Vero o falso?
Nel 2005 PLoS Medicine ha pubblicato un articolo di John Ioannidis dal titolo “Why most published research findings are false” che è stato scaricato 100.000 volte ed è diventato in breve tempo un successo.
Ora ne esce una rivisitazione: due articoli sempre su PLoS Medicine rilanciano il dibattito.
La tesi di fondo è che le ricerche pubblicate possono successivamente essere confutate sulla base di nuove evidenze che vengono scoperte. Nella scienza moderna, caratterizzata da un flusso molto ampio di nuove evidenze, questa confusione abbonda e il vecchio viene continuamente rimpiazzato dal nuovo. Leggere una ricerca pubblicata da qualche tempo può essere del tutto insicuro: le false scoperte rischiano di essere la maggioranza.
Oggi, Ramal Moonesinghe degli “US Centers for Disease Control and Prevention” dimostra, con due colleghi, che la verosimiglianza di una ricerca pubblicata aumenta nei casi in cui la scoperta viene replicata in molti altri studi. La replicazione, e non la sola replicabilità, è la pietra angolare dell’edificio scientifico e su di essa si fonda ogni possibile inferenza causale.
Nuovi ricercatori devono avanzare nuove ipotesi e testare quelle presenti sul campo. La prima è una strada battuta, la seconda richiede più lavoro metodologico e più capacità di interpretare l’evidenza di una ricerca. E l’interpretazione deve fare riferimento a tutte le versioni replicate della ricerca stessa.
Il secondo articolo, di Benjamin Djulbegovic (University of South Florida) e di Iztok Hozo (Indiana University Northwest) mette in luce il fatto che Ioannidis “non indica quando I risultati di una ricerca potenzialmente falsa possono essere considerati accettabili dalla collettività scientifica”.
La predisposizione a prendere una decisione sbagliata nell’accettare le ipotesi di ricerca dipende dalla resistenza o meno dei ricercatori ad accettare d’imbattersi in un risultato sbagliato.
“Ottenere un risultato assolutamente vero è impossibile e così la collettività deve implicitamente decidere quando un risultato meno che perfetto può diventare accettabile”.
Insomma, l’autorità di una singola pubblicazione vacilla e viene sostituita dalla sua collocazione in un flusso di altri risultati che la confermano o meno.
Non basta trovare buoni articoli ma bisogna anche conoscere il contesto in cui sono stati pubblicati e le ricerche successive che hanno generato.
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