Mi scrive un’insegnante delle medie dicendomi che sul bollettino n. 15 del 1998 della Mathesis Milano in un elenco di libri di divulgazione trovo la segnalazione di questo testo: Livia Fleischman, La storia meravigliosa di Puntopì e Puntocù, che si legge tutta ad occhi chiusi. Edizioni Pananti, Firenze 1993.

L’autrice è un’ebrea ungherese che si stabilì negli anni ’20 a Firenze, dove si radicò, partecipò alla Resistenza nel gruppo di «Giustizia e Libertà» e dopo la liberazione fondò la «Scuola Nuova» che diresse fino al 1959, anno della sua morte. Nella scuola lo studio era ispirato ad un metodo «duttile ed antiautoritario»; per i ragazzi della prima classe media la Fleischman scrisse la «storia meravigliosa» destinata a circolare dattiloscritta tra scolari e insegnanti. In essa, «due punti sull’infinito piano geometrico vengono trasformati in viventi esserini puntiformi», possiedono un nome adeguato, hanno il dono della parola e attraverso il loro spostamento sul piano introducono i giovani discenti ai «primi segni e figure del mondo geometrico», al rapporto tra finito e infinito.

Nel 1993 Marcello Tarchi, provveditore agli studi a Firenze curò l’edizione segnalata sul bollettino della Mathesis milanese. Il testo non è reperibile nelle varie librerie on-line ma risulta essere nel catalogo di due biblioteche pubbliche di Agliana (Pt) e di Campogalliano (Mo). Si spera anche in altre.

Sono incuriosito e mi piacerebbe avere ulteriori informazioni da chi le avesse.