Prima la matematica, poi il rigore
La matematica è rigore. Il rigore è garanzia di buoni risultati e quindi di buoni prodotti. La matematica sta dietro ai buoni prodotti. Ecco cosa ci dice questa pubblicità apparsa qualche tempo fa.
Ma è proprio così?
Sheila Tobias in un libro che va proprio letto (Come vincere la paura della matematica, Longanesi 1994) ci dice: “anche se si ritiene che la matematica abbia un linguaggio più preciso di quello dell’uso quotidiano (ecco perché usa i simboli), i suoi termini non sono mai completamente liberi dalle connotazioni che noi diamo alle parole, e questi sedimenti di significato possono essere d’intralcio. La stessa ambiguità ricorre a proposito dei simboli. […] Tra l’altro anche se il linguaggio matematico è univoco, non esiste modo di accedervi se non attraverso la lingua parlata, le cui parole sono cariche di contenuti e associazioni”.
Noi comunichiamo sempre e soltanto attraverso la lingua parlata, le sue ambiguità, le nostre imprecisioni. Sulla matematica – che è astratta per sua natura – dobbiamo imparare a comunicare.
Prima si deve comunicare. Solo successivamente si può acquisire il rigore?
Quel ragazzo sa parlare di un triangolo? Se la risposta è sì, allora possiamo insegnargli a farlo in modo rigoroso. Altrimenti è meglio che noi e lui ci concentriamo sul triangolo.

