mag 31 2007

Mettere tutti nelle condizioni di fare domande

C’è questa ricerca di cui ho letto e che mi ha fatto un po’ pensare. L’Economic and Social Research Council ha finanziato uno studio che cerca di capire i modi in cui le persone si sforzano di evitare gli scontri negli scambi di battute più normali e quotidiani.

Scattano meccanismi di solidarietà sociale che permettono di rendere più tranquille le interazioni. E tutto questo a livello linguistico. Le frasi vengono costruite in modo diverso a seconda del contesto, adattando le forme di cortesia, il livello lessicale, la famigliarità o la formalità delle parole che usano.

Questo può essere ovvio. Quante volte ci capita di sapere quale formula usare senza neanche pensarci? “Andiamo?”, “Andiamo!”, “Vuoi che andiamo”, “Io penso che potremmo andare”, “Forse vuoi che andiamo”, “E’ proprio ora che andiamo”.

Ma perché tutto questo è interessante? Perché dipende dal contesto e ci sono contesti nei quali affrontiamo, o meglio siamo costretti ad affrontare, questioni complesse, delle quali non controlliamo tutti gli aspetti e di conseguenza siamo più impacciati nel trovare la formula giusta. O almeno dobbiamo fermarci un attimo a pensarci su. Capita a tutti.

Capita anche che ci siano situazioni nelle quali molti, se non tutti, gli attori coinvolti non riescano a trovare le parole e quindi si esprimano male anche nel fare le domande. E possono essere domande importanti.

Pensiamo ai casi di comunicazione medico paziente nel quale il contesto è fortemente asimmetrico e lo sono gli interessi in campo: c’è uno sguardo professionale, per quanto umano e coinvolto, e uno sguardo toccato nel vivo dalla malattia. Ma ci sono anche situazioni meno drammatiche e cariche di pathos come quelle degli scontri ambientali – dal nucleare all’alta velocità alle discariche. E qui le parti in causa possono essere anche molto a disagio nel contesto in cui sono e quindi possono essere portate a fare grossi sforzi per evitare gli scontri. E possono non riuscirci.

Quello che succede nella dinamica a due (“Andiamo?”, “Andiamo!”, “Vuoi che andiamo”…), succede a maggior ragione su situazioni tra gruppi di cittadini, scienziati e non, intorno a questioni che richiedono di decidere in condizioni d’ignoranza, facendosi carico di rischi ed eventuali pericoli.

Ecco allora che è importante che gli attori – soprattutto gli attori esperti – sviluppino atteggiamenti per abbassare la soglia di sforzo di tutte le parti in causa. Per far sì che le domande vengano poste nel modo più sereno e adatto possibile ed evitare che già sul piano linguistico si aprano dei conflitti.

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