Meno eserciti = più salute, istruzione e ricerca
Umberto Veronesi, oncologo, ex-ministro e pensatore attento ai temi della salute ma anche della ricerca, stupisce, sulle pagine de L’espresso dedicato alle sfide del 2007, con un argomento che sa di no global ma che è semplicemente razionale.
La proposta è semplice, riconvertire tutti i soldi spesi per il bilancio militare in salute e istruzione, che in definitiva vuol dire ricerca. Non un euro di meno.
L’obiettivo non può che essere quello radicale. Tanto più che gli eserciti sono ormai inutili, perché i conflitti in atto richiedono altre soluzioni e soprattutto perché gli eserciti armati della bomba atomica hanno un ruolo deterrente che potrebbe benissimo essere delegato a piccole forze multinazionali rinunciando ai costosissimi eserciti nazionali.
Veronesi poi fa un esempio concreto e reale: il Costarica nel 1949 ha abolito costituzionalmente l’esercito. Le risorse risparmiate sono servite per combattere l’analfabetismo, che oggi è solo al 4%, mentre in Sud America ci sono realtà come Guatemala e Honduras dove tocca il 30% e altre come il Nicaragua dove svetta fino al 35%.
E, forse ce lo dimentichiamo, ma maggior istruzione vuol dire maggior aspettativa di vita (in Costarica è la più alta di tutta l’America Latina con 12 anni su tutti gli altri), più attenzione alla salute, all’ambiente, alla ricerca scientifica. E soprattutto ai diritti umani.
Vale a dire che meno spese militari permettono più istruzione e di conseguenza una vita vissuta meglio e con maggior dignità. Davvero una bella sfida, che il mondo della ricerca dovrebbe sostenere attivamente.
Un segnale internazionale è la nascita del “Consorzio su scienza, tecnologie e innovazione per il Sud del mondo” (COSTIS), un nuovo organismo del G77 che avrà sede a Trieste. “Il Consorzio potrebbe diventare qualcosa di veramente importante, ha grandi possibilità. L’obiettivo ufficiale è quello di fare in modo che aiuti questi paesi nello sviluppo della ricerca scientifica, attraverso l’interazione con i paesi più ricchi, la ricerca di fondi, e incoraggiando la cooperazione tra istituti e università”, spiega il fisico Paolo Budinich in una bella intervista.
Servono segnali anche a livello nazionale ed europeo.
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