giu 04 2007

Tigri e teoremi

Da Popper a Brecht, dal teatro visto con occhio scientifico alla scienza reinterpretata con le categorie del teatro, Maria Rosa Menzio con Tigri e teoremi (Springer, 2007) cammina in bilico tra scrivere e osservare, tra sperimentare e raccontare, tra teatro e scienza, per l’appunto.

L’autrice è una matematica che si è data al teatro. Oggi è il suo lavoro e qualcosa di più: è il suo modo di guardare la scienza e attraverso questa il mondo.

SFERICO: Il mondo fa parte di una sfera, bello mio.

PIANO: Ma non è vero, è un piano. E ficcatelo bene in testa: i corpo, movendosi, si accorciano e si allungano.

SFERICO: Guarda quest’oggetto: l’ho battezzato A. Si sposta per terra e va alla posizione B. Lo vedi? Non è cambiato, è sempre lungo uguale.

PIANO: Storie! Guarda invece il mio, di oggetto, che va dalla posizione C alla posizione D e ovviamente, se si sposta si allunga. Tutto quello che si muove cambia dimensione! Muoversi vuol dire cambiare!

Da “Tigri e teoremi” si possono apprezzare le emozioni della scienza ma soprattutto si può cercare di imparare a scriverne. Menzio ci dice quello che non si deve fare e ci mostra quello che si riesce a fare. Mostra come una vicenda scientifica possa essere teatralizzata, scritta con rigore dopo essersi documentati e aver analizzato e confrontato le fonti. Il segreto sta in due direttive che funzionano bene sia nella Scienza sia nel Teatro: perfezione e semplicità. In una parola: metodo.

Come in matematica, anche nel teatro, l’insegnamento diventa efficace quando si arricchisce di esempi, esempi e ancora esempi. Ci sono quelli scientifici che non ti aspetteresti di leggere in chiave teatrale e quelli teatrali che possono essere decomposti con rigore e sistematicità, scoprendo che li stesso rigore e la stessa sistematicità ci sono stati messi dentro da chi li ha scritti.

È un corso per case study, ma prima di tutto è una lettura avvincente, coinvolgente e un bel po’ sorprendente.

Chiuso il libro viene voglia di dire: adesso ci provo anch’io. Non male come risultato, per un libro.

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