feb 20 2007

Piombo nelle ali della ricerca

Mi sono sfogliato (online) la Relazione finale che il Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca ha presentato l’8 febbraio 2007 sul triennio 2001-2003.

I prodotti della ricerca che il Comitato ha considerato sono articoli, libri, brevetti, manufatti e opere d’arte, progetti, performance, mostre ed esposizioni, risultati di valorizzazione applicativa e via scendendo nelle spire del burocratese.

La relazione mi sembra un po’ ottimistica: nel corso del triennio i prodotti aumentano del 36% – un po’ tantino. Nella produzione la fanno da padroni medici, fisici e biologi. Seguiti da: filologi e letterati, ingegneri, storici e filosofi, chimici, giuristi, economisti, matematici e informatici ecc. ecc.

Udite udite: il 76% dei prodotti è in inglese, il 22 in italiano e poi ci sono presenze di altre lingue.

Ciò che mi lascia veramente perplesso è la valutazione del livello di giudizio: 30% di eccellenti e 46% di buoni mi sembrano veramente un po’ troppo. Cosa vuol dire essere eccellente? E buono? E perché le due voci inferiori sono accettabile e limitato? Non c’è nulla di scadente? Io riscalerei un po’ in basso…

Un dato che sembra interessante, anche se andrebbe anch’esso un po’ riscalato, è quello che ci dice che tra i prodotti presentati da più enti gli eccellenti sono il 52% e i buoni il 39%. Come dire che collaborando la ricerca migliora. È un po’ la scoperta dell’acqua calda, ma forse bisognerebbe spingere la ricerca italiana in questa direzione, smorzando un po’ degli anacronistici localismi che ci portiamo dietro.

Ma veniamo alla divisione dell’Italia in nord, centro e sud e alle ovvie dolenti note. Al nord ogni ricercatore ha bisogno di 0,85 amministrativi; al centro di 1 e al sud di 1,25. A e sembrano sempre troppi ma quelli meridionali sono una vera e propria esagerazione. Infatti: a cosa dovrebbero servire gli amministrativi? Tra le altre cose ad attrarre altre risorse, altre rispetto a quelle che lo stato comunque dà. E qui vediamo che le cose non vanno affatto bene. Al nord per attrarre 1 euro le strutture devono averne 0,9 dallo stato. Al centro ne servono 1,32 e al sud 1,21. Come dire che essere di più non significa lavorare meglio – almeno per gli amministrativi della ricerca italiana.

E non va meglio se guardiamo i dati assoluti. I finanziamenti per progetti di ricerca per ricercatore passano dai 17.000 euro al nord ai 16.000 al centro ai 13.00 al sud.

Allora: va bene predicare il mitico 3% del PIL per la ricerca e denunciare che l’Italia è sempre lontana. Però bisognerebbe cominciare anche a pensare come snellire le macchine amministrative, gli apparati burocratici, le segreterie varie che mettono piombo nelle ali della ricerca.

Tra l’altro, dalla relazione sembra che meno sono gli amministrativi più è facile attrarre risorse non statali la cui scarsità è proprio uno dei talloni d’Achille del nostro Paese.

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