Rock per stelle e proteine
Musica e scienza si parlano da sempre. Senza scomodare Pitagora e Keplero, l’armonia dell’universo e l’imprinting musicale di Galileo Galilei grazie al padre Vincenzio, anche solo l’ultimo secolo ha molto da dire.
Citiamo i Led Zeppelin e Battiato, quando parliamo di debiti che la musica ha verso la scienza. E poi la scienza, affascinata dai suoni, ha aiutato a inventarne di nuovi, da riprodurre con strumenti nuovi. Dal “theremin” che riceve il nome dal fisico russo che l’ha sviluppato a oggi, passando solo per fare un esempio per il sintetizzatore, la musica elettronica è balzata dalla preistoria al rinascimento.
Oggi, la frontiera si sposta un po’ più in là se, sin dal 2003, un astrofisico come l’ungherese Zoltán Kolláth e un compositore, Jenő Keuler, lavorano assieme allo “Stellar Music Project“, che legge i pattern delle stelle per comporre musica. L’espansione e la contrazione di gas stellari modificano la luminosità delle stelle che viene letta dai telescopi e trasformata in una base per la musica.
“L’obiettivo principale è costruire un ponte tra scienza e arte, tra astrofisica e musica”, per dirla con le parole di Kolláth.
Contemporaneamente in Texas, la biologa Mary Anne Clark e l’artista algoritmico (sic!) John Dunn lavorano sulle molecole utilizzando proteine e sequenze geniche, umane e di altre specie, di nuovo come base per la musica. Ancora una volta dei pattern, questa volta biologici, vengono tradotti in musica che un compositore ri-elabora.
Clark e Dunn hanno addirittura prodotto un cd: “Life Music”, 1998. Una musica che deve essere piacevole all’orecchio, ma senza nascondere la sequenza biologica che l’ha generata.
Storicamente, gli scienziati hanno prodotto modelli visivi che permettevano di vedere i loro risultati. Oggi, cercano modelli che permettano di sentirla e alla visualizzazione si sostituisce la sonificazione.
Insomma, il rapporto tra scienza e musica ha due facce: da un lato traduce i risultati della prima per renderli fruibili, godibili, anche se non rigorosamente comprensibili, a chi ascolta musica; dall’altro offre ai ricercatori un nuovo modo di interfacciarsi coi loro risultati: con le orecchie e non con gli occhi.
Sicuramente ne verrà fuori nuova conoscenza e soprattutto un nuovo modo di conoscere. Per non parlare dell’impatto culturale su tutti noi che avrà la musica di stelle e proteine.
1 commento
Altri link a questo post
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI
Di AudioProNews, 22 marzo 2010 @ 18:43
This is nice posting from you … Congrats