiltà, dei sentimenti e delle passioni. Se devo sceglierne uno per la scienza, non può che essere un mito che parla di comunicazione e di condivisione.

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La scienza è incontrarsi, parlare, salutarsi, pensare, scrivere, scriversi, rincontrarsi e di nuovo parlare. Senza il confronto, il dialogo e la condivisione, non c’è scienza. Nel segreto, non c’è scienza. La prova e la controprova valgono per gli altri, con gli altri. L’esperimento e l’osservazione devono essere comunicati pubblicamente, altrimenti non fanno progredire la conoscenza e perdono di rigore. E quindi di vigore. Da soli non si fa nulla, non ci è riuscito neanche Andrew Wiles.

Un altro matematico, l’ungherese Paul Erdös, incarna tutto questo. Ha scritto articoli con oltre 55 perone sparse per tutto il mondo. Andava a cercarsele una a una, si piazzava a casa di molte di loro e dialogava, tesseva relazioni, costruiva una rete inestricabile nella quale era nodo e motore. Nomade e generoso, Erdös era parte di una comunità che superava muri, confini, steccati. Stava dentro e fuori dalle accademie, al di qua e al di là della cortina di ferro, e sognava di poter, un giorno, fare matematica con Archimede ed Euclide, in due posti e in due tempi, contemporaneamente.

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