Sulle icone vecchie e sulle icone nuove
Il web è l’ambiente naturale dei digitali nativi e questa generazione guarda e guarderà al futuro attraverso le lenti del web 2.0 (e seguenti). Il fatto interessante, dice il sociologo olandese Jos de Haan, è che nell’era dell’ICT l’influenza maggiore è sulla vita culturale più ampia. I nativi digitali non hanno solo un approccio diverso alle tecnologie ma percepiscono la storia, le tradizioni e la cultura diffusa in modo diverso.
Devono orientarsi in un mondo virtuale e si adattano ai nuovi strumenti che hanno a disposizione. Attenzione! Come i loro genitori hanno l’accesso all’email, a internet, a (almeno) un cellulare. Ma non è il possesso che li fa diversi e come il usano. Schematizzando: i loro genitori ne fanno un uso funzionale (“ho una tecnologia, la uso”), i digitali nativi ne vedono come occasioni di comunicazione e inte(g)razione: giocano, scaricano musica, fanno foto, condividono file. Agiscono.
Conseguenza: i luoghi, gli strumenti e i momenti della tradizione culturale hanno dei duri competitor. Se non sanno, non sapranno digitalizzarsi, il rischio è che la “trasmissione sui tempi lunghi” vada persa, s’indebolisca.
Questo è tanto più vero sulla scienza che si fonda sulla sedimentazione di conoscenze e quindi ha i tempi lunghi nel proprio dna. O dialoga per mezzo delle nuove icone o quelle vecchie – i suoi simboli – rischiano di cadere in disuso.
Sarebbe paradossale vista l’origine “scientifica” del web e dell’ICT in genere.
PS: questo post è stato pubblicato il 28 settembre. E quindi è rosso nella speranza che la giunta militare birmana torni sui suoi passi e interrompa la reazione violenta alle manifestazioni pacifiche del suo popolo.
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