Matematica e cultura a Venezia
La settimana scorsa c’è stata l’undicesima edizione di “Matematica e cultura”, l’appuntamento voluto e animato in senso alto da Michele Emmer. Non è un convegno, non è un seminario, non è un appuntamento di ricerca.
Sono tre giorni all’insegna del confronto e dell’incontro. La matematica incontra la letteratura e il cinema, l’arte e le applicazioni, l’ambiente e le investigazioni, la politica e l’economia. Ma soprattutto ci sono matematici e non che c’incontrano e si parlano. È vero che ognuno parla la propria lingua e che il programma è densissimo. Ma Emmer e Venezia fanno di tutto perché il clima sia accogliente e perché il pubblico sia aperto e ricettivo nei confronti delle idee più diverse che si trova ad ascoltare.
Ci sono stati i soliti pezzi forti: Marco Abate che racconta una bella storia (la vita di Hardy), Marco Li Calzi che mette il dito nella piaga della politica italiana e non solo (e ci racconta di sistemi elettorali che possono essere costruiti a ragion veduta per favorire i partiti grandi o quelli piccoli), Gian Marco Todesco che affascina con le tecniche di realizzazione dei cartoni animati (ci siamo beati di piogge, sciami e voli di anatre).
Poi quest’anno, la forza di “Matematica e cultura” è stata nelle immagini, nella visualizzazione della matematica, nella sua estetica.
I ricordi che mi sono portato a casa sono molto più visivi che di parole dette. E credo che anche questo sia un segno della maturità del rapporto tra matematica e cultura. Ai matematici, ma anche ai loro pubblici, serve vedere ciò di cui si parla molto più che ascoltarlo. E l’immagine è molto più cittadina di questi tempi di quanto lo sia la parola.
Insomma, a Venezia ho visto una matematica in salute.
Per chi non c’era, Springer Italia pubblica la collana degli atti di “Matematica e cultura” a cura sempre di Michele Emmer. Sono volumi ricchi e utili a stimolare riflessioni e pensieri anche nel tempo.
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