Troppo alta e nobile
Ho già detto che con l’Osservatorio su bambini adolescenti e scienza abbiamo studiato come i più giovani percepiscono la scienza. In particolare, abbiamo anche indagato come viene vista la matematica nell’immaginario di tutti noi. Ciò che sappiamo senza sapere di saperlo, gli atteggiamenti che abbiamo, le credenze che ci animano influenzano più delle conoscenze esplicite, formalizzate e istituzionali il nostro modo di essere e di relazionarci nei confronti della matematica, della scienza e in buona sostanza della conoscenza tutta.
Uno dei temi importanti è quello della “matematica troppo alta e nobile”, naturalmente strettamente collegato a quello del rigore. I metodi e gli obiettivi della matematica sono a un livello difficilmente raggiungibile. Nelle parole dei nostri intervistati ci sono l’armonia e la purezza, la perfezione e il pensiero ideale, in un’idealizzazione per l’appunto piuttosto estrema:
“La matematica si occupa di analizzare l’armonia delle cose, la struttura; è un lavoro eclettico e trasversale a molti campi di applicazione; è un modo di ragionare” [insegnante donna]
“It is an interesting language but all to abstract for me” [insegnante belga di biologia]
L’astrazione è al tempo stesso un modo di ragionare e un ostacolo. Permette di affrontare problemi altrimenti non raggiungibili ma si frappone tra questi e noi stessi che siamo invece ben piantati nella realtà concreta delle cose e che quindi dobbiamo fare uno sforzo innaturale per astrarre. E ancora: la matematizzazione della scienza spaventa e allontana, il formalismo e l’astrazione sembrano richiedere talento e capacità fuori della norma. La scienza non è solo osservazione ed esperimento ma soprattutto formalizzazione e riscrittura in caratteri matematici dei fatti naturali.
Questo disagio emerge in particolare negli anni delle medie.

