Disegno di Isabella Mazza, 14 marzo 2011

Disegno di Isabella Mazza, 14 marzo 2011

Quando un Carnevale della matematica cade nel Pi Day da che cosa si può partire se non da cerchi, sfere e altre rotondità?

La prima tappa è la storia semiseria che Stefano Pisani ha scritto per MaddMaths a proposito della Congettura di Poincaré, un articolo della serie fantamatematica, Poincaré, prodigi e arance, ma al tempo stesso una portata di assaggi gustosi di storia della matematica.

Lo Zar ci dimostra che sulla Terra c’è speranza per i ventofobi: ovvero che per quanto vento tiri (e a Trieste ne sappiamo qualcosa) c’è sempre un angolino del nostro pianeta dove chi è terrorizzato dal vento può dormire sonni tranquilli.

Mariano Tomatis smonta (o monta?) il mistero dei cerchi nel grano facendo semplici e ripetute costruzioni geometriche: un cerchio, un altro cerchio, un raggio, due raggi, enne raggi… È un’operazione diretta, facile da capire e che mette in luce – per chi ha gli occhi per vedere – come tanto esoterismo non sia altro che una risposta ai nostri desideri senza nulla di intrinseco alle cose.

Dal cerchio al pi greco il passo è breve anche se per .mau. non è affatto detto che il rapporto tra circonferenza e raggio sia stata la scelta migliore per fissare la costante! In ogni caso, pigrecheggiando sulle pagine de Il Post, ci racconta del Comitato per l’abolizione di pi greco e ci illumina sui misteri del nostro.

Crescere Creativamente è tale di nome e di fatto e Rosalba ha sfidato i suoi bambini a un creativissimo esercizio di stile intorno al pi greco. Il vincolo arbitrario di un esercizio di stile libera un sacco di energia e di idee: le poesie che ne sono uscite, ne sono certo, hanno aiutato tutti loro a fissarsi in mente cerchio e pi greco.

Forse la caccia a pi greco è una delle sfide che hanno coinvolto più matematici – esercizi di stile o non esercizi di stile. Così ora ci viene bene scivolare nei giochi, nei paradossi e nei problemi.

Triplice è la sfida che ci lancia .mau. (sempre lui). Il paradosso di Monty Hall, ovvero il paradosso delle tre porte, è uno dei più famosi, e soprattutto uno di quelli che genera le discussioni più accese: è stato persino scritto un libro al riguardo. Molti dubbi si possono forse dissolvere se si presta bene attenzione alla sua formulazione: basta cambiare una parola e la soluzione è diversa. Con Entanglement, invece, giocate con una scacchiera esagonale e una serie di piastrelle ben date. Le mosse possibili sono (1) posare una nuova piastrella e (2) ruotare l’ultima piastrella posata. Obiettivo: creare il circuito più lungo possibile. Per i nostalgici, .mau. suggerisce di giocare a sasso forbice carta contro il pc. Son soddisfazioni.

I Rudi Matematici ci regalano:

Paolo Alessandrini, da parte sua, giocherella con i paradossi più classici in compagnia di Audrey Hepburn, il che è di per sé meritorio. Nel frattempo .mau. il tentacolare frega i bot che usano CAPTCHA matematico. Gianluigi Filippelli frequenta uno dei re dei giochi: il Cappellaio Matto.

Lo Zar è imperiale per raffinatezza e quindi la sua sfida è un giochino semplice dotato di una bella formulazione, di una soluzione raffinata e di un corollario importantissimo: quasi tutta la matematica si basa sulla comprensione del testo. Capite il testo e il 90% della matematica è fatto: personalmente di questo sono sempre stato convinto.

Matematica, sfide, giochi, sono i primi termini di una successione (finita) che continua con problemi, studenti, scuola. Ed è a scuola che facciamo tappa, perché Dueallamenouno si è allarmato per le sorti di quella pubblica e ha chiesto a una collega insegnante di matematica, Flavia Giannoli, di scrivere le ragioni per cui si dovrebbe difenderla, la scuola pubblica. Ne è venuto fuori il post Amo la scuola pubblica.

E i dubbi sul difenderla non sorgerebbero se solo chi la attacca di soffermasse a guardare come Annarita Ruberto fa lavorare i suoi ragazzi con GeoGebra, spaziando dall’arte alla fisica. Brava lei, bravissimi loro: per premio, Annarita dovrebbe portarli in gita a Explora dove MaddMaths ha appena inaugurato la mostra Matematica senza numeri, di cui ci parlano Alice Sepe e Cristiana Di Russo.

