mag 09 2007

L’Università del 2010

Gli inglesi si sa hanno uno spirito nazionale ben più sviluppato di noi italiani. Forse anche per questo si avvicinano alle cose europee con cautela e difendendo strenuamente i loro simboli e le loro istituzioni. Ci sono situazioni in cui non sbagliano.

Nel 1999 a Bologna è stato lanciato il cosiddetto Processo di Bologna che deve culminare nel 2010 con l’armonizzazione di tutti i corsi di laurea in Europa. Ci sarà chi vedrà valorizzato il proprio e chi lo vedrà declassato. Gli inglesi hanno timori e pianificano contromosse.

Temono che i corsi quadriennali siano visti come corsi di serie B e quindi perdano valore come tappa della formazione di studenti che vogliono diventare ricercatori e scienziati. Così l’Institue of Physics prende le distanze dalla raccomandazioni elaborate dal ministero londinese e invoca un ruolo di leadership per la comunità scientifica che deve esprimersi sull’alta formazione.

Il direttore del settore “education and science”, Peter Main,afferma: “Puntiamo le nostre speranze sulla possibilità che la comunità scientifica spinga il governo all’azione. Il rapporto per ora è manchevole e ignora il problema principale: la riorganizzazione della struttura dei corsi di laurea che in Europa ha avuto quasi ovunque luogo mentre in Inghilterra è in ritardo. È un pericolo e alcuni corsi possono venir considerati di serie B dal resto dell’Europa”. Dall’Inghilterra, il conseguimento dello standard 3+2+3 sembra un passaggio obbligato per offrire un percorso di alta formazione ai futuri ricercatori e scienziati.

A me tutto questo sembra anni luce dalle preoccupazioni di chi vive e governa l’Università in Italia. È vero che da noi il 3+2+3 c’è, ma non sarebbe il caso che anche da noi iniziasse una discussione su come difendere sostanzialmente ciò che va difeso? Ovviamente la condizione è riconoscere che non tutti i corsi meritano la promozione e che alcuni devono stare in serie B o meglio essere chiusi. Offrire alta formazione ai giovani non vuol dire aprire università a “un’ora di macchina” dalla casa di ciascuno. E neppure sbizzarrirsi in corsi di laurea che, lo sappiamo tutti già a priori, non produrranno mai dei lavoratori seri e preparati.

L’Europa, ma prima ancora i suoi giovani, ha bisogno che l’alta formazione sia veramente tale, senza trucchi né offerte compiacenti.

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