Parlo a un pubblico poco attento
Robert Ghattas è un matematico che si divide tra laboratori nelle scuole, spettacoli di strada, organizzazione di festival e scrittura sulla matematica. Lavora quasi sempre a contatto col pubblico che cerca di coinvolgere e di interessare alla matematica. Collaboriamo e ci conosciamo da tempo. Penso che il suo modo di vedere e presentare la matematica sia costruttivo.
Gli ho fatto due domande per i lettori di Pi greco quadro.
Robert, ho assistito a qualche tuo spettacolo e ho visto come sei capace di fare matematica con i passanti, per strada. Non li diverti soltanto, ma li porti a pensare e fare con te. Cosa della tua esperienza può funzionare (o non funzionare) nell’insegnamento a scuola?
Le volte che ho fatto il professore non ho utilizzato che poco del mio lavoro di strada. Oltre agli obiettivi, anche tempi, temi e rapporto docente-discente sono assai differenti. Ma rimane la necessità di offrire molti ponti per raggiungere ciò di cui si vuole parlare. Chi si avvicina per lo humour, chi per la curiosità speculativa, chi per l’attività manuale, chi ancora per la storia del ragionamento, o il riferimento a un’esperienza di vita vissuta. Insomma, questo di sicuro funziona, per evitare di perdersi percentuali eccessive di pubblico. Be’, di studenti, volevo dire.
Nello stesso spirito delle tue performance è il tuo libro (Insalate di matematica, Sironi). Quanta matematica si può insegnare essendo brevi e leggeri. La leggerezza è forse una tua cifra, uno dei tuoi strumenti migliori. Ma la brevità forse è una scelta azzeccata per tenere viva l’attenzione del lettore. È così?
Io parto da me: m’annoio presto, e da buon matematico preferisco sempre lasciare il solo necessario. Tra cui considero la leggerezza quanto la coerenza. Sia quando scrivo che quando faccio animazione, cerco sempre di costruire piccoli nuclei auto-consistenti di concetti che si collegano tra loro, cosicché anche l’attenzione fosse minima e breve, qualcosa tra me e il mio interlocutore passa. E poi è sempre un ottimo esercizio contro la spiegazione compulsiva e torrenziale, che riesce – appunto, come un torrente – a travolgere tutto quello che trova sulla sua strada causando dolore e devastazione. Cosa quest’ultima che non rientra tra i miei obiettivi in questa vita.

