mar 02 2007

Ricerca e politica

Devono parlarsi, non ci sono alternative.

Scienza e politica sembrano due mondi lontani: da una parte i risultati provati, verificati, falsificati, dall’altra la costruzione del consenso, la partecipazione, le convinzioni personali e collettive. La distanza sembra incolmabile.

Però…

Però i risultati della ricerca potrebbero offrire una base migliore alla politica e i suoi obiettivi potrebbero essere discussi con la politica, che comunque li influenza attraverso finanziamenti dati o negati.

E inoltre sarebbe bene aprire un dialogo più ampio, che investa la cultura collettiva. Una visione scientifica delle cose può definire meglio l’orizzonte nel quale la politica si muove, comunque autonoma, spostandone la linea un po’ più in là dei soli interessi nazionali. Non è questo uno degli obiettivi dell’Unione Europea? Una delle ragioni della sua esistenza?

L’agenda della politica e quella della ricerca devono essere indipendenti. Ma indipendenti non vuol dire sorde o peggio autistiche. L’indipendenza non nega il dialogo che oggi è carente assai.

In Finlandia il progetto SASSPO è un esempio di nuova governance che coinvolge attori pubblici e della società civile, la ricerca e il mercato. Il tema è l’agricoltura per lo sviluppo sostenibile e quindi è abbastanza facile immaginare il passo verso il confronto. Però l’aspetto interessante è che i finlandesi puntano a far dialogare la politica con i ricercatori, piuttosto che con i portatori d’interessi, i cosiddetti stakeholder (in questo caso: agricoltori, ambientalisti ecc.) come succede classicamente. L’obiettivo è trovare modalità che mettano in luce un sostegno scientifico alle politiche e alle scelte europee.

Tutti assieme politici, stakeholder e ricercatori possono arrivare a un approccio integrato e sostenibile per l’agricoltura e per lo sviluppo delle campagne in Europa.

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