Tra parentesi e da oltre Oceano ci arriva, facendo sponda su Annarita, una riflessione sui trapezi e sulla loro definizione, con tanto di pars denstruens e pars construens.

Alla scuola richiediamo alcune cose importanti. Una lo è più di altre: che sappia insegnare ai ragazzi una lettura consapevole dei numeri; che sappia insegnare a usare il pensiero razionale. L’infaticabile .mau. ci mette in guardia (e dovremmo farlo tutti, tutti i giorni) dai rischi dell’uso incauto di numeri e grafici, che si tratti di clandestini che invadono la Libia, di precari che cambiano freneticamente posto di lavoro o di brani musicali che migrano da un formato all’altro.

In tema di musica, non potevano mancare due contributi di Mister PalomarCome ti decifro i colplay e All you need is Fourier.

Prima dello sprint finale, ecco a voi alcuni pezzi meno facili che ci parlano di matematica più tecnica: i Polinomi di Jones (by Rudi Matematici), i grafi (by Roberto Natalini. E di grafi ci parla anche Gianlugi Filippelli che ne tratta tra chimica e algebra risalendo all’origine della parola stessa e divagando sulla nobile arte dei palloncini a salsicciotto), la matematica che sta dietro alla fisica dei plasmi (by Giacomo Dimarco) e il teorema di Noether (by Gianlugi Filippelli).

I penultimi contributi di questo Carnevale sono all’insegna della storia. Annarita Ruberto, gran lanciatrice, ci rimbalza due pagine di Aldo Bonet sulle origini del Teorema di Pitagora e su una sua bella dimostrazione indiana.

Nel Blogghetto, Dioniso racconta le contese che coinvolgono Cardano e Tartaglia: dopo la prima parte, viene la seconda, come direbbe monsieur de Lapalisse.

I Rudi Matematici festeggiano il compleanno del grande Galileo Galilei (che è caduto, il compleanno, non Galileo, a Carnevale #34 appena andato in stampa), forse non famoso come matematico, ma senz’altro uno dei personaggi meglio festeggiati dal grande Piotr.

Infine, Annarita sta sull’attualità di questa settimana e ci rilancia un convegno del Centro PRISTEM sui 150 anni di matematica nell’Italia unita.

Popinga invece si prende la briga e di certo il gusto di una chicca e si fionda a ritroso nei secoli fino al Corpus Iuris Civilis (529–534) dell’imperatore bizantino Giustiniano, una delle opere giuridiche fondamentali del passato. Contiene il cosiddetto Codex , raccolta di costituzioni imperiali da Adriano a Giustiniano, mica riformicchie da Seconda Repubblica. Scorrendo le sue pagine ci imbattiamo nel curioso divieto di studiare la “matematica senza autorizzazione” (e non vogliamo suggerire nulla al Legislatore!). In realtà in età imperiale, e fino all’età moderna, con mathematica si intendevano anche le pratiche divinatorie basate sul calcolo, come la numerologia e l’astrologia. Non a caso il Codex la proibiva accanto ai maleficiis e ad altre arti magiche, probabilmente per il proliferare di ciarlatani, con i quali oggi siamo assai più benevoli. O tempora, o mores.

Se siete di gusti appena più moderni e meno inclini al diritto romano, forse vi appassionate ai giochi matematici di Fra Luca Pacioli, che sono al centro di questo libro di Dario Bressanini e Solvia Toniato, segnalatoci da Annarita che li ha intervistati o alle curve celebri di Luciano Cresci, recensite da Gianluigi Filippelli. Oppure potete farvi indirizzare dalle recensioni di .mau. – Dracula, Platone e DarwinImpossible?, Tools of the Trade, Numeri per parlare – o farvi incuriosire dalla sua prima fatica letteraria. O vi incuriosirà sapere come si diventa matematico, grazie a Walter Caputo di Gravità Zero. O, ancora – non me ne vorrete per questo piccolo scivolone nella (auto)pubblicità progresso – potete diventare amici di Scienza Express e scoprire che il suo catalogo accoglie orgogliosamente i libri di due dei nostri pezzi più pregiati, lo Zar e Popinga: Verso l’infinito ma con calma e Giovanni Keplero aveva un gatto nero.

Buone letture di bit e di atomi.

PS: il prossimo Carnevale sarà ospite dei Rudi Matematici, ai quali, deferente, passo il testimone.